| ASSEGNATI I PREMI DEL DOPPIAGGIO - INTERVISTA A LUCA WARD |
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| 06/06/2008 | |
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06 giu. - di Giovanni Zambito - Mercoledì 4 giugno, all’Auditorium della Conciliazione a
Roma, con la traballante conduzione di Pino Insegno e Francesca
Draghetti, si è svolta la serata finale della seconda edizione del Gran
Premio Internazionale del Doppiaggio, organizzato da INCE 2002 srl con
la collaborazione della MIBAC - Direzione Generale per il Cinema, e
patrocinato da ANEC - Sezione regionale Lazio, ANICA e ANEM. Sono stati
proclamati i vincitori scelti tra i film usciti nelle sale dall’aprile
2007 al marzo 2008 dalla giuria presieduta da Gabriele Lavia: i nomi
sono visibili sul sito www.granpremiodeldoppiaggio.com.
Tra gli ospiti il premio Oscar Vanessa Redgrave. “Tutte le manifestazioni che divulgano l’attività dei doppiatori ben vengano - afferma a ClandestinoWeb Luca Ward, fascinoso e bravo attore-doppiatore - purché siano fatte all’insegna del rispetto delle regole e della fonte originale: il doppiaggio infatti è un’attività ibrida”.
L’Italia ha una buona fama per il doppiaggio…
“Vero: si fa in trenta Paesi ma quello italiano è riconosciuto di gran lunga il migliore. Stanley Kubrick si dichiarava tranquillo quando un suo film usciva in Italia”
La tua voce è da tanto tempo famosissima. Poi hai deciso di mostrarti anche come attore: perché?
“Prima era stata una non scelta, una rinuncia forzata alla tv e al cinema. Provengo dagli sceneggiati degli anni Sessanta come “Il conte di Montecristo” e “Demetrio Panelli”. Negli anni Settanta i registi cinematografici non amavano noi del doppiaggio e ci consideravano solamente “una voce senza corpo”: personalmente sono alto 1,85 quindi il corpo ce l’ho, eccome! Sicuramente si sono persi qualcosa: tra i colleghi, infatti, ci sono attori straordinari”
Come mai questo rifiuto così categorico?
“Perché in Italia è tutto chiuso in settori: teatro, tv, cinema e doppiaggio senza possibilità di sconfinamento, ogni cosa va tenuta separata. Questo negli altri Paesi non succede: non sono esterofilo ma è così; in Italia, che amo tantissimo, accade. Altrove, invece, il teatro e il cinema collaborano frequentemente e vicendevolmente. Il bravissimo Jean Reno, per esempio, oltre a fare l’attore si occupa di doppiaggio e con il motorino si sposta da uno stabilimento all’altro. Per restare a casa nostra anche il grande Giancarlo Giannini si diletta col doppiaggio. Quindi, non so da che cosa possa nascere tale pregiudizio”
A quale personaggio cui hai prestato la tua voce sei particolarmente affezionato?
“Ce ne sono tanti: sicuramente però “Il gladiatore” rappresenta una parte importante anche perché mi ha poi permesso di tornare a fare la televisione”
La fiction “Elisa di Rivombrosa” e la soap “CentoVetrine” ti hanno dato tanta popolarità. Tornerai a recitarvi?
“Partecipare a “CentoVetrine” è stata un’esperienza fondamentale: ogni giorno realizzavamo 35 minuti di girato buono e consiglio a qualsiasi attore di praticare questa “palestra”. È un po’ come stendere l’asfalto sulla strada. Però non penso proprio di ritornare nella serie”
E l’esperienza del film “7 km da Gerusalemme”?
“È stata un’esperienza fantastica: ho vissuto per due mesi come se tutto fosse realmente vero e avessi incontrato davvero Gesù. Purtroppo, però, il monopolio della distribuzione che esiste in Italia mina alle basi la possibilità di far emergere molti bei film come questo”
Giovanni Zambito
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