La lotta all’evasione fiscale ha dato i suoi frutti: come si leggenella bozza del decreto legge fiscale “le maggiori entrate derivanti negli anni 2012 e 2013 dalle disposizioni di cui al presente decreto in materia di contrasto all’evasione sono riassegnate per essere destinate a misure, anche non strutturali, di sostegno del reddito di soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse”. A decorrere dall’anno 2014, dopo il raggiungimento del pareggio di bilancio, meno tasse per i redditi più bassi o nelo specifico “all’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico”.

Nella bozza si legge anche che “L’Agenzia delle entrate elabora, nell’ambito della propria attività di pianificazione degli accertamenti, liste selettive di contribuenti, i quali siano stati ripetutamente segnalati in forma non anonima all’Agenzia stessa o al Corpo della Guardia di Finanza in ordine alla violazione dell’obbligo di emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale, ovvero del documento certificativo dei corrispettivi”.

Tra le novità arriva anche la cessazione d’ufficio per quel che riguarda le Partite Iva inattive: “L’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati e degli elementi in possesso dell’Anagrafe tributaria, individua i soggetti titolari di Partita Iva che, pur obbligati, non abbiano presentato la dichiarazione di cessazione di attività” e “comunica agli stessi che provvederà alla cessazione d’ufficio della Partita Iva”.

Inoltre, “A decorrere dal 1 luglio 2012, non si procede all’accertamento, all’iscrizione a ruolo e alla riscossione dei crediti relativi ai tributi erariali, regionali e locali, qualora l’ammontare dovuto, comprensivo di sanzioni amministrative e interessi, non superi, per ciascun credito, l’importo di euro 30, con riferimento ad ogni periodo d’imposta. La disposizione non si applica qualora il credito derivi da ripetuta violazione degli obblighi di versamento relativi ad un medesimo tributo”.