| 65° MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA - A OLMI IL LEONE D'ORO ALLA CARRIERA |
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| 10/05/2008 | |
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10 mag. - E' il maestro Ermanno Olmi il Leone d'Oro alla carriera della 65. Mostra internazionale d'Arte cinematografica di Venezia. Il premio, che rende omaggio a un cineasta che ha lasciato un segno profondissimo nell'invenzione del cinema moderno, e' stato proposto dal direttore della Mostra Marco Muller, ed accolto dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta.
Olmi, uomo di cinema di frontiera, ha scelto di vivere lontano dalle mode e dalle correnti modellando immagini e storie per conoscere e capire gli uomini. "Il suo cinema, pervaso da un infinito stupore - si legge in una nota della Biennale di Venezia - esprime un'etica dello sguardo cosi' vicino al mondo da apparire inattuale e 'fuori dal tempo' e crede in una possibile continuita' o mancanza di cesura tra lo schermo e la vita. Ha preferito, infatti, fin dall'inizio della sua carriera operare ai margini della grande produzione e abbandonare le strade produttive tradizionali per solcare, nel corso della sua diversificata attivita' piu' che cinquantennale, vie tra le piu' originali e meno canoniche di tutto il cinema del dopoguerra, affermandosi come punto di riferimento imprescindibile per molto cinema indipendente, e diventando, al tempo stesso, maestro assoluto di rigore e liberta'". Olmi puo' essere considerato una delle rare personalita' della storia del cinema in grado di gestire tutti gli aspetti realizzativi dei propri film (e' stato di frequente, oltre che sceneggiatore e regista, anche direttore della fotografia, operatore e montatore delle sue opere) e di sperimentare frontiere sempre nuove del linguaggio cinematografico, attraverso un uso della macchina da presa "spesso innovativo e mai fine a se' stesso. Il suo uso del mezzo cinematografico, amplificatore dell'umanita' propria e degli altri - prosegue la nota - si e' sempre posto, indipendentemente dai diversi procedimenti stilistici scelti, al servizio dei volti dei personaggi (portatori dei segni del mondo circostante), dei loro gesti (rivelatori di valori assoluti) e dei paesaggi (espressioni altrettanto profonde delle condizioni di vita delle persone). Raccogliendo l'eredita' del neorealismo, ed in particolare la lezione rosselliniana - e facendo propri stilemi di autori come Bresson, Dreyer, Resnais, Bergman, Mizoguchi - Olmi e' stato capace di adattarne i principi, di elaborare un propria poetica, di sperimentare nuove modalita' di costruzione e scomposizione del racconto, muovendosi con maestria in nuove e inesplorate zone di confine tra documentario e finzione, e alternando atmosfere realistiche a visioni favolistiche e fantastiche Partendo da vicende che hanno coinvolto direttamente il suo vissuto personale e da racconti e ricordi della propria infanzia, "Olmi ha rappresentato, come nessuno mai, la trasformazione sociale e antropologica del nostro paese a partire dal dopoguerra e il passaggio epocale dell'Italia da tempi e ritmi della civilta' contadina a quelli di un'economia industriale, con uno sguardo partecipe e discreto rivolto a fatti e parole degli umili e dei diseredati. Con un'attenzione amorevole e compassionevole rivolta alle difficolta' di esistere all'interno di una societa' spesso disumana e disumanizzante, Olmi si e' mosso alla costante ricerca di quei possibili spiragli in grado di spezzare azioni ripetute e alienate, e di quei frammenti di stupore e verita' che sono la ricchezza della vita. Ha consegnato alla storia immagini e documenti indelebili dalla memoria collettiva e fatto rivivere con le sue pellicole valori, saperi e conoscenze che altrimenti sarebbero andati perduti" Olmi, infatti, ha dichiarato: "Oggi quando piu' che mai tutto prende un carattere di violenza, mi riconosco sempre di piu' negli 'anonimi', intendo continuare ad essere 'una' voce nel dialogo generale. Un voce che nel tono e nella misura, e nella consapevolezza dei propri limiti, si pone non tra le persone colte che insegnano e propongono soluzioni, ma tra gli anonimi che cercano una risposta. Oggi il cinema e' alla portata di tutti. Ma non tutti riescono a essere se stessi, a proporre con semplicita' quel che sanno, a raccontare quel che costituisce la ragione stessa del discorso che si vuole tenere. Si rischia cosi' di essere banali' La banalita' mi attrae. Credo piu' al mistero della banalita' che al clamore dei discorsi ufficiali. Quel che e' autentico non e' mai veramente banale". (AGI) |
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