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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:51
ACCADEMIA DELLA CRUSCA: CON LA CAMPAGNA DEL 2006 TRAMONTATO IL “POLITICHESE” Stampa E-mail
06/04/2008

6 Apr. - Quella del 2006, che ha sancito la fine del ''politichese'', e' stata una campagna elettorale lunga e attentamente preparata (grazie anche alla figura del ''campaign manager'', ''coach'' o ''spin doctor''), cominciata all'insegna della ''questione morale'', nella dialettica tra una presunta ''superiorita'morale'' della sinistra e l'accusa di ''collateralismo'' da parte degli avversari.

accademiacrusca280x200.jpg Continuata con l'''offensiva mediatica'' di Silvio Berlusconi, le polemiche sulla ''par condicio'', sull'''endorsement'' dei giornalisti, sui candidati ''impresentabili'' e sulle auspicate ''quote rosa'', sulla ''lunghezza'' contro ''sintesi'' dei programmi dei due poli, sulla ''compattezza'' contro ''divisione'' degli schieramenti (a proposito di temi come le ''unioni civili'' o le ''grandi opere''). Fino alla ''guerra delle tasse'' (''cuneo fiscale'' contro ''Ici'') e alla ''guerra dei sondaggi'' (dal temibile effetto ''band-wagon''), combattute a caccia del voto degli ''indecisi'' e conclusesi, all'indomani dello spoglio elettorale, con una ''vittoria di misura'',un ''paese spaccato'' e l'ipotesi, presto tramontata, di una ''grande coalizione'' alla tedesca.

E' questo il quadro linguistico che emerge dalla ricerca ''L'italiano al voto'', a cura di Roberto Vetrugno, Cristiana De Santis, Chiara Panzieri, Federico Della Corte, realizzata per conto dell'Accademia della Crusca, con la pubblicazione di un volume di oltre 600 pagine.

Il libro nasce da un progetto di monitoraggio linguistico della campagna elettorale per le politiche del 2006. Si compone di 20 saggi che prendono in esame la lingua usata dai politici e dai giornalisti nelle diverse situazioni comunicative. L'analisi è stata condotta su un campione ampio e variato di testi (manifesti, articoli, dibattiti, interviste, dichiarazioni, spot, blog) di diffusione nazionale e regionale.

Quella del 2006, è stata una campagna che ha sancito il definitivo tramonto del ''politichese'' e che, nella comune ricerca di immediatezza espressiva, ha visto opporsi due stili comunicativi profondamente diversi: da un lato il linguaggio piu' moderato e analitico dei politici di centrosinistra, incentrato sul bisogno di ''cambiamento'' (svolta, alternativa, riformatore ecc.) e sulla ricerca di ''concretezza'' (bisogni delle persone, problemi reali ecc.); dall'altra il linguaggio piu' emotivo, aggressivo ed espressivo del centrodestra (nonostante il crescente tasso di ''ideologizzazione'' che ha caratterizzato il Polo delle Liberta' dopola precedente esperienza di governo).

meno tasse per tutti.jpg Significativa, da questo punto vista, l'evoluzione dello ''stile'' berlusconiano - sottolineano i linguisti dell'Accademia della Crusca - con un passaggio dagli slogan innovativi (come il vincente ''Meno tasse per tutti'' del 2001) al profluvio di dati, dalle promesse redatte in forma di contratto al puntiglioso rendiconto del proprio operato, dal galateo del ''mi consenta'' alle barzellette salaci e agli insulti (come il citatissimo ''coglioni''); a cio' si aggiunge l'insistenza su termini ideologici e martellanti (comunismo, liberta', tasse) e l'abbandono di parole ''nuove'' come affetto e commozione, usate nel celebre discorso della ''discesa in campo'' (a questo registro ha cercato semmai di appellarsi Prodi, con la sua promessa di serieta' e insieme di felicita').

Dalla ''discesa in campo'' in poi si conferma invece la fortuna e la diffusione (specialmente nel discorso dei politici di centrodestra) della metafora sportiva, e più in particolare calcistica, si sottolinea nel volume ''L'italiano al voto'' pubblicato dalla Crusca: l'attacco a tre punte o tridente, i tempi supplementari (il tentativo di Berlusconi di allungare la legislatura), la partitissima o big-match (riferiti sia alla sfida elettorale e sia al duello-tv, con i suoi arbitri piu' o meno imparziali), le tattiche di attacco e difesa (con catenacci, contropiede, pressing), gli autogol e i falli, il temuto pareggio.

Molto fortunate, in una situazione di contrapposizione frontale tra due schieramenti, anche le metafore belliche (battaglia, quartier generale, eserciti, truppe, colonnelli ecc.). Tra gli espedienti retorici frequente inoltre l'argomento ad personam, finalizzato a screditare e ridicolizzare l'avversario politico. Molto diffuse, nella campagna elettorale del 2006, espressioni tecniche di ambito economico (cuneo fiscale del centrosinistra e quoziente familiare del centro-destra), spesso prese in prestito dall'inglese (dual income tax, fiscal drag, due diligence).

Tra le novità lessicali del 2006 i linguisti dell'Accademia della Crusca segnalano inoltre: acronimi relativi a nomi di schieramenti e ai relativi aderenti (Idv, Rnp, aennino e udeu(r)rino, rosapugnone ma anche social-radicale o radical-socialista, margherito oltre a diellino, unionista, casaliberista e terzista, no Tav); termini derivanti dal nome di personaggi politici (dilibertiano, deberlusconizzare; ma anche caimanizzare, caimanismo e caimanista con riferimento all'appellativo usato da Moretti nel film); appellativi disneiani come Qui Quo Qua (usato da Prodi) e Ciccio (Pasticcio) (affibbiato a Prodi dal ministro Landolfi); latinismi scherzosi come Porcellum (la nuova legge elettorale nella definizione del ministro Calderoli); numerosi composti con -gate (Laziogate, Storacegate) e teocon- (teoconcrazia); formazioni come centro-sfida e governo-ponte; altri neologismi (rivotismo, inciucista e devoluto); regionalismi e dialettalismi (come ragiuna'tt, cadrega, televisiu'n, usati da politici e giornalisti padani).

Il volume ''L'italiano al voto'' fornisce un quadro completo della nuova comunicazione politica italiana emersa negli ultimi due anni: ad aspetti gia' emersi e studiati, come la ''velocizzazione'' e la ''spettacolarizzazione'' (con il passaggio della tv da semplice mezzo di propaganda ad autentico format, elementomodellante del messaggio politico, poi riflesso e amplificato dagli altri media) si e' aggiunta nella campagna del 2006 la ''radicalizzazione'' dello scontro (spesso assimilato al tifo calcistico) tra posizioni politiche avverse, con la conseguente diffusione di un linguaggio sempre piu' aspro e semplificato, spesso ridotto a un centone di slogan o addirittura a scambio di insulti (si pensi alla gamma di epiteti scambiati da Prodi e Berlusconi durante ilfaccia-a-faccia televisivo: ubriaco, utile idiota, curato bonario).

La litigiosità è stata del resto incrementata dal nuovo sistema proporzionale, che ha determinato, accanto alla tendenza dei due poli alla delegittimazione reciproca, contrapposizioni anche all'interno di una stessa coalizione. D'altra parte, la legge della par condicio, imponendo una visibilita' limitata su radio e tv, ha determinato un ritorno in auge dei manifesti elettorali, un incrementodella pubblicita' comparativa (anche per differenziare partiti appartenenti alla stessa coalizione) insieme con la ricerca di nuove modalita' comunicative (si pensi ai cortometraggi dei Ds sulla famiglia Spera o all'album di figurine realizzato da Altan per Prodi). (Adnkronos)
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