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12 ott. - INTERVISTA di Elena Capra. Nell'incontro di calcio di ieri sera disputato fra l'Italia di Marcello Lippi e l'Irlanda di Giovanni Trapattoni gli azzurri hanno staccato il biglietto per i mondiali di Sudafrica 2010, che è risaputo essere l'evento non soltanto dal punto di vista sportivo più seguito in assoluto.
In quell'occasione la febbre da tifo contagia tutti compreso chi solitamente si mostra tiepido nel veder giocare ventidue giocatori che durante il campionato vanno dietro a un pallone per conquistare l'agognato scudetto della stagione. "A dire il vero - sostiene l'editore Fabio Caso a Clandestino Web - tutti gli avvenimenti agonistici che travalicano il confino nazionale assumono un fascino particolare pure su coloro che non seguono abitualmente lo sport".
Come se lo spiega?
"In ciascuno di noi probabilmente si risveglia un meccanismo di identificazione che ambisce ad essere, a fare un qualcosa di diverso e di più importante rispetto all'ordinario: vedere quindi uomini e donne che arrivano a traguardi notevoli dopo allenamenti costanti e seri ci rincuora e ce li rende immediatamente simpatici. Non mi riferisco solamente al calcio: penso per esempio ai recenti mondiali di nuoto svoltisi a Roma".
Di quell'esperienza che ricorda particolarmente?
"Dell'ultima giornata dei Mondiali ricordo perfettamente e con ammirazione l'oro conquistato da due donne: il primo della tedesca Britta Steffen nei 50 stile libero donne battendo la svedese Alshammar e l’australiana Campbell; l'altro della giovanissima russa Efimova nei 50 rana donne raggiungendo persino il record del mondo".
Se è pur vero che ammirando certi fenomeni scatta un meccanismo di aspirata identificazione, è altrettanto vero che in Italia i veri nostri eroi sono i calciatori...
"Ma non solo in Italia: da noi c'è una tradizione fortissima che coincide con il nostro carattere passionale e istintivo che com'è notorio non sempre porta ad atteggiamenti ortodossi o risponde al sano bisogno di agonismo sportivo".
Darebbe dei consigli per la formazione della Nazionale?
"Lungi da me. Non posso però notare che sovente in Italia manca anche nel calcio quello spirito di rinnovamento che spinga ad investire su nuove forze e a scovare nuovi talenti che purtroppo vengono tenuti a scaldare le panchine se non lasciati a casa".
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