| BERLUSCONI: "contrordine azzurri", Forza Italia non si scioglie più. |
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| 28/11/2007 | |
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28 nov. - "Io non ho mai detto che avrei sciolto
Forza Italia. Me lo avevano domandato e avevo risposto 'forse,
potrebbe anche essere'". Silvio Berlusconi risponde cosiì ai
giornalisti che, nel corso di una passeggiata nel centro di
Roma.
Se ci fosse stato ancora 'Giovannino'
Guareschi avrebbe sicuramente scritto,
di fronte al nuovo
annuncio di Silvio Berlusconi che Fi non si scioglie piu' nel
Pdl, parafrasando il suo celebre 'contrordine compagni!', il
piu' moderno 'contrordine azzurri!'.
Oggi, infatti, l'ex premier, a distanza di dieci giorni
dal clamoroso annuncio milanese di Piazza San Babila della
nascita del nuovo partito dalle ceneri di Fi e con la
confluenza dei moderati e dei liberali del centrodestra, ha
riunito lo Stato maggiore del suo partito ed ha comunicato un
nuovo cambio di direzione.
Viste le difficoltà ad unire in un solo partito le varie sigle della vecchia Cdl (An, Udc e Lega avevano subito detto di no, mentre interesse era stato dimostrato, ma solo in veste di alleati, da 'La Destra', dal Pri, dalla Dca ed altre formazioni minori), per problemi di simboli, identità politiche e finanziamenti pubblici, e considerato che anche dentro Fi erano cresciuti i malumori per la cancellazione del partito, Berlusconi ha ripiegato su una nuova formulazione ed articolazione del Pdl: non più un unico partito, ma una 'rete' di partiti; un vero e proprio network politico che potrebbe dare vita ad una federazione. Questa scelta e' stata probabilmente motivata anche dall'annuncio della Corte di Cassazione del superamento del quorum di firme richiesto per l'indizione del referendum elettorale e della validità dei tre quesiti rivolti agli elettori. Berlusconi, infatti, e non solo lui, non sembra ritenere possibile un accordo sulla legge elettorale vista la divisione delle forze politiche sui vari modelli di riforma (tedesco, tedesco-spagnolo, leggi elettorali regionale e per gli enti locali) e quindi si prepara alla consultazione referendaria che sara' indetta dal governo se la Corte costituzionale (la sua decisione e' attesa per metà del prossimo gennaio) riterrà ammissibile il referendum. Se, come molti elementi portano a ritenere, il referendum, che dovrebbe svolgersi tra il 15 aprile ed il 15 giugno del prossimo anno (a meno di elezioni anticipate o di sentenza contraria della Consulta), supererà il quorum del 50%+1 dei voti e vinceranno i 'si', le prossime elezioni premieranno la formazione politica che ha ottenuto più voti. Da qui, anche, l'idea della federazione che, raggruppando in un'unica lista Fi e partiti minori, potrebbe vincere da sola le politiche e, forse governare senza dover ricorrere ad An, Lega Nord e Udc. Ma la federazione - come ha detto di sperare lo stesso Berlusconi - potrebbe vedere l'adesione anche dei tre alleati 'storici' e piu' forti, soprattutto in caso di elezioni politiche gia' nel prossimo anno se la maggioranza di governo dovesse implodere e provocare una crisi di governo che potrebbe portare al voto anticipato.
In questo caso, la 'Casa della libertà'' demolita dalle
polemiche di questi giorni, potrebbe rinascere sotto il nome
de 'Il popolo della libertà''. Dalla Cdl, quindi, si
passerebbe al Pdl. Certo e' che, in questo caso, Berlusconi
non potrà piu' essere il 'dominus' della coalizione, ma un
'primus inter pares' con Bossi, Casini e Fini.
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