Non si attenua la crisi diplomatica tra Italia e India per il caso dei pescatori scambiati per pirati e uccisi, secondo le autorità indiane, dai due militari italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girolamo. Ora i due marò sono in stato di fermo e le carte processuali sono in mano al pm Francesco Scavo Lombardo, a cui toccherà ricostruire l’accaduto e chiarire le responsabilità.

Sono tante le incongruenze nella relazione che due giorni fa è stata trasmessa alla procura di Roma da New Delhi in cui Latorre ricostruisce cosa è avvenuto nel conflitto a fuoco. Fra queste le raffiche di avvertimento sparate dal peschereccio italiano “in acqua”, secondo quanto riferito dal militare, quindi senza possibilità di ferire nessuno. Ma non è chiara neanche l’ora in cui è avvenuta l’azione, tantomeno il motivo per cui gli italiani siano poi entrati nell’area controllata dagli indiani consentendo il fermo, nonostante la Marina avesse espresso parere contrario. 

Ieri la Farnesina aveva diramato un comunicato in cui confermava i mancati accordi diplomatici ed evocava “atti unilaterali” da parte della polizia indiana, oltre a ribadire che i due accusati “godono della immunità della giurisdizione rispetto agli Stati stranieri“. New Delhi sembra invece certa della sua posizione secondo cui debba prevalere la legge della territorialità.