| ALITALIA: L'OK SENATO AL PRESTITO DI 300 MLN CONVERTE IN LEGGE IL SUPERDECRETO |
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| 19/06/2008 | |
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19 giu. - Via libera del Senato al prestito
ponte per Alitalia. L'aula di palazzo Madama ha approvato in via
definitiva il decreto che autorizza il prestito di 300 milioni per
Alitalia con 154 sì. A favore del superdecreto Alitalia hanno
votato il Pdl e la Lega. Hanno votato contro il provvedimento
i senatori del Pd e dell'Idv.
In dissenso dal gruppo si sono
astenuti i radicali Marco Perduca e Donatella Poretti.
Il senatore della Lega Nord, Roberto
Mura, intervenendo nel dibattito ha espresso l'auspicio che la
stessa responsabilita' mostrata dalla Lega nel salvataggio di
Alitalia sappia mostrare il governo ''con un'azione forte e
determinata a favore di Malpensa''.
Lo scalo milanese, ha affermato Mura, ''si trova ad
affrontare, ad oggi, una perdita del 31% dei passeggeri ogni
anno esclusivamente a vantaggio dei altri scali europei, dal
momento che l'aeroporto di Fiumicino e' cresciuto solo dell'11%;
e' sotto gli occhi di tutti, poi, il disastro economico della
compagnia aerea nazionale che nel 2007 ha chiuso il bilancio con
un passivo di circa 500 milioni di euro''.
Il senatore del Pdl, Alessio Butti, ha invece spiegato che
con la concessione del prestito ponte ''puo' iniziare una nuova
fase'' per la compagnia di bandiera. Butti ha criticato il
governo Prodi perche' con le sue decisioni ''ha fatto scappare
le compagnie'' eventualmente interessate ad acquistare Alitalia.
''Non ci avventuriamo nei futuri scenari che si possono
configurare - ha concluso Butti - ma speriamo che Alitalia anche
attraverso questo provvedimento possa essere inserita in uno dei
tre gruppi piu' importanti al mondo''.
Spiegando il voto contrario dell'Italia dei Valori, il
capogruppo Felice Belisario si e' compiaciuto per gli odg del
suo gruppo accolti dal governo, sia pure come raccomandazione.
Anche se, ha spiegato, con il trasferimento di 300 milioni ad
Alitalia probabilmente non si risolleveranno le sorti della
compagnia di bandiera ''ma sicuramente si metteranno le mani
nelle tasche degli italiani''.
''Aumentando il capitale di una azienda che non e' in grado
di stare con le proprie gambe sul mercato le si permette solo di
zoppicare ancora per un po', naturalmente - ha concluso
Belisario - con la stampella dei soldi dei cittadini italiani''.
I senatori del Pd hanno votato contro il provvedimento
perche' il governo, con il suo comportamento, ha portato
Alitalia ''sull'orlo del fallimento'', ha spiegato il senatore
Luigi Vimercati. Facendo fuggire Air France-Klm, il governo
Berlusconi ha lasciato Alitalia ''nel marasma e nel vuoto di
prospettive''.
''Incombe - ha proseguito Vimercati - l'ombra del
fallimento, la cui responsabilita' ricade per intero
sull'attuale Governo''. ''E' stato detto no ad Air France - ha
detto Vimercati - anche in nome di Malpensa. Il risultato e'
sotto gli occhi di tutti: lo scalo lombardo e' abbandonato al
suo destino. Oggi si danno 300 milioni ad Alitalia e niente a
Malpensa, che deve risolvere i suoi problemi da sola,
avvalendosi unicamente dei fondi stanziati dal Governo Prodi per
gli ammortizzatori sociali, 80 milioni in due anni''.
"L'approvazione del decreto Alitalia e
il via libero al prestito ponte rappresentano una boccata
d'ossigeno necessaria per evitare che la compagnia di bandiera
abbia come alternativa il solo fallimento. Adesso il prossimo
passo e' trovare una soluzione che non sia solo un tampone ma
consenta di aprire una nuova fase. Il governo trovera'
certamente una soluzione definitiva con l'individuazione di una
nuova proprieta'". Lo dichiara il presidente dei senatori del
Pdl Maurizio Gasparri.
"Abbiamo impedito che Alitalia venisse
svenduta e incorporata in Air France, facendo perdere al nostro
Paese un patrimonio di competitivita' sui mercati
internazionali". Lo ha affermato Luigi Grillo (Pdl), presidente
della Commissione Lavori pubblici e Trasporti del Senato,
intervenendo nell'Aula di Palazzo Madama nel corso del
dibattito sulla conversione in legge del decreto sul
prestito-ponte ad Alitalia".
"Gli accordi con la compagnia
francese stipulati da Prodi e Padoa-Schioppa potranno essere
rivisti e persino recuperati, ma - ha aggiunto Grillo - in
un'ottica diversa, pensando alle esigenze logistiche del Paese
e non agli utili di Air France. Quanto alle critiche che
l'opposizione rivolge al ruolo di Intesa come advisor, mi
appaiono strumentali. Intesa e' il fulcro del nostro sistema
bancario e finanziario e ha tutte le carte giuste per essere un
elemento di stabilita' per riportare Alitalia al ruolo primario
che le compete, in un sistema aeroportuale - ha concluso Grillo
- che rappresenta la trincea piu' avanzata degli scambi
nell'era della globalizzazione".
''Finalmente si chiude la vicenda del
prestito Alitalia. Abbiamo salvato l'azienda del fallimento.
Non abbiamo timore della procedura avviata dall'Unione
Europea alla quale sapremo spiegare le ragioni di questo
prestito''. Così il sen. Cosimo Izzo del Popolo della
Liberta' commenta l'approvazione del decreto sull'Alitalia.
''Adesso il governo alacremente si dovra' impegnare a
trovare il partner non solo finanziario ma soprattutto
industriale per rilanciare la nostra compagnia di bandiera
che non e' solo la nostra compagnia di trasporto aereo ma
soprattutto costituisce il biglietto da visita dell'Italia
nel mondo. Esprimiamo piena soddisfazione per l'approvazione
del decreto - conclude Izzo - e un po' di delusione per il
comportamento dell'opposizione che aveva disposto la
concessione del prestito''.
''Con il trasferimento di 300 milioni
ad Alitalia probabilmente non si risolleveranno le sorti
della nostra compagnia di bandiera, ma sicuramente si
metteranno le mani nelle tasche degli italiani''. E' quanto
dichiara Felice Belisario, presidente dei senatori
dell'Italia dei Valori.
''Prendiamo atto che il governo, accogliendo i nostri
ordini del giorno sull'impegno ad indicare una strategia ed
un piano industriale, e' consapevole che sono soldi buttati
via - spiega il senatore dell'IdV - perche' non c'e' un
partner e, soprattutto, non c'e' una mission, in pratica non
sanno come venirne fuori. Aumentando il capitale di una
azienda che non e' in grado di stare con le proprie gambe sul
mercato le si permette solo di zoppicare ancora per un po',
naturalmente - conclude Belisario - con la stampella dei
soldi dei cittadini italiani''.
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