Tensione a Kabul, dove la presenza straniera continua a suscitare l’ira dei gruppi estremisti. L’ambasciata americana in Afghanistan è stata costretta a chiudere in via precauzionale. Gli impiegati che lavoravano al suo interno sono rimasti bloccati per via delle violente manifestazioni che si stavano svolgendo per le strade della Capitale. Il motivo di tanta rabbia è il rogo delle copie del Corano avvenuto nella base Usa a Bagram. Dopo la notizia le proteste, esplose ieri che non si accennano a placare.
A fare infuriare i musulmani la decisione presa da alcuni addetti della base aerea statunitense di distruggere testi sacri per loro. A poco sono bastate le “sentite scuse” del generale John Allen, capo della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). Allen si è scusato con il nobile popolo d’Afghanistan, ma nonostante ciò ci sono ancora 500 persone in corteo proprio vicino al Parlamento e alla base militare.
Al momento il bilancio è di un morto, mentre i feriti sono circa una ventina; le proteste si stanno concentrando in particolare nell’est del Paese, e a Kabul.




















