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Ultimo aggiornamento: 05.12.2008 ore 01:00
ADOZIONI: a Milano il 15% del totale nazionale ma 3700 domande sono ferme in Tribunale Stampa E-mail
02/12/2007
3 dic. - A Milano è record prima città in Italia per richiesta di bimbi stranieri. Nella città dei milanesi senza figli — la procreazione in ritardo a causa del precariato, la procreazione difficile a causa dell'età avanzata, la procreazione impossibile a causa dell'infertilità —, i milanesi si buttano, scommettono, sperano sui figli degli altri.
E al Tribunale dei minori, dove sono in giacenza 3.700 (3.700!) domande per adozioni nazionali che non possono essere «soddisfatte» (i bambini abbandonati ogni anno sono in media 80, «pochi » per le richieste ma pur sempre tanti), ogni giorno arriva una coppia per chiedere di diventare mamma e papà di russi, sudamericani, colombiani.
Il tutto, spesso, dopo averle provate tutte con la fecondazione assistita.
famiglia_280x200.jpgI genitori quarantenni
A Milano, da soli, copriamo il 15% del totale nazionale di richieste di adozioni internazionali.
Sì, ci sono lo slancio di generosità tipico di qui, e il caratteristico e caratterizzante meneghino cuore in mano: e però, a monte, quale causa e motivo del boom, c'è appunto questo metropolitano handicap alla procreazione. Guardiamo i numeri dell'ultimo rapporto della Cai, la Commissione governativa per le adozioni internazionali. Al capitolo «età» si legge che il 66% delle coppie richiedenti ha tra i 35 e i 44 anni, e nove volte su dieci non ha già in casa un pargolo. E, ancora: la metà delle «preferenze » è per bambini dagli zero ai dodici mesi, proprio per cominciare fin dall'inizio il percorso di crescita. Come se fossero figli propri appena portati a casa dopo il parto e la culla dell'ospedale.
Gli ostacoli burocratici
A un recente convegno dell'assessore provinciale Francesca Corso giusto sulle adozioni, hanno partecipato mille persone. Mille. Tante. Segno dell'interesse, della voglia di informarsi e conoscere. Segno, anche, dello scoramento. Perché, alla fine, e stando in eccesso con le cifre, soltanto uno su quattro ce la fa (ad adottare). E aspiranti mamme e papà, ai convegni sul tema, ci vanno per sentirsi dire come e cosa fare per abbracciare un bambino, per superare gli ostacoli, per dare un'accelerata.
Un'adozione fuori dall'Italia può richiedere almeno 40-45 mila euro. E non tutti se lo possono permettere. Ma per Marco Griffini, presidente dell'AiBI, l'associazione amici dei bambini, ed esperto del settore, il vero ostacolo è «un insieme di normative che non aiutano, di istituzioni locali con le mani legate, di una burocrazia irta di ostacoli, di colloqui conoscitivi, di ulteriori e ulteriori e ulteriori colloqui...».
I canali dell'illegalità
Non che, in ogni modo, battano soltanto cuori onesti e sia soltanto una sfida tra brava gente volenterosa contro la maledetta burocrazia. Gli operatori raccontano che nel mare di associazioni che si occupano di adozioni, ci sono «sciacalli che lucrano sulle altrui sofferenze » e raccontano che, tra le coppie a caccia di piccoli «ci sono persone che vogliono un figlio per vincere proprie solitudini, o perché pensano che un fiocco rosa o uno azzurro possano rinsaldare un matrimonio in crisi». E, aggiungono gli operatori, «la volontà d'avere un piccolo straniero può anche nascere da una superficiale convinzione di aiutare una parte di mondo che soffre». Insomma, un'esotica generosità fine a se stessa. Sia come sia, il grosso della truppa non chiede altro che un figlio. Una richiesta che comincia col riempimento di un modulo, che passa attraverso viaggi in mezzo mondo e che, nel 75% dei casi, si chiude con la certezza che un figlio difficilmente arriverà, e se sì, chissà quando, chissà dopo quanti anni. (Corriere della sera)
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