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ALITALIA: CAI A PALAZZO CHIGI - BERLUSCONI DOBBIAMO AVERE COMPAGNIA DI BANDIERA

martedì 23 settembre 2008
24 sett. - Il governo tenta una mediazione fra Compagnia aerea italiana (Cai) e i sindacati che hanno detto no al piano Fenice su Alitalia. Gianni Letta convoca a palazzo Chigi presidente e amministratore delegato di Cai, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, mentre mantiene contatti con tutti gli altri attori della partita, in particolare il leader della Cgil Guglielmo Epifani e i piloti, attraverso il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi.
alitalia_12_280x200.jpgOccorre una soluzione per uscire dallo stallo di una trattativa sospesa e dopo il ritiro dell'offerta della cordata di imprenditori per salvare la compagnia aerea. La strada deve essere quella indicata da Silvio Berlusconi, e cioé che "l'Italia continui ad avere una sua compagnia di bandiera".
"Questo risultato si raggiungerà", dice convinto il premier.
La strada che potrebbe condurre a questo obiettivo, con un riavvicinamento fra Cai e sindacati 'dissidenti', fermo restando che il piano Fenice elaborato da Intesa SanPaolo non si tocca, sarebbe, secondo indiscrezioni, l'anticipazione dell'ingresso del partner straniero - circola con più insistenza il nome di Lufthansa anche se non si può sottovalutare un'azione di Air France-Klm - con una partecipazione di minoranza ma superiore rispetto alle singole quote degli imprenditori italiani.
Lufthansa, peraltro, puntando su Malpensa nella logica del multihub sarebbe una soluzione che piace alla Lega.
Anche se Sacconi ha confermato che i tedeschi non sono interessati ad un acquisto diretto di Alitalia.
Una soluzione che dovrebbe essere gradita a piloti e Cgil, quella del grande vettore internazionale dotato del know-how necessario per rilanciare l'Alitalia: si potrebbe sbloccare il nodo del contratto: da giorni i piloti ripetono che sono disponibili a partire da uno qualsiasi fra quelli delle major europee decurtato del 30%; potrebbero essere ridotti gli esuberi previsti da Cai, altro nodo non sciolto perché in numero troppo elevato secondo Anpac e Up, ma anche secondo gli assistenti di volo di Avia e Sdl; il personale potrebbe confluire in parte nel gruppo tedesco mentre per altri si aprirebbe la strada di Alitalia Express per la quale ha già manifestato interesse la svizzera Ama.
I lavoratori sarebbero così disponibili a garantire una pace sociale di quattro anni.
Colaninno e Sabelli avrebbero approfondito questa prospettiva in un incontro nella sede di Intesa SanPaolo, in via del Corso a Roma, per un paio di ore.
Mentre si cerca di tessere questa difficile tela, Fantozzi deve occuparsi, tra l'altro, di preparare entro giovedì sera un piano di emergenza o avere una manifestazione di interesse concreta e con una prospettiva di continuità aziendale per evitare il ritiro della licenza provvisoria di volo.
Una ipotesi paventata dal presidente dell'Enac Vito Riggio che si basa su un regolamento comunitario ma che è stata contestata dalle quattro sigle 'dissidenti' che hanno diffidato l'autorità aeronautica richiamando il recente decreto legge sulle aziende in crisi che concede sei mesi di tempo.
Peraltro, la messa a terra di tutti gli aerei Alitalia sarebbe "uno choc fortissimo per tutto il sistema del trasporto aereo italiano" secondo il presidente della Sea (società di gestione degli aeroporti milanesi), Giuseppe Bonomi.
Al commissario straordinario le quattro sigle di piloti e assistenti di volo hanno disponibilità a un contributo economico dei dipendenti attraverso provvedimenti straordinari e temporanei.
Oltre a liquidità residue del prestito di 300 milioni dato dal Governo nel giugno scorso, Fantozzi potrebbe per esempio decidere di mettere a terra qualche aereo ed equipaggio corrispondente.
Intanto, domani è prevista la prima udienza in tribunale per la decisione dello stato di insolvenza di Alitalia e le sue società commissariate.
Una "guardia altissima e controlli severi" sono stati garantiti dal presidente dell'Autorità per la concorrenza, Antonio Catricalà, il quale, nonostante le deroghe antitrust previste per Alitalia, mantiene un potere di vigilanza ed intervento su eventuali conflitti di interesse nell'azionariato, abusi di posizione dominante e intese, e danni ai consumatori da parte della Nuova Alitalia che verrebbe fuori da una fusione della parte buona di Alitalia con Airone.

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