19 Marzo 2010 03:47

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COSSIGA: LE ESTERNAZIONI DELLA GANDUS SONO SETTARIE - E PRESENTA INTERPELLANZA

26 giu. - Il senatore a vita Francesco Cossiga ha presentato una interpellanza al ministro della Giustizia Angelino Alfano a proposito di alcune affermazioni del magistrato Nicoletta Gandus, presidente del collegio della decima sezione penale del Tribunale di Milano
cossiga_280x200.jpg''per sapere se egli ritenga siffatte, dichiarazioni, pronunciamenti, prese di posizione e partecipazioni a convegni nei quali erano presenti rappresentati movimenti rivoluzionari di sinistra populista e di guerriglia, compatibili con lo ''status'' di appartenente all'ordine giudiziario ed ancora di piu' di magistrato investito di funzioni giudicanti; e infine per sapere se nel caso che riveste un alto grado di probabilità che sfiora la certezza, che la Corte d'Appello di Milano respinga l'istanza di ricusazione presentata dai legali del Presidente del Consiglio dei Ministri, egli ritenga o meno suo dovere prima che politico-costituzionale, civico e morale dimettersi dal suo ufficio prendendo definitivamente atto che la magistratura e' ormai diventata l'unico potere sovrano assoluto e che il suo ufficio degrada a quello di ''struttura servente'' dell'Associazione Nazionale Magistrati''.
Cossiga, nella interpellanza, approfondisce alcune questioni e chiede al ministro della Giustizia ''se sia a sua conoscenza che il magistrato dottoressa Nicoletta Gandus, presidente del collegio della decima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti al quale si sta celebrando un dibattimento nei confronti dell'On. Silvio Berlusconi, ha avuto modo, in un recente passato, di prospettare pubblicamente ed anche per scritto reiterate, insistenti e fortissime critiche nei suoi confronti, quale presidente del Consiglio dei Ministri fra il 2001 e il 2006, appoggiando apertamente la formazione politica a lui avversa di centro sinistra e affermando altresi' la necessita' di abrogare tramite tale formazione politica, leggi ritenute promulgate durante il Governo presieduto dall'on. Berlusconi solo ai fini di favorire se stesso.
Nel sito www.megachip.info e' contenuto un documento intitolato: "Appello per la Giustizia - Un impegno per la giustizia" '. ''Tale documento -prosegue- era stato redatto nel febbraio del 2006 e si proponeva di richiedere alla nuova maggioranza di governo, che sarebbe dovuta scaturire dalle imminenti elezioni, l'abrogazione di una serie di leggi che, a parere dei firmatari, avrebbero devastato il ''nostro sistema giustizia''.
Il testo, secondo Cossiga, deve essere riportato nella sua interezza perche' e' perfettamente esemplificativo del pensiero della dottoressa Gandus nei confronti del Presidente on. Berlusconi e del Governo da lui presieduto. "Si sta chiudendo una delle piu' tormentate e controverse legislature della storia repubblicana e c'e' oggi la prospettiva di un cambio di governo -cita Cossiga la dottoressa Gandus- Ma deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni. Il lavoro che attende il nuovo governo e' quindi di enorme complessita' e responsabilita' e si estende a settori di grande importanza per la collettivita': l'informazione, la sanita', il lavoro, l'ambiente e i beni culturali, la ricerca, l'istruzione, la politica fiscale e tributaria.
Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai cittadini fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che vi sia una inderogabile priorita': la cancellazione delle principali leggi che sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettivita'''.
''Si tratta di leggi -continua il testo della Gandus riportato da Cossiga- che - a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi.
Alcune di queste leggi, pur da riformare, sono state disinnescate dalla Corte Costituzionale (ad esempio il cd "Lodo Schifani ", cioe' la L. 20.6.03 n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (e' avvenuto per la Legge sulle rogatorie n. 5.10. 01 n. 367 e la cd "Legge Cirami" 7.11.02 n. 248 sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).
Ma, per altre leggi e' necessaria l'abrogazione immediata: solo con la loro abrogazione, infatti, sara' possibile restituire credibilita' al paese sul piano internazionale e dignita' ai governanti e ai rappresentanti politici ed ottenere la partecipazione della collettivita' nazionale agli sforzi necessari per ricostruire una scala di valori condivisi''.
''Le leggi -e' il testo della Gandus- che devono costituire oggetto di abrogazione gia' nei primi mesi della legislatura sono: -la Legge di "depenalizzazione" del falso in bilancio (D.L.vo 11.4.02, n. 61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della cultura della illegalita' e contrasta con la tendenza mondiale a punire con maggiore severita' la false comunicazioni in materia societaria; - la Legge cd. "ex Cirielli", 5.12.05 n. 251, definita "obbrobrio devastante" dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto introdotto nuove cause di impunita' per i potenti (attraverso la prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e pesanti discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi: dunque, incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione carceraria saranno l'effetto di un diritto penale per tipo d'autore; - la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il 24.1. 06, che introduce una presunzione di proporzionalita' tra i delitti contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi da fuoco contro chi ne e' responsabile; - la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilita' delle sentenze di proscioglimento, approvata definitivamente il 15.2.06, che, a parere di molti, altera il principio costituzionale della parita' delle parti nel processo e, dilatando le possibilita' di ricorso alla Corte di Cassazione, parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendo ne ingestibile l'attivita'''.
''L'impegno -ancora il testo della Gandus- di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti legislativi di attuazione delle legge di riforma dell'ordinamento giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo cosi' potra' essere predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro, utilizzando i contributi del CSM, degli accademici, della magistratura associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale amministrativo.
Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna elettorale un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare immediatamente per l'abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in promesse di riforme generali nei vari settori dell'ordinamento.
L'assunzione di tale impegno e' condizione e garanzia irrinunciabile perche', come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volonta' degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le regole fondamentali della democrazia. 16 febbraio 2006"''.
''A parere dei firmatari, dunque -fa notare il senatore a vita- le leggi citate oltre ad essere causa di "impunita' per i potenti" ed essere "state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettivita' "e quindi con ogni evidenza riferibili al Presidente Berlusconi, debbono trovare "abrogazione immediata" . La riforma della legittima difesa viene definita "barbara", la riforma della prescrizione, decontestualizzando una espressione dell'allora Presidente della Cassazione, quale "obbrobrio devastante". Si osservi fra l'altro che nel processo de quo la legge 5.12.2005 n. 251, se non fosse stata accolta dal Tribunale presieduto dalla dottoressa Gandus la contestazione suppletiva Ce tale contestazione doveva, a tutto concedere, essere ritenuta un fatto nuovo), avrebbe dovuto trovare immediata applicazione''.
''La dottoressa Gandus e' firmataria di tale appello e di tale impegno -ricorda Cossiga- Condividerlo quale magistrato, che tale si qualifica nel firmare l'impegno, potrebbe gia' apparire un fuor d'opera rispetto al suo ruolo, ma e' certamente impensabile che possa serenamente giudicare colui il quale tali provvedimenti ha posto in essere quale capo del governo e a favore del quale sarebbero stati promulgati.
A cio' si aggiunga che firmatario dell'impegno e' anche il dottor Sergio Spadaro che e' il P.M. presso il Tribunale di Milano che segue i provvedimenti milanesi insieme al dottor De Pasquale nei confronti dell'on. Berlusconi. La condivisione di tale impegno non e' certo elemento di tranquillita' per l'imputato''.
''Nel sito internet di Magistratura Democratica, in un intervento del 9.05.2005 dal titolo "Donne di M.D.", la dottoressa Gandus interloquiva sulla legge afferente, fra l'altro, la fecondazione assistita -scrive ancora Cossiga- Trattasi come e' noto di provvedimento fortemente voluto dall'on. Berlusconi.
Sul punto affermava la dottoressa Gandus: ''Dalla nostra posizione su quella orribile legge, incostituzionale, invasiva, penalizzante per la salute delle donne, che confonde diritto e morale, discende necessariamente il si' ai quesiti referendari"''.
''In merito a tale legge, del resto, la dottoressa Gandus, anche in data 12 gennaio 2005, aveva gia' avuto modo di esprimersi, aderendo mediante la propria sottoscrizione a un testo in cui si prende posizione anche in materia di politica estera: "[ ... ] la legge sulla fecondazione assistita ormai tristemente nota sia per essere un concentrato di barbarie giuridica, di sadismo misogino, di ipocrisia e di integralismo, ma anche fonte immediata di ansia, di sofferenza, di ingiustizia e di discriminazione sociale [ ... ].
La maggioranza parlamentare, ben piu' ampia dell'attuale centrodestra, che ha votato questa legge ha inferto una grave ferita alla democrazia italiana e alla qualita' della convivenza civile. Da un lato ha perpetuato la subalternita' storica delle classi dirigenti italiane agli indirizzi della politica vaticana, dall'altro si e' ricollocata nella cultura politica della globalizzazione, che garantisce l'ordine mondiale con la guerra preventiva e di fatto opprime e discrimina il soggetto che quotidianamente porta l'umanissimo "disordine" della difesa della vita reale, della assunzione di responsabilita', della parola ultima della procreazione, cioe' la donna"''.
''Non v'e' dubbio che ciascuno possa esprimere liberamente le proprie opinioni politiche sulle leggi -osserva ancora Cossiga- ma poi non dovrebbe poter giudicare colui che tali leggi ha fortemente voluto, perche' la sua terzi eta' appare irrimediabilmente compromessa.
Sempre sul sito di M.D. e' riportato un altro intervento della dottoressa Gandus intitolato "Giustizia a Porto Alegre" durante un congresso. In tale sede la dottoressa Gandus affermava: "Del "caso italiano" hanno parlato in molti, a cominciare proprio dalla Robinson e da Garzon: perche' e' certamente vero che la situazione dei giudici in molti paesi (in particolare del c.d. terzo mondo) e' infinitamente peggiore di quella italiana, ma e' altrettanto vero che la messa in discussione delle prerogative costituzionali di autonomia ed indipendenza, del ruolo di controllo della legalita' della magistratura in Italia, considerata fino ad ora un modello, fa scandalo a livello internazionale".
''Anche in tal caso e' legittimo il diritto di critica ma non si comprende come il giudice possa in caso siffatto essere ritenuto o apparire terzo rispetto all'imputato Berlusconi, presidente del Consiglio e quindi conclamato avversario politico -e' il ragionamento del senatore a vita-
Altrettanto legittimo appare occuparsi della lettera da inviare come donne al centrosinistra per il programma di governo, ma certamente non ci si dimostra super partes quando si deve giudicare l'avversario politico. Nel sito www.cappuccino.it v'e' un illuminante articolo della dottoressa Gandus del 3.06.2006, quando gia' vi era stata la discussa e da costei auspicata vittoria dell'area del centrosinistra''. ''Si legge testualmente: "La "devolution" e' una delle questioni fondamentali sottoposte a referendum. E' importante opporvisi perche' e' espressione della generale posizione antidemocratica, centralista, autoritaria della controriforma e non rappresenta affatto una apertura al federalismo. Il federalismo e' una antica battaglia della sinistra, del pensiero liberale democratico, libertario e del solidarismo cattolico ed e' affermato nella costituzione come valorizzazione delle autonomie: prima di tutto dei Comuni (istituzioni di base in diretto rapporto coi cittadini), poi di Province e Regioni.
Invece la devolution della contro riforma: nega il ruolo dei Comuni, di cui distrugge l'autonomia; la politica del centro destra che propone la devolution ha attaccato alla radice la finanza e la gestione dei servizi municipali; realizza un nuovo "centralismo di stato regionale", senza alcuna forma di solidarieta' (la "secessione" della Lega); lascia al potere legislativo centrale tutte le decisioni di indirizzo politico generale; non rappresenta effettivamente le Regioni nel "Senato delle Regioni"; non prevede alcuna forma di federalismo fiscale, senza il quale il regionalismo non puo' operare; e' sovrastata da un incombente potere autoritario e centralista, concentrato nelle mani del capo del governo. La devolution e' il contrario del federalismo, che non si "devolve" dall'alto ma si costituisce dal basso, a partire dall 'esperienza sociale e municipale di autonomia''.
''E' facile comprendere come una delle piu' importanti riforme del governo Berlusconi fosse pesantemente attaccata dalla dottoressa Gandus. Parere assolutamente legittimo e da molti, in allora, condiviso, ma non appare certamente ipotizzabile che dopo affermazioni siffatte la dottoressa Gandus appaia disinteressata all'esito dell'odierno processo.
Silvio Berlusconi e' l'avversario politico in tutti i campi. Nella giustizia, negli assetti costituzionali del paese, nelle questioni morali, nella politica estera. Nel documento di Sinistra Critica "area programmatica di Rifondazione Comunista", settore della politica certamente avverso all'on. Berlusconi, vi e' la cronistoria di una grande manifestazione tenutasi nel 2005 contro il governo dallo stesso presieduto''.
''Secondo quanto riportato nel documento: "Per Nicoletta Gandus, del collettivo donne e diritto, il sabato milanese e' un fatto "enorme" di cui chiunque faccia politica dentro e fuori il palazzo non potra' non tener conto. Al di la' del numero, "peculiarita' e bellezza" della manifestazione derivano dall'essere stata autorganizzata. Non fosse "nata dal basso ", non sarebbe riuscita cosi' bene.
"E' un altro segnale del desiderio di donne e uomini di partecipare alla politica. E' stata un 'affermazione di liberta', in 200 mila abbiamo detto che non esiste una sola morale ". Comunque, "e' stato solo l'inizio ", l'attacco alle liberta' e alla laicita' andra' avanti. Ieri sulla 194 "non applicata nella sua interezza" e sui "colloqui nei consultori" il Comitato nazionale di bioetica ha preso una posizione analoga a quella del Movimento per la vita "nessuna sorpresa", commenta la magistrata milanese, "e' lo stesso comitato che raccomanda la adottabilita' degli embrioni anche alle single. Riscoperte solo come utili contenitori della vita nascente". ''Come piu' volte detto non v'e' dubbio che la dottoressa Gandus bene faccia, se lo ritiene, ad estrinsecare la propria attivita' politica contro il governo di Berlusconi, ma e' altrettanto evidente che non e' giudice che appare terzo nel momento in cui deve giudicarlo.
Su www.caffe'europa.it si puo' reperire un documento firmato anche dalla dottoressa Gandus nel 2004, fortemente critico sempre nei confronti della legge sulla procreazione assistita. Parere piu' che legittimo, ma la legge sostenuta dal governo presieduto dall' on. Berlusconi viene definita, fra l'altro, "una mostruosita' giuridica, inaccettabile ed inapplicabile" affermandosi altresi' che "piega in tutta evidenza la funzione legislativa ai pretesi rigori etici".
La posizione della dottoressa Gandus non e' minimamente criticabile in se', ma lo diviene ove voglia giudicare l'on. Berlusconi''. ''La dottoressa Gandus, unitamente al dottor Spadaro, e' stata firmataria di un appello contro la decisione del governo Berlusconi di prorogare il Procuratore Nazionale Antimafia.
Infine si deve porre in evidenza come la dottoressa Gandus appaia fra i soggetti potenzialmente danneggiati nel processo collegato, da cui nasce il presente processo, avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi fra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi parte civile anche nei confronti dell'on. Berlusconi, e che a tutt'oggi, anche dopo la dec1aratoria di prescrizione del reato, possiedono legittimazione attiva per proporre azione civile contro il medesimo''.
''Per tutto quanto sopra esposto, una prima considerazione si impone: la dottoressa Gandus avrebbe dovuto astenersi dal processo ai sensi della lettera h) del primo comma dell'art. 36 c.p.p., perche' balza ictu oculi la gravita' dei presupposti delle "ragioni di convenienza".
Ma, a tacer di questo, si deve riconoscere che le reiterate manifestazioni di pensiero della dottoressa Gandus appalesano altresi' una "inimicizia grave" nei confronti dell'imputato Berlusconi, ai sensi della lettera d) del citato primo comma dell'art. 36 c.p.p ..
Il concetto di "grave inimicizia" che legittima sia la richiesta di astensione, sia la dichiarazione di ricusazione (ai sensi del primo comma lettera a) dell'art. 37 c.p.p.) deve essere valutato secondo interpretazione teleologica. Se un giudice nutre personalmente profondo astio nei confronti di una parte del processo, ha l'obbligo di astenersi appalesando il motivo, anche se questa sua condizione soggettiva che attiene al foro interno dei suoi sentimenti non e' mai stata conosciuta da altri''. ''Per quanto attiene, invece, l'identica causa di ricusazione, e' giocoforza ammettere che lo stato di "grave inimicizia" sia ragione di ricusazione quando lo stesso sia conosciuto. Infatti nella astensione si pretende che il giudice, per evitare che i suoi sentimenti influiscano sul giudizio, debba chiedere di non parteciparvi al fine di evitare ogni interno sforzo per essere terzo e imparziale.
Nel caso di ricusazione, per contro, la conosciuta situazione di "grave inimicizia" determina oggettivamente l'incompatibilita' del giudice che, comunque, deve non solo essere, ma anche apparire, terzo e indifferente. A questo proposito e' necessario ricordare quanto la Corte Costituzionale ha puntualmente affermato con le note sentenze 306, 307 e 308 del 1997. La Consulta, trattando del regime delle incompatibilita' di cui all'art. 34 c.p.p., ha segnato i confini tra cause di incompatibilita' e, per contro, di astensione e ricusazione''.
''Segnatamente con la sentenza n° 30711997 la Consulta nella prospettiva del "giusto processo" segnalava come questo potesse essere salvaguardato con il ricorso non piu' all'incompatibilita', ma alla astensione e ricusazione, "eventualmente anche richiedendo un successivo intervento di questa Corte". Con la sentenza n° 30811997 la Corte Costituzionale assume che la questione sottoposta al suo giudizio "sollecita alcune riflessioni generali sugli strumenti di tutela del valore dell'imparzialita' del giudice apprestati dal codice di procedura penale e sulla loro idoneita' a garantire in forma razionale ed esaustiva il principio del giusto processo".''Dopo aver delineato tratti comuni dell'incompatibilita' e dell'astensione/ricusazione, ed aver riconosciuto che tutti questi istituti si giustificano per rendere efficace la tutela del principio di imparzialita', la Consulta, nel dichiarare inammissibile la questione di legittimita' circa l'esaustivita' del disposto dell'art. 34 c.p.p., "invitava" il giudice rimettente a scrutinare il caso concreto nella prospettiva dell' astensione o ricusazione gia' previste dall' ordinamento, ovvero di verificare se questi istituti "postulino un intervento di questa Corte". ''Cosi' operando la Corte Costituzionale segnala implicitamente la possibile inadeguatezza dei parametri offerti dagli articoli 36 e 37 del codice di procedura penale e, nel contempo, non pare affatto contraria a una interpretazione estensiva degli stessi, interpretazione, com'e' noto, possibile senza vulnus del principio di tassativita' e del correlato divieto di analogia anche nelle ipotesi di indicazioni tassative. Due anni dopo la riforma dell' art. 111 della Costituzione assegna valore di rango costituzionale alla terzieta' ed imparzialita' del giudice. Quanto finora esposto segnala la necessita' di interpretazione ed applicazione dell'istituto della ricusazione in termini meno asfittici di quanto finora sia stato fatto. La dottoressa Gandus si appalesa portatrice di profonda ostilita' nei confronti dell'on. Berlusconi''. ''La personalizzazione dell'inimicizia non puo' essere negata sol con l'osservare che il giudice avrebbe contestato le leggi e non il Presidente del Consiglio che le avrebbe ispirate o volute, perche' in questi anni tutta l'opinione pubblica e tutti gli avversari politici hanno di questa personalizzazione fatto bandiera costantemente garrente. Ed allora la dottoressa Gandus non poteva non sapere, anche se avesse potuto diversamente divisare, che i suoi strali sarebbero stati, oggettivamente, indirizzati in via diretta alla persona di Silvio Berlusconi, e che come tali sarebbero stati da tutti recepiti. La dottoressa Gandus quindi si trova in stato di grave inimicizia nei confronti della persona che dovrebbe giudicare. E se anche non lo fosse, certamente lo appare''. ''E non occorre ricordare che per giurisprudenza costituzionale consolidata il giudice, a tacer di tutto, non deve apparire condizionato. L'assunto e' tanto piu' pregnante poiche' la finalita' dell'istituto della ricusazione non e' solamente quello di provvedere a un giudice terzo e imparziale, ma anche di mantenere, su questo presupposto, la credibilita' dell'intera magistratura. Nel caso concreto, tra l'altro, la dottoressa Gandus risulta essersi posta in contrasto con la disposizione del codice deontologico della magistratura associata che impone al magistrato di evitare "qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine".
''Il concetto di "centri di potere partiti ci" si rileva, per quanto qui occorra, dai documenti che contengono le sue opinioni, reperibili anche nei siti di emanazione di partiti o di questi usuali sostenitori. Non puo' darsi neppure come acclarato che l'interesse nel procedimento di cui alla lettera a) dell'art. 36 ( e della lettera a) dell'art. 37) c.p.p. non possa essere individuato nella appartenenza del giudice ad una compagine politica ne' comune ne' contraria a quella di una delle parti. Infatti, pur in difformita' dalla prevalente giurisprudenza e dottrina, che vogliono far salvo il principio fondamentale di liberta' di manifestazione del pensiero, si e' osservato che l'interesse, che ingenera il sospetto di incompatibilita', puo' sorgere persino quando l'interesse rampolli da solidarieta' esistente anche in politica''. ''Ma, a tacer di questo, nel caso concreto l'interesse e' stato pervicacemente perseguito attraverso strutture logico semantiche e scelte linguistiche tali da dimostrare in se', e per l'autore che le adopera o che se ne impossessa, un'adesione astiosa e senza condizionamenti a tesi assolutamente contrarie alla legislazione del centrodestra, il cui destinatario e' sempre e comunque l'onorevole Berlusconi. Qui non si verte nell'ipotesi di appartenenza ad una corrente dell'associazione nazionale magistrati "pur ricollegata ad aspri conflitti personali", ma ad una vera e propria appalesata grave inimicizia''.
''E l'oggetto di questa inimicizia non appartiene a settori della vita che potrebbero di per se' essere giudicati neutri rispetto al giudizio, ma si incista proprio nella funzione legislativa operata dall'imputato, in gran parte ritenuta dal giudice disprezzabile e barbarica -prosegue- L'inimicizia, dunque, si configura negli elementi fondanti in proprio i presupposti dell'attivita' del giudice, e cioe' il suo essere rispettoso della legge, in questo caso nei confronti del primo motore della legislazione stessa''.
''Le legittime esternazioni della dottoressa Gandus quindi appaiono settarie nel contesto di un giudizio penale dove la stessa assume il ruolo di giudice e di presidente del collegio. L'inimicizia grave e' documentata dagli allegati e non si fonda su sospetti o congetture, ma si evince ex ore suo'', conclude Cossiga. (Adkronos).
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