| A ClandestinoWeb la scrittrice Antonella Boralevi parla del suo romanzo "Il lato luminoso" |
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| 23/01/2008 | |
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23 gen. - di Giovanni Zambito. S'intitola "Il lato luminoso" il nuovo libro (il dodicesimo) della giornalista e scrittrice Antonella Boralevi edito da Rizzoli (pp. 245, € 17,50): l'autrice scrive su molti giornali e sul settimanale "Donna Moderna" cura una rubrica cui tiene particolarmente. Il romanzo, ambientato a
New York, ha come protagonisti Maria,
giornalista del "New York Times; Mark, potentissimo direttore del museo ‘Asian
Society'; Binky, anziana paziente di una clinica di lusso. "Ogni scrittore è
tutti i suoi personaggi - ammette la Boralevi a ClandestinoWeb - e in qualche modo
scrivere ti consente di vivere tantissime vite. È un'esperienza meravigliosa e
la fai vivere ai tuoi lettori. I tre personaggi de ‘Il lato luminoso'
appartengono a un mondo del privilegio, della fortuna, del lusso, del successo,
ma mangiato dal dolore e dalla disperazione".
Maria è una giornalista come lei... "Maria è figlia di una grande famiglia americana ricca e potente, ma tristissima: ha trent'anni, ma si tiene come se non fosse bella, si protegge dal mondo e non vuole entrare in contatto con nessuno; ha un fidanzato ma non riesce ad amarlo. Molte persone che hanno letto il romanzo si sono ritrovate in parte nella sua personalità, soprattutto nel nodo cruciale del libro: noi cioè tendiamo a proteggerci dagli altri, non ci esponiamo, mostriamo una corazza" La corazza che non ci permette di comunicare con gli altri? "Non ci permette soprattutto di aprirci e lasciarci conoscere dagli altri senza una maschera. Ho scritto questo romanzo per condividere con i lettori la scoperta che ho fatto, il lato luminoso della felicità, che ciascuno di noi possiede e che può incontrare. Ma dentro ognuno di noi c'è un noccio di dolore, piccolo o grande, una nostalgia o un pentimento, che non vogliamo affrontare e così ci rovina la vita. Allora possiamo scioglierlo attraverso la capacità di aprirci all'altro e di entrare a contatto con l'altro" Il libro poteva essere ambientato in un'altra città? "No, è diverso. Ho scelto New York perché è il luogo delle solitudini ma anche delle grandi energie che pulsano. È perfetta, è come la copertina del libro, come siamo noi: nero e oro. Il nero di ciò che non vogliamo vedere e l'oro della luce che ci abita e possiamo scoprire; così è New York: con il nero della solitudine e l'oro della voglia di vivere" C'è un momento particolare in cui "Il lato luminoso" emerge? "Noi ci proteggiamo dagli altri e non vogliamo guardare il dolore che ci appartiene, fingendo che non ci sia, seppellendolo sotto tutte le cose complicate e frettolose della nostra vita. Però questo dolore ci cambia e fa sì che noi siamo infelici senza sapere perchè. Questa è la domanda da cui sono partita: perché la gente si fa così male tanto da arrivare a fare le cose terribili di cui leggiamo sui giornali? Dobbiamo capire che invece non è un obbligo, che possiamo salvarci e la cura è l'altro. Le tre vite del romanzo sono isolate, ciascuna mangiata dal proprio dolore molto potente: all'improvviso il destino le congiunge e ognuno diventa la cura per il dolore dell'altro. È questo il lato luminoso: la capacità di aprirsi all'incontro con l'altro che ti spalanca la felicità" L'altro chi? "Non mi riferisco al tuo fidanzato, a tua moglie, al tuo bambino, ma lo sconosciuto col quale scambi uno sguardo e un sorriso magari uscendo dalla metropolitana e ti rende sereno per tutto il giorno" Fa pensare alle migliaia di occasioni perse che distratti e frenetici non cogliamo... "È vero: dobbiamo frequentare il passato come fanno i personaggi ma non deve costituire un peso. Noi possiamo aver perso qualunque occasione, ma se lei adesso si offre agli altri senza maschera ecco che ha incontrato il suo lato luminoso" A lei è successo in una fase precisa della sua vita? "Uno scrittore è uno privilegiato: viene pagato per lavorare su se stesso e chiunque lo fa arriva a fare delle scoperte. La mia corrisponde a un viaggio che ho fatto dentro di me, arrivato a conclusione" Nonostante l'abnorme sviluppo dei diversi linguaggi sembriamo chiuderci sempre più nel nostro piccolo: un paradosso... "La cultura contemporanea è la cultura della mescolanza, della contaminazione e della solitudine nel senso che in tutto questo caos facciamo un po' come nella fisica: non ci poniamo il problema di entrare in contatto con l'altro perché dobbiamo sopravvivere nel nostro caos e così manchiamo il centro, il punto fondamentale da cui poi tutto si diparte" Quale elemento accomuna i suoi libri? "Secondo la critica il tratto distintivo dei miei libri è che si tratta di storie avvincenti, che quando cominci a leggere non riesci a smettere".
Giovanni Zambito |
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