La vicenda di Khader Adnan  sta facendo discutere tutto il mondo. Migliaia le organizzazioni in difesa dei diritti umani che si sono mobilitate in difesa del detenuto palestinese in carcere dallo scorso mese di dicembre e che, per difendere il suo diritto di difesa ha intrapreso uno sciopero della fame che potrebbe costargli la vita. Manuele Malenotti, dalle pagine del suo blog, lancia un appello per sensibilizzare l’opinione pubblica su un caso che, dietro di sè, nasconde una procedura- quella della “detenzione amministrativa” – che va contro i diritti umani.

“L’uomo, detenuto a Gerusalemme, è entrato nel 63esimo giorno di sciopero della fame. Il prigioniero politico palestinese è ormai un eroe ma rischia di essere un “eroe morto” – spiega Malenotti -A favore di Adnan si sono mobilitate diverse Organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani ma a nulla è servito. L’uomo di 33 anni è stato condannato da un giudice militare israeliano a quattro mesi di “detenzione amministrativa”. Peccato che per tale reato non sia previsto un processo e che, in questo caso, non vi siano nemmeno indizi di colpevolezza eclatanti”.

“Troppi gli appelli caduti nel vuoto che lo hanno portato a scegliere la via dello sciopero della fame contro l’uso della detenzione amministrativa. A sostegno della causa di Adnan non ci sono solo le Ong che difendono i diritti umani, come Amnesty International, ma anche i cittadini comuni che sono scesi per le strade di Gaza e in Cisgiordania a manifestare. Una difesa che noi tutti dovremmo intraprendere perchè non si tratta solo di garantire a un cittadino un processo e la possibilità di difendersi contro accuse che potrebbero rivelarsi infondate ma anche una battaglia contro gli arresti arbitrari e le violenze gratuite. Un passo che alimenta anche la speranza della fine delle ostilità tra palestinesi e israeliani”.