| AAAA cercasi artigiani, ne mancano 71.359 |
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| 12/01/2008 | |
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12 gen. - Sarti e idraulici cercansi. Ma anche meccanici,
parrucchieri, falegnami, addetti alla robotica, fornai e pastai. La
richiesta la lanciano le imprese artigiane, che fanno sapere di esser
pronte ad aprire le porte a tanti giovani in cerca di un'occupazione
con contratti a tempo indeterminato, ma il più delle volte senza
risultati apprezzabili. Addirittura secondo la Confartigianato nel 2007
il fabbisogno occupazionale del settore ha toccato quota 162.550
addetti.
"Ma - avverte - quasi la metà di questi potenziali dipendenti, ben 71.359, risultano introvabili".
In questo ambito il gradino più alto, spiega l'Ufficio Studi dell'organizzazione, risulta essere occupato da parrucchieri ed estetisti: infatti, a fronte di un fabbisogno occupazionale di 7.970 addetti, 4.718 continuano ad essere di difficile reperimento.
Seguono a breve distanza gli idraulici: le aziende ne cercano 7.710, ma non se ne trovano 4.025.
Ma i più difficili da reperire sono gli addetti alla robotica: difficile reclutarne 1.043 a fronte di un fabbisogno complessivo di 1.400.
Stessa sorte per i falegnami: le imprese dovranno rinunciare ad assumerne 2.679 su un fabbisogno totale di 3.670.
Ricerche al lumicino anche per più della metà delle assunzioni di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (il fabbisogno delle imprese è di 2.800 addetti) sarti, modellisti e cappellai (potrebbero trovare lavoro 2.460 persone), fornai e pastai (2.310 gli addetti necessari).
Sul fronte meramente contrattuale gli imprenditori, sottolinea la Confartigianato, si impegnano a soddisfare tutti gli aspetti, formazione in primis, "come dimostra il fatto che ad esempio nel 2006 questi abbiano dedicato 103 milioni di ore ad insegnare il mestiere ai nuovi dipendenti, spendendo 1,6 miliardi di euro, vale a dire il doppio rispetto agli 875 milioni di euro spesi nella formazione dalle grandi imprese".
In particolare l'apprendistato, sottolinea l'organizzazione artigiana, "rappresenta un fondamentale contratto a contenuto formativo e uno dei canali privilegiati per l'assunzione a tempo indeterminato".
Non a caso "secondo una nostra indagine, su un campione di circa 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, il 70,1% degli apprendisti attivi in azienda sarà assunto".
Un dato confermato del resto anche da quanto avvenuto in passato: concluso il periodo di formazione, il 71,4% degli imprenditori artigiani ha proposto agli apprendisti di continuare a lavorare in azienda e nel 54,5% dei casi questi hanno accettato.
Che l'artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile lo dimostrano anche altri dati: nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro, mentre le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e le medie 17.000.
Inoltre, sottolinea la Confartigianato, "é bene ricordare che nelle piccole aziende viene utilizzato in modo intensivo il contratto a tempo indeterminato.
Infatti, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l'86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese (meno di 20 addetti) sale al 90,7%".
Per quanto riguarda il 'lavoro a termine' (che somma i contratti di collaborazione continuativa, i prestatori d'opera occasionale e i dipendenti a tempo determinato), la Confartigianato ricorda che il totale dell'economia registra una quota di addetti attivi con questo tipo di contratti pari al 12,2%; percentuale che nelle piccole imprese (meno di 20 addetti) scende di oltre 4 punti, con un valore pari al 7,7%. (ANSA)
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