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7 gen.- di Ambrogio Crespi. Non si può aggiungere nulla alle immagini e alle
testimonianze che ci arrivano dalla provincia di Napoli. Montagne di
rifiuti maleodoranti assediano una delle città più belle del mondo, in
un teatro di guerra dove i diritti di tutti vengono calpestati. Non si può aggiungere nulla alle immagini e alle testimonianze che ci arrivano dalla provincia di Napoli.
Montagne di rifiuti maleodoranti assediano una delle città più belle del mondo, in un teatro di guerra dove i diritti di tutti vengono calpestati. L’impotenza delle istituzioni e la loro immutabile permanenza appaiono una provocazione, un insulto al buon senso. Incompetenza, superficialità, arroganza, malavita organizzata, sono tante le ragioni che hanno determinato questa tragedia nazionale come l’ha definita il Presidente della Repubblica.
Ma questa tragedia non è un fatto che ci ha colti all’improvviso, non è una disgrazia inaspettata, ma una vicenda caparbiamente costruita in quasi 15 anni di finanziamenti, soldi sperperati, piani di emergenza, speranze tradite che hanno determinato un colpevole e irreparabile danno ad una intera comunità.
Le immagini di Napoli e delle montagne di immondizia, degli incidenti tra la polizia e i cittadini esasperati e disperati, i manichini appesi nella via principale della città, hanno fatto il giro del mondo, ma il palazzo appare impegnato in uno scarica barile tra la Jervolino e Bassolino che aggiunge vergogna alla vergogna. Le opposizioni sbraitano cercando di cogliere il massimo vantaggio da questa tragedia, le istituzioni litigano e quando va bene si indignano e preoccupano come è successo a Napolitano, ma in pratica la “monnezza” continua ad accumularsi.
Nessuno appare in gradi di risolvere un problema alla base della convivenza civile di una città organizzata che viene normalmente risolto in tutte le città del mondo e non solo di quello occidentale, New York, Parigi, Ragusa, Tunisi, non hanno certamente i problemi di Napoli, ma nemmeno a Calcutta o Mombasa vi troverete di fronte ad una situazione simile.
Nessuno pare rendersi conto che queste immagini che hanno fatto il giro del mondo danno dell’Italia un’idea ed un’immagine di scandalosa arretratezza. La mia preoccupazione è che ora sotto la spinta delle proteste dell’opinione pubblica si trovi la solita soluzione tampone e che tra qualche tempo ci ritroveremo nelle stesse identiche condizioni come ormai succede da più di un decennio.
D’altronde mentre negli Stati Uniti assistiamo alla scalata di Barak Obama e alla sua ventata di novità e in Francia Sarcozy sta appassionando tutti con la sua storia d’amore con Carla Bruni e in Germania fanno la contabilità di chi ha avuto maggiore giovamento dalla Grande coalizione, noi discutiamo di modelli: francese, tedesco, spagnolo e della tutela dei piccoli partiti. Mi piacerebbe sapere il modello napoletano, che porta la firma di Bassolino, in quale contesto lo dobbiamo ascrivere, in questo momento il mondo non ci riconosce per il ruolo fondamentale da noi avuto per la moratoria sulla pena di morte, per il contributo alle missioni di pace, ma per le alte vette di immondizia che sovrastano la città di Napoli.
Sia chiaro però che il maggiore responsabile di tutto questo sono i cittadini che ha eletto e rieletto Bassolino con milioni di voti, scelto con la Jervolino per governare prima la città di Napoli e poi la regione Campania, quindi sono proprio i campani, i napoletani i maggiori responsabili del loro destino, sappiano scegliere meglio in futuro. Ambrogio Crespi
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