19 Marzo 2010 01:43

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INTERVISTA ALLA SCRITTRICE FREDERIQUE DEGHELT, AUTRICE DI “TI HO TRADITO CON LE PAROLE”

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23 ott. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Ti ho tradito con le parole (titolo originale La grand-mère de Jade) di Frédérique Deghelt, pubblicato in Italia da Frassinelli (pagg. 245, € 17,50), è un delicato dialogo a due voci, fra due personaggi femminili, una nonna (Jeanne, chiamata Nanà) e la nipote Jade, che si conoscono e si riscoprono sull'onda della potenza travolgente degli affetti e di passioni inconfessate.
La giovane donna moderna “rapisce” la nonna per salvarla dalla casa di riposo, trovando nel rapporto con la nonna ottuagenaria la forza e il coraggio di rinnovare la vita di entrambe. 
Il titolo in italiano è proprio diverso dall'edizione francese: “Non l’ho scoperto subito - rivela la scrittrice a Clandestino Web: il titolo italiano mi è piaciuto subito perché non è sbagliato. La protagonista stessa dice che i libri sono stati i suoi amanti. Alla fine è più misterioso della versione francese che è più semplice; ma io mi fido dei miei editori”.
Ha sentito il recente discorso del Papa sugli anziani abbandonati anche dalle famiglie?
“No, non l’ho sentito ma comunque è un dato di fatto, una realtà. Il libro è uscito in Francia nove mesi fa e in questo periodo tanti lettori mi hanno contattato: i giovani sono rammaricati del fatto che hanno lasciato che i loro nonni venissero rinchiusi negli ospizi. C’è una preoccupazione generale legata all’età che passa e si ha paura di invecchiare. Le persone anziane non sono considerate dei saggi come prima: la loro età viene vista come qualcosa di negativo che ricorda che invecchiamo. Mi vengono in mente le parole che si trovano sulle lapidi: Io sono dove siete, sono dove sarete”.
Lei come vede le diverse fasi della vita?
“Le fasi della vita non possono essere distinte dal tempo che viviamo: ne fanno parte. Oggi gli anziani vogliono sembrare giovani ma al contempo c’è qualcosa in tutti noi che non ha età e che possediamo sempre sia che abbiamo 5, 20 o 40 anni: non è l’esperienza ma rappresenta la nostra personalità che l’educazione può certamente smussare ma che possiamo tirar fuori al momento opportuno. Mio suocero, per esempio, non va agli eventi perché li reputa cose da vecchi e nella testa è rimasta una persona giovane. Così come quando un bambino dice una cosa saggia e ce ne stupiamo perché troppo piccolo”.
La nonna dice che in ognuno c'è una parte insospettabile. Lei ha scoperto la sua?
“Siamo tutti così. Da dodici anni faccio teatro con un professore che mi ha detto che fare teatro significa risalire la corrente della paura, ricercare la parte di noi che non si conosce. Lo stesso per le persone che crediamo di conoscere ma che possono rivelarsi diversi per come comunemente le concepiamo”.
La protagonista ha una prima negativa impressione di Parigi: il punto di vista è suo o del personaggio?
“Le impressioni sono sempre quelle dei personaggi. Nella prima bozza mi limito ad ascoltarli anche se non sono sempre d’accordo con loro. Nel lavoro successivo io mi tolgo del tutto dallo scritto perché non devo assolutamente apparire: se mi si vede vuol dire che qualcosa non funziona”.
Qualche personaggio ha preso nella stesura una direzione che ha in seguito corretto?
“Ci sono due tempi completamente diversi: la fase della scrittura e il lavoro che viene dopo. Non mi è mai capitato di riportare a un punto iniziale i personaggi: non decido di stare da qualche parte. Il mio editore dice che sono un cavallo pazzo che corre nelle vallate. Non rileggo mai: scrivo e tutto finisce lì. C’è una frase che recita: bisogna amarsi scrivendo, odiarsi rileggendo e tenersi d’occhio riscrivendo. Quando rileggo rimetto mano al testo e correggo ma non vincolo mai i personaggi (Frédérique Deghelt ci mostra il manoscritto scritto di proprio pugno per la prima stesura del romanzo, ndr”).
Jade d'istinto va a prendere subito la nonna: secondo lei si agisce più seguendo la testa o lo stomaco?
“Per la maggior parte dei casi non abbiamo scelta: ci sono persone che agiscono più con la testa e altre con lo stomaco. Uno scienziato ha affermato che l’innamoramento è lo stato più patologico che ci sia perché ci fa fare cose impensabili, al di là delle abitudini, cose che ci sfuggono senza un perché”.
E per la scrittura?
“Si scrive con il corpo: quando ho scritto la parte che lei ha citato probabilmente in quel momento mi trovavo nello stomaco di Jade”.
Nel personaggio di Nanà si uniscono la cultura della vita con quella dei libri: è possibile?
“La nonna viene da una vita trascorsa in montagna: conosce la natura da sempre e ha conosciuto tardi la letteratura, che noi invece impariamo già a scuola. Io non sono capace di riconoscere le piante e alla maggior parte di noi manca questo tipo di cultura. Non è facile conciliare le due cose anche se necessario”. Giovanni Zambito.
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