CIRO IMPARATO: I 4 COLORI DELLA VOCE PER VIVERE MEGLIO. COM'È QUELLA DEI POLITICI? L'INTERVISTA
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28 lug. - INTERVISTA di Giovanni Zambito. Doppiatore da oltre vent’anni, formatore e voice coach, Ciro Imparato, unendo lo studio della voce alla psicologia, ha inventato nel 2005 il Metodo FourVoiceColors per migliorare la voce e la capacità comunicativa in ambito professionale e personale.
Basta andare al sito www.lavoce.net per scoprire se la propria voce è gialla, verde, blu, rossa, grigia o nera, ma intanto per iniziare a capire e conoscere il potere straordinario che la voce possiede è consigliabile leggersi il libro “La tua voce può cambiarti la vita” (Sperling & Kupfer, pagg. 220, € 19,00) che Ciro Imparato ha scritto per guidare il lettore,
fargli “raggiungere ciò che fino a oggi sembrava impossibile” e
aiutarlo ad armonizzare lo strumento vocale per farlo assomigliare al
corpo e alla propria essenza. Sabato a Ischia ha ricevuto un premio al concorso “Leggio d’oro”.
Il metodo elaborato da Ciro Imparato analizza i diversi stili di comunicazione che si possono applicare alle situazioni variegate e a cui corrispondono altrettanti colori: può essere “simpatico e attivo” e quindi sarà giallo, “seduttivo ed empatico” (verde), “autorevole” (blu), “energico e passionale” (rosso). Esistono altri due stili sempre negativi: “aggressivo e rabbioso” (nero) e “distaccato e apatico” (grigio), così come può esserci il caso di daltonismo vocale quando si utilizza un unico colore per dire tutto. Ne ha parlato con Clandestino Web. Nel cd allegato al libro sottolinea quanto è importante che la voce non sia scollata dal corpo: personalmente in quale momento della sua vita ha intuito questo in lei? “Questo metodo è nato proprio per risolvere delle difficoltà che avevo io: lavoravo in una radio e mi accorsi che i miei pensieri andavano in un’altra direzione rispetto alla voce. Mi chiedevo quindi che cosa avrebbero capito le persone ascoltandomi e via via ho compreso quanto sia fondamentale che corpo e voce camminino parallelamente”. Quando ha imparato a investire sulla sua voce? “Non appena mi hanno detto che avevo una bella voce e che poteva essermi utile per diventare qualcuno. A 14 anni ero innamorato di una ragazza che mi disse che avrei potuto fare il dee-jay; allora mi sono messo a cercare un’emittente per attirare di più la sua attenzione. Mi sono accorso poi che più lavoravo sulla mia voce più le persone ne erano attratte”. Il fatto che s’investa poco sulla voce non è imputabile all’aspetto generale per cui in realtà le persone poco fanno per stare bene non valorizzando le proprie risorse? “Non è esattamente così. Se si fa una stima dei consumi si nota che è diminuita la spesa per gli alimenti ma è aumentata quella per il wellness, il benessere, la palestra. La verità è che fino ad oggi la voce non era in grado di generare un’economia, e non esisteva un prodotto per migliorarla: adesso il metodo FourVoiceColors è un vero e proprio cosmetico e cominciano ad esserci dei prodotti per la voce così come c’è la crema per il corpo”. Il suo studio cerca di sintetizzare la psicologia con il mondo degli attori: c’è stata qualche particolare reazione da entrambe le sfere professionali? “È una domanda arguta: è la prima volta al mondo che in un metodo si uniscono le due sfere e ci sono ottime probabilità che non venga recepito. Gli psicologi, gli psichiatri, gli psicoanalisti, i trainer, i coach, i counselor a cui l’ho presentato in forma totale lo hanno apprezzato perché lo hanno visto come metodo complementare. Per quanto riguarda gli attori una volta un collega, riferendosi all’antiquato metodo di formazione, mi puntualizzò che non bisogna parlare di intonazioni ma di intenzioni”. Una voce cordiale, calda, simpatica, espressiva può nascere direttamente così? c’entra la genetica? “Per una parte senz’altro quando per esempio parliamo di corde vocali o di cavità boccali. Poi la voce può essere educata ma io parlo di emozioni molto particolari per evitare di essere teorico e insegnare al contrario ad usare concretamente la voce migliorandola in otto ore con un metodo analogico”. Come doppiatore, quale collega secondo lei ha saputo mostrare maggiore autenticità e credibilità verso il personaggio cui ha prestato la voce? “I doppiatori sono uno più bravo dell’altro. Personalmente rimango senza parole quando ascolto Mario Cordova, Giorgio Lopez, Massivo Corvo; resto sbalorditivamente emozionato da Giancarlo Giannini (memorabile il suo monologo ne “L’avvocato del diavolo”); e poi Luca Ward (come non ricordarlo ne "Il gladiatore" o nei film con Keanu Reeves?), Roberto Chevalier, Alessandro Rossi e che dire di Rizzini e Amendola?” Ha dedicato il libro a suo figlio Diego e alla sua voce felice: rifugge dalla tentazione di ‘correggerlo’ sin da piccolo? “No, è lui che tutti i giorni insegna qualcosa a me su cosa dovrei migliorare” . Parlando di personaggi della politica, di che colore è la voce di Berlusconi, D’Alema, Bossi e La Russa? “Quella di Berlusconi ha tutti e quattro i colori vista la sua enorme capacità nell’utilizzarla; la voce di D’Alema è straordinariamente blu ma va anche al di là dei colori classici un po’ come Tremonti; Bossi e La Russa sono entrambi rosso-neri. Potrà sembrare strano, ma Bossi non ha niente di verde nella voce. Nei miei corsi li porto entrambi come esempi di come è possibile avere una bella voce nonostante un timbro non proprio perfetto”. Giovanni Zambito. |
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