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21 Mag. - E' ancora polemica sul mancato patrocinio della Carfagna al Gay Pride che invita a lottare contro le discriminazioni ma ribadisce che le coppie gay non sono famiglie. L'arcigay ribatte al ministro che sarebbe meglio evitare di parlare a caso.
Scusate, errata corrige, inversione di rotta. "In Italia gli omosessuali subiscono discriminazioni a scuola, sul lavoro, mi impegno a combatterle". Il giorno dopo le polemiche il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna conferma di non voler patrocinare il Gay Pride, incassando la solidarietà dell'Avvenire organo della Cei. Ma cambia le carte in tavola, le analisi, la visione della realtà italiana sull'argomento.
Nello spazio di una notte il paese dove secondo il ministro lunedì i gay non avevano alcun problema di integrazione, ieri diventa invece un luogo dove c'è bisogno di impegnarsi a fondo per evitare discriminazioni agli omosessuali. Un ribaltone, subito frenato: "Le porte del ministero saranno chiuse però se qualcuno intende minare l'unicità della famiglia". E ribadisce: niente Dico o altri riconoscimenti giuridici alle coppie di fatto, che invece esistono in diversi paesi europei. Tutto questo nel giorno in cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini chiedendo che il Parlamento affronti i temi delle politiche della famiglia. E gli ha trasmesso una petizione firmata da un milione di cittadini che chiedono agevolazioni, anche fiscali, alle famiglie "al fine di facilitare il formarsi di nuovi nuclei".
Giornata lunga, per quella che i giornali stranieri chiamano la ministra più bella del mondo e che ieri l'International Herald Tribune ha accusato di "attaccare i gay". Una giornata iniziata con un'apertura al dialogo e finita in polemica.
Nel primo pomeriggio annuncia infatti che il suo ministero "si batterà contro le tante discriminazioni che esistono nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro nei confronti degli omosessuali. Discriminazioni di cui sono cosciente". Non sembrava saperlo 24 ore fa, commentano ironicamente all'Arcigay dove se prima la dipingevano come una Matrigna di Cenerentola bella e senza cuore per non voler dare diritti alle coppie gay, adesso la paragonano ad Alice nel paese delle meraviglie. "Perché fa una scoperta al giorno mentre farebbe meglio ad informarsi invece di dire le cose a caso. Come l'idea che basti un contratto privato a garantire diritti. Sembra non aver capito quali siano i compiti del ministero delle Pari Opportunità". Dopo una simile retromarcia, insiste il presidente Arcigay Mancuso, chiunque si dimetterebbe ma "nel mondo berlusconiano si può dichiarare quello che si vuole e l'indomani si auto rettifica".
Ma se il ministro ora ammette che vivere da omosessuali in Italia non sempre è facile, conferma invece in toto la sua posizione dal punto di vista legislativo: "Il movimento non può pretendere per le coppie omosessuali riconoscimenti simili a quelli garantiti alla famiglia, nè il patrocinio per manifestazioni che rispondono a logiche esibizionistiche. Chi vuole minare l'unicità della famiglia, al ministero troverà porte chiuse. Al massimo sono pronta a discutere di negoziazioni privatistiche".
Parole che feriscono e inquietano: "Siamo in fondo all'Europa in quanto a riconoscimenti dei diritti delle persona gay", accusano dal circolo Mario Mieli. "Senza contare -dice Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd- che per riconoscere agli omosessuali i diritti legati alla convivenza di cui lei stessa ha parlato, come per esempio l'assistenza al partner ospedalizzato e il subentro nel contratto di locazione, è comunque necessria una legge".
Tutto questo nel giorno in cui il parlamento europeo ha approvato un rapporto contro le discriminazioni e per le pari opportunità che contiene una richiesta alla Commissione europea di presentare al più presto una direttiva su tutte le discriminazioni, e quindi anche per orientamento sessuale e di identità di genere. (Caterina Pasolini)
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