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Ultimo aggiornamento: 08.08.2008 ore 20:27
Bds/Unicredit: "Puzza" la colonizzazione di Profumo, ma Mancuso tiene il punto. Stampa E-mail
11/01/2008

11 gen. - La guerra tra l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, e il presidente della controllata Banco di Sicilia, Salvatore Mancuso, continua a suon di lettere ai dipendenti. Il giorno dopo il consiglio di amministrazione del Bds, che ha prodotto una frattura insanabile tra i due manager, entrambi continuano a non parlarsi e si rivolgono ai lavoratori confermando la propria linea.

banco di sicilia.jpgInizia Profumo, nella cui missiva, firmata insieme agli altri consiglieri del Bds a lui vicini - Sergio Ermotti, Paolo Fiorentino e Roberto Nicastro - ribadisce che la nomina del nuovo direttore generale Giuseppe Lopes, con il quale ieri il cda ha esautorato Roberto Bertola, e' nulla: "Il consiglio di amministrazione - ribadisce oggi - ha assunto delibere che per le modalita' con cui sono avvenute, sono da ritenersi invalide. Sono gia' state avviate tutte le iniziative affinche', entro pochissimi giorni, siano ribadite con assoluta chiarezza le responsabilita' manageriali della vostra banca e sia ristabilito un quadro operativo che vi consenta di lavorare con serenita'".

Profumo rivendica che il gruppo "ha esercitato il proprio ruolo di azionista di controllo, riconoscendo ampi spazi di autonomia al management della banca e che le critiche di mancata valorizzazione delle professionalita' locali sono del tutto strumentali".

E spiega che "l'unica finalita' della nomina di manager di provenienza Unicredit" e' legata alla sforzo per procedere "in modo molto veloce nell'integrazione; e per realizzarne appieno tutto il potenziale e le possibili sinergie, diventa fondamentale mettere in comune pratiche e strumenti operativi di provata efficienza". Infine, un accenno a Bertola, stritolato dal braccio di ferro tra Mancuso e Profumo: per lui "per la professionalita' dimostrata e grande apprezzamento per gli ottimi risultati raggiunti".

Qualche ora dopo e' la volta del presidente del Banco, Mancuso: "Il cda ieri ha nominato - dice nella sua lettera ai dipendenti - un vostro collega, Giuseppe Lopes, direttore generale del Banco, e ha proceduto ad alcune promozioni di vostri colleghi che hanno dimostrato elevata professionalita'". Poi il passaggio cruciale che conferma la tenuta della posizione: "Le decisioni del consiglio di amministrazione sono perfettamente valide e legittime. Sono state assunte alla presenza dell'intero collegio sindacale, nel pieno rispetto delle norme statutarie e di legge. La nomina di Lopes, peraltro, e' stata preventivamente concordata con i vertici del gruppo".

E' un fatto che almomento, si presenta una situazione surreale al Banco dove al momento sono al lavoro due direttori generali: Lopes, che oggi viene presentato ai dipendenti dallo stesso Mancuso, e Bertola che, esautorato, in realta' non e' stato rimosso ed e' rimasto nella sua stanza di sempre. Unicredit ha convocato per martedi' prossimo il comitato nomine del gruppo e li' sara' il momento della verita'.

Nelle intenzioni di Profumo, infatti, il comitato nomine del gruppo e' stato convocato "per imprimere accelerazione alla procedura di rinnovo del Consiglio del Banco di Sicilia, e valutare ogni possibile azione di responsabilita'". Nel frattempo, e' stata richiesta la convocazione dell'assemblea del Banco, mentre e' in programma un faccia a faccia tra il banchiere e il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che si e' schierato con Mancuso, ma la presa di posizione politica più significativa è quella del Presidente dell'ARS MICCICHE' - MEGLIO IL DIALOGO CHE IL DIVORZIO - "Ma se ci costringono a farlo cercheremo un'altra banca". E' bene che si dialoghi invece che irrigidirsi ed arrivare ad un divorzio tra Regione Siciliana e Unicredit. Questo in sintesi l'invito che Gianfranco Miccich‚, presidente dell'Assemblea regionale siciliana, ha rivolto all'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo e al governatore siciliano Salvatore Cuffaro sulla vicenda delle nomine effettuate ieri dal consiglio d'amministrazione del Banco di Sicilia presieduto da Salvatore Mancuso. La Regione Siciliana detiene lo 0,62% di Unicredit che è proprietaria del Banco di Sicilia. "Sono contrario al divorzio - afferma il presidente dell'Ars - ma se ci costringono a farlo cercheremo un'altra banca. Penso però che sia sbagliato agire di impulso e sarebbe bene cercare le condizioni per un dialogo". Miccichè‚, infine, ricorda a Profumo che "l'Unicredit non può trattare la Regione Siciliana come un semplice azionista di minoranza, facendo prevalere la logica del mercato, ma deve considerarlo come un socio che rappresenta denaro pubblico e quindi deve avere rispetto di oltre 5 milioni e mezzo di siciliani". (AGI)

 

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