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Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 02:00
ALMA MANERA E' MARIA DI NAZARETH NELL'OMONIMO MUSICAL. L'INTERVISTA Stampa E-mail
21/06/2008
21 giu. - di Giovanni Zambito - Martedì sera nell’Aula Paolo VI della Santa Sede, comunemente nota anche come Sala Nervi dove i mercoledì il Pontefice è solito ricevere i pellegrini, è stato rappresentato in anteprima mondiale il musical “Maria di Nazareth”.
marianazareth280x200.jpgUna produzione Airam Cultura e Comunicazione, ideata e diretta da Maria Pia Liotta (autrice anche del libretto con Adele Dorothy Ciampa), con le musiche del maestro Stelvio Cipriani che dal vivo ha diretto i sessanta elementi dell’orchestra del Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria
Il cast del musical è composto di quaranta attori e un corpo di ballo di dodici danzatori che si esibiscono sulle coreografie di Salvator Spagnolo e la supervisione di Luciano Cannito; a fare il resto ci hanno pensato i costumi di Giuseppe Tramontano e le scene di Antonella Luberti.
Nello spettacolo alcuni avvenimenti sono stati rivisitati secondo una licenza poetica che ha reso Barabba un pretendente della Madonna mentre l'Annunciazione accade dopo le nozze con Giuseppe.
"Questa lettura - ci spiega Alma Manera, che interpreta il ruolo della Vergine - è una chiave per arrivare a un pubblico eterogeneo".
Come ci si sente nel ruolo della Madonna?
"Felici è dir poco: sono sempre stata legata alla figura di Maria, molto presente nella mia vita: per me è un autentico privilegio".
Come ti sei avvicinata alla parte?
"Essendo lei la donna più importante di ogni tempo mi ci sono accostata a piccoli passi e con sobrietà ricercando in Maria i sentimenti più belli vedendola prima come figlia, poi come Madre e poi ancora come Figlia del suo Figlio, cercando di sottolineare anche la sua dimensione di donna con le turbolenze e le sofferenze che l'hanno attraversata; una donna che ha poi scelto liberamente di essere fedele a Dio pur essendo predestinata al suo compito".
Quanto ti ha accompagnata la Vergine nel tuo percorso di donna e artista?
"Verso la Madonna ho avuto sempre una forte devozione personale e quando sono tornata dagli Stati Uniti con i miei sono andata a vivere a Reggio Calabria la cui protettrice è la Madonna della Consolazione e mia nonna mi ha trasmesso un forte senso di fede. Diciamo che c'è stato sempre un filo conduttore: sono stata concepita il 15 agosto, festa dell'Assunzione, in una notte in cui a mia madre venne in sogno proprio Maria. E' curioso quindi pensare che anche il progetto del musical sia nato da un sogno dato che l'ideatrice Maria Pia Lotta è mia madre: insomma, una sorta di corsi e ricorsi...".
Dal punto di vista artistico che cosa hai trasferito di te nell'interpretazione?
"Soprattutto la semplicità senza alcuna esaltazione o movimento esagerato: volevo sentire al massimo il palcoscenico per "arrivare" il più possibile; da qui anche la scelta pratica di adoperare scarpe piane. Ho affrontato tutto con estremo sentimento e senza finzione dopo una ricerca intimista più che esteriore, in modo da trasferire quello che realmente provavo io in quello che poteva provare Maria: la gioia, la sofferenza, il coraggio".
Non hai avvertito che la recitazione ha sacrificato di te la parte relativa al canto e alla danza?
"No, perchè tutto si è risolto con i songs ispirati alle arie d'opera di Stelvio Cipriani dove passo da un registro pop a dei sovracuti: il maestro ha usato questa doppia vocalità modulando l'orchestra sui miei due piani. Eccedere con la mia voce mi sembrava offensivo nei confronti dei miei colleghi, una mia sovraesposizione. Alla fine si voleva chiudere con un'Ave Maria ripetuta da me in chiave moderna, ma mi sono autocensurata nel farlo".
Il tuo percorso di fede ha mai cozzato con le leggi che vigono nel mondo dello spettacolo?
"Non sono molto mondana: vado alle feste quando ci sono veri legami di amicizia: non m'interessa partecipare a situazioni non legate a una professionalità. Ho saputo dire di no a varie occasioni rinunciando a delle opportunità e volendo conquistare da me il palcoscenico: come dire? "Il talento passa dagli inferi". Se avessi detto alcuni sì oggi non avrei potuto interpretare Maria e vivere la felicità condividendola con colleghi e collaboratori. Sono una persona di fede e per me le cose non accadono per caso".
Che cosa hai appreso da illustri colleghi con cui hai lavorato?
"Mi piace ricordare Carla Fracci e Beppe Menegatti con cui sono cresciuta e che mi hanno aiutato a vestire il mio talento di sobrietà. Chi ha un temperamento di artista deve imparare a coltivare il talento con disciplina e carattere perché nello spettacolo si assistono a parecchie ingiustizie. Una volta mi dissero che riuscivo a catalizzare l'attenzione del pubblica anche restando ferma: evidentemente hanno colto in me un magnetismo, cosa che mi fa felice. Io ho un temperamento da protagonista e sarei falsa a non dirlo, ma mi piace la coralità, sono per l'insieme nel rispetto degli spazi e della generosità sul palcoscenico. E in Carla Fracci ho notato proprio questo: è una grande artista che non ha bisogno di eccedere e che lascia lo spazio agli altri protagonisti quando è il momento di farlo". Giovanni Zambito
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