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Ultimo aggiornamento: 05.12.2008 ore 01:00
23° settimana il limite per la rianimazione neonatale Stampa E-mail
03/12/2007
4 Dic. - Neonatologi, ginecologi, medici legali stanno cercando di stilare un documento nazionale che riguarda la rianimazione dei neonati prematuri e che tenga conto dell'estrema imprevedibilità di ogni singola situazione.
incubatrice.jpgNon deve scendere al di sotto delle 23 settimane l'asticella della vita. Tranne che in situazioni eccezionali, la rianimazione di creature così piccole non è indicata. Diverso invece l'intervento su un bambino che nasce dopo 24 e 25 settimane di gestazione: sì alla terapia intensiva continuata. Parte da qui la discussione sulle cure per i prematuri di peso estremamente basso - 22-25 settimane - che condurrà a un documento nazionale. Gli esperti della medicina perinatale si vogliono dare un indirizzo a sostegno di decisioni difficili nelle ore immediatamente successive al parto.
Il punto di partenza è la Carta di Firenze, elaborata nel 2004 da un gruppo coordinato dal professor Gianpaolo Donzelli, neonatologo dell'ospedale pediatrico Meyer.
Il ministro della Salute Livia Turco alcuni mesi fa ha nominato una commissione per aggiornarla, dopo la vicenda del bambino destinato all'aborto terapeutico, nato sano anziché con atresia all'esofago, morto pochi giorni dopo un'inutile assistenza straordinaria. Molti Paesi, soprattutto quelli nordici, non solo l'Olanda (la più rigida) hanno individuato uno spartiacque, una linea di confine. L'Italia non ancora perché, come dice Donzelli «la nostra realtà è particolare, non siamo calvinisti né protestanti, bisogna giungere a compromessi». Da noi prevale un'attitudine alla rianimazione.
Parliamo di bambini partoriti con ampio anticipo, ben quattro mesi e mezzo prima di quanto sia previsto per l'uomo, sui quali pesa una prognosi incerta. Oggi le tecniche impiegate per supportare le funzioni vitali si sono evolute a tal punto da consentire il «superamento dei limiti dell'agire medico» che può configurarsi come accanimento. Ci sono casi invece che suggerirebbero un'assistenza amorevole, palliativa, senza forzature.
La discussione è all'inizio. Neonatologi, ginecologi, medici legali cercano una condivisione per arrivare a posizioni di massima che tengano conto dell'estrema imprevedibilità di ogni singola situazione. Si vanno delineando delle «attitudini» nella sostanza non molto distanti dalla Carta di Firenze. A 22 settimane solo palliazione.
A 23 la rianimazione non sarebbe in genere opportuna salvo i casi in cui il bambino mostri segni di vitalità (respiro, attività cardiaca, movimento). A 24 settimane «il trattamento intensivo è sempre indicato», a 25 occorrono cure intensive. Un nuovo confronto su questi temi si è svolto a Padova, nel convegno su etica in neonatologia organizzato dall'Università. Claudio Fabris, presidente della società italiana di neonatologia, è contrario a distinzioni nette: «Non dobbiamo basarci su una valutazione statistica, ma sulla prognosi individuale. I genitori vanno coinvolti senza che però gravi su di loro il peso delle decisioni, sempre di carattere medico. Ogni bimbo ha una sua storia, una sua famiglia. Le scelte dipendono da dati ecografici, per definire l'esatta età gestazionale, dalla vitalità al momento del parto Non siamo notai».
Contrario alle raccomandazioni Mario De Curtis, primario neonatologo del Policlinico Umberto I: «Non si è mai sicuri dell'età gestazionale né si può prendere in pochi attimi la decisione di assistere un neonato che, per la sua fragilità può essere poco reattivo. Ai danni dell'estrema prematurità possono aggiungersi quelli della mancata rianimazione. Ritengo necessario scegliere solo dopo aver avviato la terapia intensiva». All'Umberto I negli ultimi tre anni sono nati 26 bambini sotto le 25 settimane. Dei 14 rimasti in ospedale (altri dodici sono stati trasferiti a causa dell'insufficiente ricettività delle Unità di rianimazione), sei sono sopravvissuti (fra loro nessuno di 22) e sono in buone condizioni. Al Careggi di Firenze, nel centro di Firmino Rubaltelli, dal 2004 al 2007, ricoverati in terapia intensiva 67 bambini di 23-25 settimane, sopravvivenza del 60%. (Corriere della Sera)
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