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02 lug. - Come il suo collega Luigi Mazzella il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano non ha intenzione di astenersi dalla seduta della Corte che il 6 ottobre deciderà sul lodo Alfano. Anzi, Napolitano dice di ritenere che la richiesta di dimissioni, avanzata dall'Idv nei confronti dei due giudici che hanno partecipato alla cena con il premier Berlusconi e con il ministro della Giustizia Alfano, "possa essere interpretata come un tentativo di intimidazione".
E giudica una "reazione spropositata" quella suscitata
dalla notizia della cena col premier.
Se gli si chiede a quale genere
di intimidazione si riferisca, Napolitano spiega: "Non sono un
dietrologo. Sto ai fatti, e cioé che c'é stata una reazione violenta e
sproporzionata rispetto al tipo di contestazione. E la contestazione
quale era? Quella di essere andato a cena col presidente del consiglio
in carica?"
Secondo Napolitano, consigliere di Stato ex capo di
gabinetto di Gianfranco Fini, nominato giudice costituzionale dal
Parlamento nel 2006, "alcuni per ignoranza, altri per malafede hanno
confuso e confondono il ruolo del giudice costituzionale con quello di
normali Tribunali, Corti di appello etc.
E' chiaro che un giudice di
Tribunale non può andare a cena, pranzo o colazione con persone che
deve giudicare. Ma in questo caso è diverso: noi - sottolinea - non
giudichiamo mica il presidente del Consiglio dei ministri, noi
giudichiamo sulle leggi.
Poi di tutte le leggi ci sono coloro che ne
beneficiano e coloro che invece vengono danneggiati da certe pronunce,
ma è un effetto indiretto.
Il giudice costituzionale - puntualizza
ancora Napolitano - non è un giudice ordinario e non fa parte
dell'ordine giudiziario. Basta leggersi la Costituzione!".
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