| 3 apparizioni in video e chiunque viene intervistato... |
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| 19/12/2007 | |
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20 dic. - di Francesco Fusco - “L'importanza della dimensione etica” della
politica. La TV dia più spazio a Napolitano e meno ai “coglioni”
“L'Italia crede nei valori della democrazia e del rispetto della
persona umana, come asse portante di un ordine internazionale giusto e
stabile.
Siamo convinti - ha affermato ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che, pur nel rispetto delle diversità tra popoli e continenti, questi valori debbano accomunarci”, spiegando che “la nostra battaglia per la moratoria sulla pena di morte riflette questa nostra profonda convinzione “.
Parole tutte da condividere, perché riflettono il sentire della quasi totalità degli Italiani ( le eccezioni sono veramente pochissime), è uno dei patrimoni da conservare gelosamente, perché simbolo di una civiltà che ha saputo trarre dal passato, il più remoto, ma anche più recente ( gli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale e quelli immediatamente successivi ) un insegnamento fondamentale: il rispetto della vita umana.
In tutte le sue forme, anche quelle embrionali capaci di suscitare dibattiti fra scienza e religione cattolica, diventati poi strumenti della politica e di una elite scientifica che nega l’esistenza della vita al momento del concepimento.
Il Presidente della Repubblica riferendosi al voto delle Nazioni Unite che ha detto si alla moratoria ha fatto riferimento anche alla “importanza della dimensione etica della nostra politica estera”.
E la politica interna?
Non è che Napolitano non la tenga d’occhio, spesso i suoi richiami avvengono non solo in privato ma anche in pubblico.
Tutti i rappresentanti dei partiti politici a parole si dichiarano d’accordo, poi con le azioni danno ragione ai vari comici che nei teatri, nelle piazze, e nella TV di Stato o meno prendono di mira con lo sberleffo appunto la politica.
E costoro ottengono attraverso la risata, le espressioni volgari, non solo più spazio e più audience, ma maggiore approvazione da parte della pubblica opinione.
E guai se qualcuno cerca di dir loro qualcosa, di moderare il linguaggio, visto che entrano nelle case di tutti gli italiani; ecco la “stampa”, libera o meno, gli opinionisti televisivi – spesso senza opinioni originali - pronti a dissertare sulla violazione del diritto di espressione.
Costoro, quelli che si autodefiniscono “giullari”, finiscono perfino per essere intervistati da quotidiani importanti come il NYT, con buona pace di tutti.
Se tanto spazio, ore intere, soprattutto da parte del servizio televisivo di Stato fosse un poco ridotto per concederne uno maggiore alla Presidenza della Repubblica, la più alta rappresentanza del popolo italiano, forse i messaggi che provengono dal Quirinale, i richiami alla politica, alla magistratura, agli italiani, avrebbero un maggiore impatto su chi ascolta.
Non solo un impatto politico ma “culturale”, nel senso di insegnamento serio, di esame approfondito dei problemi con i quali ci confrontiamo.
Invece ci si riduce a “riassunti”, alla registrazione di spezzoni, che spesso lasciano incompiuto il messaggio.
I media preferiscono i comici e i commentatori improvvisati dei vari talk-show ( diversi dai programmi di approfondimento politico) pronti a dire la loro.
Enzo Biagi commentava:” dopo tre apparizioni in video, qualunque coglione viene intervistato, dice la sua e anche quella degli altri”. Ci avete fatto caso?
Francesco Fusco
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