Bufera sul Pd ligure dopo l’esito delle primarie del centrosinistra a Genova che hanno premiato il candidato spinto da Vendola, Marco Doria. E’ Pierluigi Bersani a commentare il risultato con un secco: “Le primarie hanno una loro logica. Quando si accetta che alla gara partecipino più candidati del Pd, poi se ne devono accettare gli esiti”.

Gli esiti appunto, cioè la sconfitta di candidati del Pd. Eppure Bersani invita il partito e il centrosinistra a lavorare con entusiasmo e a guardare alla prossima primavera per vincere con Doria. Eppure però gli esiti della votazione hanno già avuto un effetto devastante sul partito: i due segretari, provinciale e regionale,  Victor Rasetto e  Lorenzo Basso hanno infatti rassegnato le loro dimissioni. E’ sbagliato drammatizzare l’esito delle primarie ma anche fare finta che il partito non abbia problemi. Rimetto il mio mandato per aprire una discussione e ricompattare il partito”.

E anche la stessa Marta Vincenzi, sindaco attualmente in carica ha espresso la sua preoccupazione in merito all’esito della votazione: “il rischio è nel voto a Doria come voto anticasta del tutti uguali. Viva i predicatori. Nel non riconoscere l’onesta fatica del riformismo vero. Nell’agitarsi dei gruppi di potere dentro e a fianco del Pd. Dovevo dargli una mazzata subito invece di aspettare che si rassegnassero”.  “Il mio errore è stato questo – continua Vincenzi – ho persino cercato di nobilitare la guerra che mi hanno fatto dipingendo le primarie come utili. Ho provato a tenere insieme una maggioranza impossibile. Quando si tradisce la propria natura non si convince e la discontinuità non funziona“. “Non sono riuscita ad essere discontinua sino in fondo. Speravo che il Pd mi digerisse elaborando il lutto del 2007. Non è successo. Nessuno ha digerito il Pd. Bravi tutti”. Il sindaco si candida poi alla filosfa Ipazia, la filosofa uccisa nel V secolo dai fanatici cristiani.

 Soddisfatto invece Nichi Vendola: “Non ha vinto un partito, bensì una domanda di rinnovamento. Doria è il risultato della sobrietà, del rigore intellettuale, della capacità di ascolto, della civiltà del dialogo, dell’investigazione sociale. Non è un giudizio negativo su Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, ma Genova chiede un ricambio: la gente guarda a chi vuol cimentarsi con i suoi problemi e le sue angosce, con chi è pronto a tutelare i diritti e non si ferma davanti agli ‘altrimenti’: altrimenti Bruxelles, altrimenti le Borse, altrimenti gli industriali. E Basta!”.