COSSIGA: LE ESTERNAZIONI DELLA GANDUS SONO SETTARIE - E PRESENTA INTERPELLANZA
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26 giu. - Il senatore a vita Francesco Cossiga
ha presentato una interpellanza al ministro della Giustizia Angelino
Alfano a proposito di alcune affermazioni del magistrato Nicoletta
Gandus, presidente del collegio della decima sezione penale del
Tribunale di Milano
''per sapere se egli ritenga siffatte,
dichiarazioni, pronunciamenti, prese di posizione e partecipazioni a
convegni nei quali erano presenti rappresentati movimenti
rivoluzionari di sinistra populista e di guerriglia, compatibili con
lo ''status'' di appartenente all'ordine giudiziario ed ancora di piu'
di magistrato investito di funzioni giudicanti; e infine per sapere se
nel caso che riveste un alto grado di probabilità che sfiora la
certezza, che la Corte d'Appello di Milano respinga l'istanza di
ricusazione presentata dai legali del Presidente del Consiglio dei
Ministri, egli ritenga o meno suo dovere prima che
politico-costituzionale, civico e morale dimettersi dal suo ufficio
prendendo definitivamente atto che la magistratura e' ormai diventata
l'unico potere sovrano assoluto e che il suo ufficio degrada a quello
di ''struttura servente'' dell'Associazione Nazionale Magistrati''.
Cossiga, nella interpellanza, approfondisce alcune questioni e
chiede al ministro della Giustizia ''se sia a sua conoscenza che il
magistrato dottoressa Nicoletta Gandus, presidente del collegio della
decima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti al quale si
sta celebrando un dibattimento nei confronti dell'On. Silvio
Berlusconi, ha avuto modo, in un recente passato, di prospettare
pubblicamente ed anche per scritto reiterate, insistenti e fortissime
critiche nei suoi confronti, quale presidente del Consiglio dei
Ministri fra il 2001 e il 2006, appoggiando apertamente la formazione
politica a lui avversa di centro sinistra e affermando altresi' la
necessita' di abrogare tramite tale formazione politica, leggi
ritenute promulgate durante il Governo presieduto dall'on. Berlusconi
solo ai fini di favorire se stesso.
Nel sito www.megachip.info e'
contenuto un documento intitolato: "Appello per la Giustizia - Un
impegno per la giustizia" '.
''Tale documento -prosegue- era stato redatto nel febbraio del
2006 e si proponeva di richiedere alla nuova maggioranza di governo,
che sarebbe dovuta scaturire dalle imminenti elezioni, l'abrogazione
di una serie di leggi che, a parere dei firmatari, avrebbero devastato
il ''nostro sistema giustizia''.
Il testo, secondo Cossiga, deve
essere riportato nella sua interezza perche' e' perfettamente
esemplificativo del pensiero della dottoressa Gandus nei confronti del
Presidente on. Berlusconi e del Governo da lui presieduto. "Si sta chiudendo una delle piu' tormentate e
controverse legislature della storia repubblicana e c'e' oggi la
prospettiva di un cambio di governo -cita Cossiga la dottoressa
Gandus- Ma deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di
vista costituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni. Il
lavoro che attende il nuovo governo e' quindi di enorme complessita' e
responsabilita' e si estende a settori di grande importanza per la
collettivita': l'informazione, la sanita', il lavoro, l'ambiente e i
beni culturali, la ricerca, l'istruzione, la politica fiscale e
tributaria.
Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per
ridare ai cittadini fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi
tuttavia riteniamo che vi sia una inderogabile priorita': la
cancellazione delle principali leggi che sono state adottate quasi
esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi,
ignorando quelli della collettivita'''.
''Si tratta di leggi -continua il testo della Gandus riportato
da Cossiga- che - a prescindere da ogni altra considerazione - hanno
devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della
ragionevole durata dei processi.
Alcune di queste leggi, pur da
riformare, sono state disinnescate dalla Corte Costituzionale (ad
esempio il cd "Lodo Schifani ", cioe' la L. 20.6.03 n. 140 sulla
sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o dai
giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (e' avvenuto per la
Legge sulle rogatorie n. 5.10. 01 n. 367 e la cd "Legge Cirami"
7.11.02 n. 248 sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).
Ma, per altre leggi e' necessaria l'abrogazione immediata: solo con la
loro abrogazione, infatti, sara' possibile restituire credibilita' al
paese sul piano internazionale e dignita' ai governanti e ai
rappresentanti politici ed ottenere la partecipazione della
collettivita' nazionale agli sforzi necessari per ricostruire una
scala di valori condivisi''.
''Le leggi -e' il testo della Gandus- che devono costituire
oggetto di abrogazione gia' nei primi mesi della legislatura sono: -la
Legge di "depenalizzazione" del falso in bilancio (D.L.vo 11.4.02, n.
61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della
cultura della illegalita' e contrasta con la tendenza mondiale a
punire con maggiore severita' la false comunicazioni in materia
societaria; - la Legge cd. "ex Cirielli", 5.12.05 n. 251, definita
"obbrobrio devastante" dal Presidente della Corte di Cassazione, che
ha di fatto introdotto nuove cause di impunita' per i potenti
(attraverso la prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi
dagli incensurati) e pesanti discriminazioni verso i recidivi anche
per reati non gravi: dunque, incentivi a manovre dilatorie ed il
prevedibile aumento della popolazione carceraria saranno l'effetto di
un diritto penale per tipo d'autore; - la barbara riforma della
legittima difesa approvata definitivamente il 24.1. 06, che introduce
una presunzione di proporzionalita' tra i delitti contro il patrimonio
in ambiente privato e la reazione violenta con armi da fuoco contro
chi ne e' responsabile; - la cd. Legge Pecorella sulla
inappellabilita' delle sentenze di proscioglimento, approvata
definitivamente il 15.2.06, che, a parere di molti, altera il
principio costituzionale della parita' delle parti nel processo e,
dilatando le possibilita' di ricorso alla Corte di Cassazione,
parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e
rendendo ne ingestibile l'attivita'''.
''L'impegno -ancora il testo della Gandus- di coloro che
intendono formare il futuro Governo deve estendersi inoltre alla
sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti legislativi
di attuazione delle legge di riforma dell'ordinamento giudiziario
(Legge delega n. 150 del 2005): solo cosi' potra' essere predisposto e
realizzato un progetto di riforma di ampio respiro, utilizzando i
contributi del CSM, degli accademici, della magistratura associata,
degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale
amministrativo.
Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno
alla prossima campagna elettorale un impegno espresso, preciso e
incondizionato ad operare immediatamente per l'abrogazione di queste
leggi, che non sia diluito in promesse di riforme generali nei vari
settori dell'ordinamento.
L'assunzione di tale impegno e' condizione e
garanzia irrinunciabile perche', come giuristi e come cittadini,
possiamo confidare nella volonta' degli eletti di ripristinare
effettivamente, non solo in questo campo, le regole fondamentali della
democrazia. 16 febbraio 2006"''.
''A parere dei firmatari, dunque -fa notare il senatore a vita-
le leggi citate oltre ad essere causa di "impunita' per i potenti" ed
essere "state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli
interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettivita' "e
quindi con ogni evidenza riferibili al Presidente Berlusconi, debbono
trovare "abrogazione immediata" . La riforma della legittima difesa
viene definita "barbara", la riforma della prescrizione,
decontestualizzando una espressione dell'allora Presidente della
Cassazione, quale "obbrobrio devastante". Si osservi fra l'altro che
nel processo de quo la legge 5.12.2005 n. 251, se non fosse stata
accolta dal Tribunale presieduto dalla dottoressa Gandus la
contestazione suppletiva Ce tale contestazione doveva, a tutto
concedere, essere ritenuta un fatto nuovo), avrebbe dovuto trovare
immediata applicazione''.
''La dottoressa Gandus e' firmataria di tale
appello e di tale impegno -ricorda Cossiga- Condividerlo quale
magistrato, che tale si qualifica nel firmare l'impegno, potrebbe gia'
apparire un fuor d'opera rispetto al suo ruolo, ma e' certamente
impensabile che possa serenamente giudicare colui il quale tali
provvedimenti ha posto in essere quale capo del governo e a favore del
quale sarebbero stati promulgati.
A cio' si aggiunga che firmatario
dell'impegno e' anche il dottor Sergio Spadaro che e' il P.M. presso
il Tribunale di Milano che segue i provvedimenti milanesi insieme al
dottor De Pasquale nei confronti dell'on. Berlusconi. La condivisione
di tale impegno non e' certo elemento di tranquillita' per
l'imputato''.
''Nel sito internet di Magistratura Democratica, in un
intervento del 9.05.2005 dal titolo "Donne di M.D.", la dottoressa
Gandus interloquiva sulla legge afferente, fra l'altro, la
fecondazione assistita -scrive ancora Cossiga- Trattasi come e' noto
di provvedimento fortemente voluto dall'on. Berlusconi.
Sul punto
affermava la dottoressa Gandus: ''Dalla nostra posizione su quella
orribile legge, incostituzionale, invasiva, penalizzante per la salute
delle donne, che confonde diritto e morale, discende necessariamente
il si' ai quesiti referendari"''.
''In merito a tale legge, del resto, la dottoressa Gandus, anche
in data 12 gennaio 2005, aveva gia' avuto modo di esprimersi, aderendo
mediante la propria sottoscrizione a un testo in cui si prende
posizione anche in materia di politica estera: "[ ... ] la legge sulla
fecondazione assistita ormai tristemente nota sia per essere un
concentrato di barbarie giuridica, di sadismo misogino, di ipocrisia e
di integralismo, ma anche fonte immediata di ansia, di sofferenza, di
ingiustizia e di discriminazione sociale [ ... ].
La maggioranza
parlamentare, ben piu' ampia dell'attuale centrodestra, che ha votato
questa legge ha inferto una grave ferita alla democrazia italiana e
alla qualita' della convivenza civile. Da un lato ha perpetuato la
subalternita' storica delle classi dirigenti italiane agli indirizzi
della politica vaticana, dall'altro si e' ricollocata nella cultura
politica della globalizzazione, che garantisce l'ordine mondiale con
la guerra preventiva e di fatto opprime e discrimina il soggetto che
quotidianamente porta l'umanissimo "disordine" della difesa della vita
reale, della assunzione di responsabilita', della parola ultima della
procreazione, cioe' la donna"''.
''Non v'e' dubbio che ciascuno possa esprimere liberamente le
proprie opinioni politiche sulle leggi -osserva ancora Cossiga- ma poi
non dovrebbe poter giudicare colui che tali leggi ha fortemente
voluto, perche' la sua terzi eta' appare irrimediabilmente
compromessa.
Sempre sul sito di M.D. e' riportato un altro intervento
della dottoressa Gandus intitolato "Giustizia a Porto Alegre" durante
un congresso. In tale sede la dottoressa Gandus affermava: "Del "caso
italiano" hanno parlato in molti, a cominciare proprio dalla Robinson
e da Garzon: perche' e' certamente vero che la situazione dei giudici
in molti paesi (in particolare del c.d. terzo mondo) e' infinitamente
peggiore di quella italiana, ma e' altrettanto vero che la messa in
discussione delle prerogative costituzionali di autonomia ed
indipendenza, del ruolo di controllo della legalita' della
magistratura in Italia, considerata fino ad ora un modello, fa
scandalo a livello internazionale".
''Anche in tal caso e' legittimo il diritto di critica ma non si
comprende come il giudice possa in caso siffatto essere ritenuto o
apparire terzo rispetto all'imputato Berlusconi, presidente del
Consiglio e quindi conclamato avversario politico -e' il ragionamento
del senatore a vita-
Altrettanto legittimo appare occuparsi della
lettera da inviare come donne al centrosinistra per il programma di
governo, ma certamente non ci si dimostra super partes quando si deve
giudicare l'avversario politico. Nel sito www.cappuccino.it v'e' un
illuminante articolo della dottoressa Gandus del 3.06.2006, quando
gia' vi era stata la discussa e da costei auspicata vittoria dell'area
del centrosinistra''.
''Si legge testualmente: "La "devolution" e' una delle questioni
fondamentali sottoposte a referendum. E' importante opporvisi perche'
e' espressione della generale posizione antidemocratica, centralista,
autoritaria della controriforma e non rappresenta affatto una apertura
al federalismo. Il federalismo e' una antica battaglia della sinistra,
del pensiero liberale democratico, libertario e del solidarismo
cattolico ed e' affermato nella costituzione come valorizzazione delle
autonomie: prima di tutto dei Comuni (istituzioni di base in diretto
rapporto coi cittadini), poi di Province e Regioni.
Invece la
devolution della contro riforma: nega il ruolo dei Comuni, di cui
distrugge l'autonomia; la politica del centro destra che propone la
devolution ha attaccato alla radice la finanza e la gestione dei
servizi municipali; realizza un nuovo "centralismo di stato
regionale", senza alcuna forma di solidarieta' (la "secessione" della
Lega); lascia al potere legislativo centrale tutte le decisioni di
indirizzo politico generale; non rappresenta effettivamente le Regioni
nel "Senato delle Regioni"; non prevede alcuna forma di federalismo
fiscale, senza il quale il regionalismo non puo' operare; e'
sovrastata da un incombente potere autoritario e centralista,
concentrato nelle mani del capo del governo. La devolution e' il
contrario del federalismo, che non si "devolve" dall'alto ma si
costituisce dal basso, a partire dall 'esperienza sociale e municipale
di autonomia''.
''E' facile comprendere come una delle piu' importanti riforme
del governo Berlusconi fosse pesantemente attaccata dalla dottoressa
Gandus. Parere assolutamente legittimo e da molti, in allora,
condiviso, ma non appare certamente ipotizzabile che dopo affermazioni
siffatte la dottoressa Gandus appaia disinteressata all'esito
dell'odierno processo.
Silvio Berlusconi e' l'avversario politico in
tutti i campi. Nella giustizia, negli assetti costituzionali del
paese, nelle questioni morali, nella politica estera. Nel documento di
Sinistra Critica "area programmatica di Rifondazione Comunista",
settore della politica certamente avverso all'on. Berlusconi, vi e' la
cronistoria di una grande manifestazione tenutasi nel 2005 contro il
governo dallo stesso presieduto''.
''Secondo quanto riportato nel documento: "Per
Nicoletta Gandus, del collettivo donne e diritto, il sabato milanese
e' un fatto "enorme" di cui chiunque faccia politica dentro e fuori il
palazzo non potra' non tener conto. Al di la' del numero,
"peculiarita' e bellezza" della manifestazione derivano dall'essere
stata autorganizzata. Non fosse "nata dal basso ", non sarebbe
riuscita cosi' bene.
"E' un altro segnale del desiderio di donne e
uomini di partecipare alla politica. E' stata un 'affermazione di
liberta', in 200 mila abbiamo detto che non esiste una sola morale ".
Comunque, "e' stato solo l'inizio ", l'attacco alle liberta' e alla
laicita' andra' avanti. Ieri sulla 194 "non applicata nella sua
interezza" e sui "colloqui nei consultori" il Comitato nazionale di
bioetica ha preso una posizione analoga a quella del Movimento per la
vita "nessuna sorpresa", commenta la magistrata milanese, "e' lo
stesso comitato che raccomanda la adottabilita' degli embrioni anche
alle single. Riscoperte solo come utili contenitori della vita
nascente".
''Come piu' volte detto non v'e' dubbio che la dottoressa Gandus
bene faccia, se lo ritiene, ad estrinsecare la propria attivita'
politica contro il governo di Berlusconi, ma e' altrettanto evidente
che non e' giudice che appare terzo nel momento in cui deve
giudicarlo.
Su www.caffe'europa.it si puo' reperire un documento
firmato anche dalla dottoressa Gandus nel 2004, fortemente critico
sempre nei confronti della legge sulla procreazione assistita. Parere
piu' che legittimo, ma la legge sostenuta dal governo presieduto dall'
on. Berlusconi viene definita, fra l'altro, "una mostruosita'
giuridica, inaccettabile ed inapplicabile" affermandosi altresi' che
"piega in tutta evidenza la funzione legislativa ai pretesi rigori
etici".
La posizione della dottoressa Gandus non e' minimamente
criticabile in se', ma lo diviene ove voglia giudicare l'on.
Berlusconi''.
''La dottoressa Gandus, unitamente al dottor Spadaro, e' stata
firmataria di un appello contro la decisione del governo Berlusconi di
prorogare il Procuratore Nazionale Antimafia.
Infine si deve porre in
evidenza come la dottoressa Gandus appaia fra i soggetti
potenzialmente danneggiati nel processo collegato, da cui nasce il
presente processo, avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi
fra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi
parte civile anche nei confronti dell'on. Berlusconi, e che a
tutt'oggi, anche dopo la dec1aratoria di prescrizione del reato,
possiedono legittimazione attiva per proporre azione civile contro il
medesimo''.
''Per tutto quanto sopra esposto, una prima considerazione si
impone: la dottoressa Gandus avrebbe dovuto astenersi dal processo ai
sensi della lettera h) del primo comma dell'art. 36 c.p.p., perche'
balza ictu oculi la gravita' dei presupposti delle "ragioni di
convenienza".
Ma, a tacer di questo, si deve riconoscere che le
reiterate manifestazioni di pensiero della dottoressa Gandus
appalesano altresi' una "inimicizia grave" nei confronti dell'imputato
Berlusconi, ai sensi della lettera d) del citato primo comma dell'art.
36 c.p.p ..
Il concetto di "grave inimicizia" che legittima sia la
richiesta di astensione, sia la dichiarazione di ricusazione (ai sensi
del primo comma lettera a) dell'art. 37 c.p.p.) deve essere valutato
secondo interpretazione teleologica. Se un giudice nutre personalmente
profondo astio nei confronti di una parte del processo, ha l'obbligo
di astenersi appalesando il motivo, anche se questa sua condizione
soggettiva che attiene al foro interno dei suoi sentimenti non e' mai
stata conosciuta da altri''.
''Per quanto attiene, invece, l'identica causa di ricusazione,
e' giocoforza ammettere che lo stato di "grave inimicizia" sia ragione
di ricusazione quando lo stesso sia conosciuto. Infatti nella
astensione si pretende che il giudice, per evitare che i suoi
sentimenti influiscano sul giudizio, debba chiedere di non
parteciparvi al fine di evitare ogni interno sforzo per essere terzo e
imparziale.
Nel caso di ricusazione, per contro, la conosciuta
situazione di "grave inimicizia" determina oggettivamente
l'incompatibilita' del giudice che, comunque, deve non solo essere, ma
anche apparire, terzo e indifferente. A questo proposito e' necessario
ricordare quanto la Corte Costituzionale ha puntualmente affermato con
le note sentenze 306, 307 e 308 del 1997. La Consulta, trattando del
regime delle incompatibilita' di cui all'art. 34 c.p.p., ha segnato i
confini tra cause di incompatibilita' e, per contro, di astensione e
ricusazione''.
''Segnatamente con la sentenza n° 30711997 la Consulta nella
prospettiva del "giusto processo" segnalava come questo potesse essere
salvaguardato con il ricorso non piu' all'incompatibilita', ma alla
astensione e ricusazione, "eventualmente anche richiedendo un
successivo intervento di questa Corte". Con la sentenza n° 30811997 la
Corte Costituzionale assume che la questione sottoposta al suo
giudizio "sollecita alcune riflessioni generali sugli strumenti di
tutela del valore dell'imparzialita' del giudice apprestati dal codice
di procedura penale e sulla loro idoneita' a garantire in forma
razionale ed esaustiva il principio del giusto processo".''Dopo aver delineato tratti comuni
dell'incompatibilita' e dell'astensione/ricusazione, ed aver
riconosciuto che tutti questi istituti si giustificano per rendere
efficace la tutela del principio di imparzialita', la Consulta, nel
dichiarare inammissibile la questione di legittimita' circa
l'esaustivita' del disposto dell'art. 34 c.p.p., "invitava" il giudice
rimettente a scrutinare il caso concreto nella prospettiva dell'
astensione o ricusazione gia' previste dall' ordinamento, ovvero di
verificare se questi istituti "postulino un intervento di questa
Corte".
''Cosi' operando la Corte Costituzionale segnala implicitamente
la possibile inadeguatezza dei parametri offerti dagli articoli 36 e
37 del codice di procedura penale e, nel contempo, non pare affatto
contraria a una interpretazione estensiva degli stessi,
interpretazione, com'e' noto, possibile senza vulnus del principio di
tassativita' e del correlato divieto di analogia anche nelle ipotesi
di indicazioni tassative. Due anni dopo la riforma dell' art. 111
della Costituzione assegna valore di rango costituzionale alla
terzieta' ed imparzialita' del giudice. Quanto finora esposto segnala
la necessita' di interpretazione ed applicazione dell'istituto della
ricusazione in termini meno asfittici di quanto finora sia stato
fatto. La dottoressa Gandus si appalesa portatrice di profonda
ostilita' nei confronti dell'on. Berlusconi''.
''La personalizzazione dell'inimicizia non puo' essere negata
sol con l'osservare che il giudice avrebbe contestato le leggi e non
il Presidente del Consiglio che le avrebbe ispirate o volute, perche'
in questi anni tutta l'opinione pubblica e tutti gli avversari
politici hanno di questa personalizzazione fatto bandiera
costantemente garrente. Ed allora la dottoressa Gandus non poteva non
sapere, anche se avesse potuto diversamente divisare, che i suoi
strali sarebbero stati, oggettivamente, indirizzati in via diretta
alla persona di Silvio Berlusconi, e che come tali sarebbero stati da
tutti recepiti. La dottoressa Gandus quindi si trova in stato di grave
inimicizia nei confronti della persona che dovrebbe giudicare. E se
anche non lo fosse, certamente lo appare''.
''E non occorre ricordare che per giurisprudenza costituzionale
consolidata il giudice, a tacer di tutto, non deve apparire
condizionato. L'assunto e' tanto piu' pregnante poiche' la finalita'
dell'istituto della ricusazione non e' solamente quello di provvedere
a un giudice terzo e imparziale, ma anche di mantenere, su questo
presupposto, la credibilita' dell'intera magistratura. Nel caso
concreto, tra l'altro, la dottoressa Gandus risulta essersi posta in
contrasto con la disposizione del codice deontologico della
magistratura associata che impone al magistrato di evitare "qualsiasi
coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano
condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne
l'immagine".
''Il concetto di "centri di potere partiti ci" si rileva, per
quanto qui occorra, dai documenti che contengono le sue opinioni,
reperibili anche nei siti di emanazione di partiti o di questi usuali
sostenitori. Non puo' darsi neppure come acclarato che l'interesse nel
procedimento di cui alla lettera a) dell'art. 36 ( e della lettera a)
dell'art. 37) c.p.p. non possa essere individuato nella appartenenza
del giudice ad una compagine politica ne' comune ne' contraria a
quella di una delle parti. Infatti, pur in difformita' dalla
prevalente giurisprudenza e dottrina, che vogliono far salvo il
principio fondamentale di liberta' di manifestazione del pensiero, si
e' osservato che l'interesse, che ingenera il sospetto di
incompatibilita', puo' sorgere persino quando l'interesse rampolli da
solidarieta' esistente anche in politica''.
''Ma, a tacer di questo, nel caso concreto l'interesse e' stato
pervicacemente perseguito attraverso strutture logico semantiche e
scelte linguistiche tali da dimostrare in se', e per l'autore che le
adopera o che se ne impossessa, un'adesione astiosa e senza
condizionamenti a tesi assolutamente contrarie alla legislazione del
centrodestra, il cui destinatario e' sempre e comunque l'onorevole
Berlusconi. Qui non si verte nell'ipotesi di appartenenza ad una
corrente dell'associazione nazionale magistrati "pur ricollegata ad
aspri conflitti personali", ma ad una vera e propria appalesata grave
inimicizia''.
''E l'oggetto di questa inimicizia non appartiene a settori
della vita che potrebbero di per se' essere giudicati neutri rispetto
al giudizio, ma si incista proprio nella funzione legislativa operata
dall'imputato, in gran parte ritenuta dal giudice disprezzabile e
barbarica -prosegue- L'inimicizia, dunque, si configura negli elementi
fondanti in proprio i presupposti dell'attivita' del giudice, e cioe'
il suo essere rispettoso della legge, in questo caso nei confronti del
primo motore della legislazione stessa''.
''Le legittime esternazioni della dottoressa Gandus quindi
appaiono settarie nel contesto di un giudizio penale dove la stessa
assume il ruolo di giudice e di presidente del collegio. L'inimicizia
grave e' documentata dagli allegati e non si fonda su sospetti o
congetture, ma si evince ex ore suo'', conclude Cossiga. (Adkronos).
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