| Ai poveri solo il 12% della spesa del welfare |
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| 08/10/2007 | |||||||||||
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A pochi gorni dalle primarie del Pd, il quesito che si pone è la
cultura economica del nuovo partito.
Quest'oggi sulle pagine del Corriere della sera, Francesco Giavazzi,interviene in merito a ciò che il Pd definisce la "cultura economica" facendone un interessante analisi.
Giavazzi asserisce che due sono le questioni
basilari, una le tasse, la seconda la concertazione intesa come metodo
di lavoro del governo. L'liquota del 30 % dovuta da un lavoratore dipendente consente allo stato di tassare solo al 12,5% i Bot detenuti da ricchi risparmiatori. Nei due anni tracorsi la maggioranza ha consentito che l'aumento della pressione fiscale aumentasse di 2 punti e mezzo, peraltro non diminuendo le spese delle amministrazioni pubbliche che sono allo stesso livello lascito da Berlusconi, con questa finanziaria, lo stato assorbe il 40% del reddito nazionale. Il problema non è quanto o in che misura lo stato assorba per spesa pubblica, ma piuttosto che la spesa pubblica non aiuta il cittadino, non finanzia sussidi di disoccupazione, non aiuta le famiglie con figli piccoli, non finanzia borse di studio, non aiuta le famiglie a rischio di povertà. Al 20% delle famiglie più povere va solo il 12% di ciò che si spende in welfare, a fronte di un 34% della Gran Bretagna, un 25% della Svezia, e il 20% in Germania. Quanto stanziato per l'aumento delle pensioni andrà per un terzo a famiglie che appartengono allla metà più ricca del paese, e solo il 12% andrà a chi è a rischio povertà. 15 miliardi di euro sono stanziati per le imprese, di questi buona parte andranno non all'imprenditore capace, ma a colui che frequenta abitualmente aluni salotti romani.Tra qualche anno avremo sette anziani ogni dieci persone, , ovvero 10 persone in età da lavoro dovranno mantenerne 17 senza contare bambini, e ragazzi in età scolare. Oggi il governo per garantire il pensionamento a Natale spende 10 miliardi di euro, ottenuti con un aumento dei contributi a carico dei precari. La questione non è costruire un fisco giusto come dice Veltroni, il problema è la riduzione della spesa, perchè oggi aiuta solo chi è abbastanza furbo da avantaggiarsene. Cancellare la concertazione come metodo di lavoro è il primo passo, non c'è alternativa altrimenti la spesa continuerà a fluire verso chi è rappresentato al tavolo della concertazione, e di certo non parliamo di giovani, di donne sole con figli o di poveri. Questa spesa non può essere riqualificata, è un'utopia, la spesa migliorerà solo quando il cittadino si rederà conto che talvolta i privati posssono offrire gli stessi servizi del pubblico ma i modo efficiente ed a costi inferiori. Agli inizi del 900, più spesa pubblica voleva dire più stato sociale e meno disiguaglianza, oggi vuol, dire privilegi e pare che la sinistra sia nel guado con molta fatica per attraversarlo.(Fonte: Corsera)
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