| BALLOTTAGGIO A ROMA: PER VELTRONI PROVA D'APPELLO AD ALTO RISCHIO |
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| 26/04/2008 | |
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26 Apr. - Fiato sospeso e grande allarme nel Pd in attesa dell'esito del ballottagio di domenica e lunedi' a Roma per la conquista del Campidoglio. Non e' detto che se Francesco Rutelli riuscira' a spuntarla su Gianni Alemanno nella sfida capitolina Walter Veltroni potra' sperare di farla franca dopo la debacle delle politiche.
Ma se Ruteli dovesse perdere, e' ormai certo che le
conseguenze - immediate o meno che siano - non saranno certo indolori
per il leader democratico. A essere sconfitto per la seconda volta
infatti sarebbe proprio Veltroni: il suo modello, la sua visione dei
problemi, la sua capacita' di costruire e attrarre consenso.
Ecco
perche' sono giorni di ansia per l'ex sindaco di Roma e il suo staff.
Roma e' l'ultima trincea: caduta Roma, avrebbero via libera, nel Pd,
quanti, a partire da Pierluigi Bersani, contestano dall'inizio - e lo
stanno facendo anche in queste ore - il "partito liquido" non innervato
sul territorio.
E hanno sperimentato sulla propria pelle come questo
produca erosione di consensi anche in zone dove sono radicati da
decenni. Subendo l'incursione della Lega che ha raggiunto percentuali
significative di consensi persino in Emila Romagna, ma anche a Sesto S.
Giovanni (Mi), per non parlare della conquista da parte del
centrodestra di una citta' simbolo per post-democristiani e
post-comunisti come Brescia. Veltroni e' in bilico. Se va bene a Roma,
sara' messo sotto tutela.
Se va male, potrebbe essere proprio lui a
trarre le conseguenze. La sconfitta alle politiche e' stata messa sul
conto di Romano Prodi. Della replica, se dovesse esserci, a Roma, non
potrebbe che farsene carico lui. Sintomatico di un clima decisamente
poco sereno, e di una partita per il Campidoglio giocata sulla
difensiva, che Goffredo Bettini, il deus ex machina del cosiddetto
"modello Roma" - la piattaforma sulla quale Veltroni ha costruito la
sua leadership -, abbia gia' messo le mani avanti invocando continuita'
con le scelte fatte quale sia il verdetto delle urne. Dobbiamo "tenere
botta", e' il messaggio-appello che ha affidato al Riformista di
Antonio Polito. Hanno il sapore di un gioco in difesa anche gli allarmi
che, da Veltroni in giu', vengono lanciati contro il "pericolo
fascista", la "marea nera" di cui ha parlato Massimo D'Alema. Per non
dire delle teorie del complotto che fioriscono attorno all'episodio di
cronaca nera, l'aggressione alla giovane studentessa africana avvenuta
a La Storta. La stampa di sinistra cavalca la tesi del "cui prodest".
La campagna per il ballottaggio si chiude con schizzi di fango. Ma la
posta in gioco e' molto alta, e una sconfitta a Roma accelererebbe la
crisi che si e' aperta all'interno del Pd. Basta ascoltare gli scenari
che dipingono i compagni di partito di Veltroni (soprattutto Ds,
"dalemiani", "fassiniani" e "bersaniani") insofferenti alla sua
gestione, per intuire quale sia la strategia che sta prendendo forma.
Intanto, il potere "monocratico" del loft verra' ridimensionato, e la
scelta dei capigruppo sara' il primo banco di prova: l'ipotesi
"congelamento" di Antonello Soro e Anna Finocchiaro sta declinando, per
la debolezza del primo (caldeggiato solo da Dario Franceschini in
quanto suo uomo) e perche' la seconda ha sulle spalle la sconfitta
siciliana e, in quanto anche lei ds dalemiana, sarebbe di ostacolo
all'elezione di Pierluigi Bersani nell'altro ramo del Parlamento. I
veltroniani provano a lanciare il tandem Fioroni-Morando, puntando a
sancire un patto con gli ex Ppi.
Che sono messi molto a rischio dalla linea dalemiana di intesa con
l'Udc su una riforma tedesca, che prefigura un Pd spostato a sinistra
in chiave socialdemocratica alleato a un centro casiniano: un quadro in
cui i cattolici del Pd finirebbero per diventare irrilevanti.
Cosi',
piu' d'uno, nel Pd, comincia a mettere il nome di Francesco Rutelli
nella lista dei possibili futuri capigruppo parlamentari. Se il posto
di Montecitorio andra' a Pierluigi Bersani, come e' probabile, a
Palazzo Madama ci vuole un uomo della Margherita, e l'unico esponente
di statura nazionale che i post democristiani possano
vantare in Senato e' proprio il vicepremier uscente.
Se non riuscisse a
battere nel ballottaggio Gianni Alemanno, naturalmente. Una
subordinata, solo una subordinata. Ma il fatto stesso che sia presa in
considerazione da' l'idea di quali tensioni attraversino il Loft
nell'attesa del verdetto capitolino. (Remo Urbino)
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