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Ultimo aggiornamento: 05.12.2008 ore 01:00
25 APRILE: NAPOLITANO: SI PUO' SMITIZZARE MA NON SVALUTARE IL MOTO DI RISCATTO POPOLARE Stampa E-mail
25/04/2008
25 apr. - La Resistenza fu anche guerra civile, dice Giorgio Napolitano celebrando il 25 aprile a Genova. "Se ne può dare - ha aggiunto il Presidente della Repubblica - un'analisi ponderata che non significhi in alcun modo confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna o di assoluzione". Napolitano ha citato come approccio giusto quello del saggio dello storico Claudio Pavone.

napolitano280x200.jpgBasta con i facili revisionismi sulla Resistenza e sul 25 aprile: quella fu una "straordinaria prova di riscatto civile e patriottico". Giorgio Napolitano avverte: "E' possibile e necesario raccontare la Resistenza, coltivarne la Storia, senza sottacere nella, smitizzare quel che c'e' da smitizzare, ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista - anche per nostra forza - dell'indipendenza, della dignita' e della liberta' della Nazione italiana".

Ci sono punti oltre i quali non sui puo' andare, anhe per rispetto di quella che e' la storia nazionale che nessuno puo' riscrivere.

Napolitano lo dice in quella Genova che 63 anni fa fu l'unica grande citta' d'Europa in cui le forze naziste e fasciste si arresero non agli anglo-americani, ma ai partigiani cattolici e di sinistra.

Come del resto sono di sinistra quasi tutte lwe migliaia dipersone che lo hanno appena accolto all'ingresso del Palazzo Ducale: bandiere rosse di Cgil, Pdci, Rifondazione e semplicemente d'epoca.

Lui risponde al saluto alzando le mani, in un gesto inusuale per lui. Una volta giunto in sale, aggiunge che dalla Resistenza nacque la Costituzione. E su di essa "contano non solo i principi, i diritti ed i doveri, ma le istituzioni. Queste sono certamente perfettibili e riformabili rispetto al disegno che ne fu definito, ma esse costituiscono nell'essenziale pilastri insostituibili dello Stat odi diritto e della democrazia repubblicana".

La magistratura deve restare indipendente, il parlamento il luogo della sovranita' popolare. Bisogna mantenere gli istituti di garanzia costituzionale.

Dopo tanti anni di quegli eventi si puo' e si deve dare una "analisi ponderata", prosegue il ragionamento di Napolitano, "che pero' non significhi in alcun modo 'confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna e di assoluzione'".

E questo, aggiunge, "vale anche per i fenomeni di violenza che caratterizzarono in tutto il suo corso la guerra antipartigiana e da cui non fu indenne la Resistenza, specie alla vigilia e all'indomani della Liberazione".

E' un dovere verso i paese, quello della chiarezza. Perche' questa fu "una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico", e quindi "non puo' appartenere solo ad una parte della nazione". Al contrario, "deve porsi al centro di uno sforzo volto a ricomporre in spirito di verita' la storia della nostra Repubblica".

Occorre infatti "arrivare ad un comune sentire storico", in direzione del quale "sono stati compiuti importanti passi avanti".

Uno tra tanti: il contributo dei militari regolari che, dopo l'8 Settembre, non aderirono a Salo' ma si misero a combattere con gli Alleati e i partigiani.

Il dovere della correttezza deve riguardare tutte le parti. Per questo il Capo dello Stato invita anche a "ben distinguere quel che e' crewsciuto come 'mito' sulla base di un'analisi oggettiva, e quello che e' stato tutt'altro".

Ne consegue una chiarificazione forse dolorosa, ma necessaria: "in realta' c'e' stato solo un mito privo di fondamento storico reale e usato in modo fuorviamte e nefasto: quello della cosiddetta Resistenza tradita". Questa travisazione, prosegue Napolitano, "e' servita ad avvalorare posizioni ideologiche e strategiche pseudorivoluzionare di rifiuto e rottura dell'ordine democratico-costituzionale scaturito proprio dai valori e dall'impulso della Resistenza". Parole che proprio a Genova hanno un peso particolare. Infatti dopo quella stagione "le idealita' e le aspirazioni dei nostri combattenti per la liberta' poterono tradursi in un essenziale quadro di riferimento per l'elaborazione della Carta Costituzionale".

Nei primi 12 articoli e nella parte dedicata ai principi fondamentali, certo, ma anche negl iassetti istituzionali che possono essere ritoccati ma non stravolti. "Nessuna delle forze politiche oggi in campo puo' rivendicare in esclusiva l'eredita'" del 25 aprile, sottolinea, "perche' e' un patrimonio che appartiene a tutti e vincola tutti". Appartiene e vincola, e non pyuo' essere oggetto di facili e superficiali revisionismi".



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