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Ultimo aggiornamento: 05.12.2008 ore 01:00
Bertinotti 2°: le repliche di Veltroni e Mastella Stampa E-mail
04/12/2007
4 dic. - Come era ovvio le repliche all'intervista di Fausto Bertinotti non si sono fatte attendere, Veltroni lo accusa di attacchi al governo che metterebberoa rischio la legge elettorale, Mastella, teme che Bertinotti voglia ripetere l'esperienza del '98 e quindi " meglio togliere la spina"...
Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l'Unione non si è realizzata...". E' il giudizio del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che con Repubblica, pur non facendo previsioni sulla durate del governo ("Non posso, non voglio", dice), riflette sullo stato della maggioranza. "Voglio premetterlo: non ci deve essere nervosismo, da parte di Prodi" spiega, "Ma per favore, prendiamo atto di una realtà: in questi ultimi due mesi tutto è cambiato". Secondo Bertinotti, "una stagione si è chiusa". "Un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone: ecco, questo progetto non si è realizzato. Già questo ha creato un forte disagio a sinistra. Poi si sono verificati fatti che lo hanno acuito".
"Abbiamo un governo che sopravvive - riflette il presidente della Camera -, fa anche cose difendibili, ma che lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra".
bertinotti_01_280x200.jpgFausto Bertinotti spiega al quotidiano la Repubblica che oggi il grande tema che si ripropone per la sinistra radicale è quello dell'autonomia di un progetto ("una grande questione, che nacque nel '56, con i fatti di Ungheria, con la rottura nel Pci, con lo scontro Nenni-Togliatti''). "Devi vivere nello spazio grande e nel tempo lungo - riflette - per creare una grande forza europea per il 21/o secolo. Se questa è l'ambizione, allora tutto va ripensato. Essere o meno alleati del Pd, stare o meno dentro questo governo: tutto va riposizionato in chiave strategica". E "alla fine del percorso - spiega il leader politico - io voglio riconoscere al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all'opposizione". Il presidente della Camera indica anche una data: "So bene, e ho persino orrore a pronunciare il termine: 'verifica'. Ma è chiaro che a gennaio serve un confronto vero, che prende atto del fallimento del progetto iniziale ma che, magari in uno spettro meno largo di obiettivi, rifissa l'agenda su alcune emergenze oggettive. E viene incontro alle domande della società italiana, con scelte che devono avere una chiara leggibilità 'di sinistra'".
Ed indica anche due temi chiave: "se si vuole tentare una nuova fase della vita del governo, vedo due terreni irrinunciabili: i salari e la precarietà".
VELTRONI: CON ATTACCHI A GOVERNO RISCHIA LEGGE ELETTORALE
"Indebolire il governo oggi significa mettere a rischio la possibilità di varare la riforma elettorale, che è uno degli interessi del Paese". Così il segretario del Pd, Walter Veltroni, al termine di un incontro con il presidente della Commissione affari costituzionali della Camera, Luciano Violante, ha commentato l'odierna intervista del presidente della Camera a Bertinotti. "Io penso, e lo dico in riferimento a quanto riportato oggi sui giornali - ha detto Veltroni - che in questo momento creare difficoltà al Governo significhi anche indebolire la possibilità delle riforme istituzionali e di quella elettorale. Per me c'é un legame molto stretto fra il fatto che il Governo, scelto dagli italiani, prosegua il suo lavoro e il fatto che il Parlamento possa approvare queste riforme". "Indebolire il Governo in questo momento - ha insistito il segretario del Pd - significa non solo fare un grande favore al centrodestra, ma significa anche rischiare di rendere più difficile un cammino perché abbiamo bisogno di avere, parallelamente, stabilità di governo e un lavoro parlamentare nel quale maggioranza e opposizione scrivano insieme le regole". I cronisti hanno quindi domandato a Veltroni se il Governo Prodi sia da considerare "in salute". "Per me il Governo - ha risposto - è stato scelto dagli italiani ed ha fatto molte cose buone e migliori della rappresentazione che la politica ne ha fatto; ed è bene che continui il suo lavoro, perché è stato scelto dagli italiani".
"Nessuno deve sentirsi minacciato; semplicemente dobbiamo varare tutti insieme una riforma elettorale nell'interesse del Paese, in modo da rendere quella italiana una democrazia decidente".
Così il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha commentato le fibrillazioni degli alleati più piccoli del Pd dopo l'inizio di dialogo sulla riforma elettorale con Berlusconi.
Veltroni ha parlato con i giornalisti a Montecitorio dopo il suo incontro con il presidente della Commissione affari costituzionali della Camera, Luciano Violante". Ai cronisti che gli domandavano come "tranquillizzare" Mastella e gli altri alleati più piccoli, Veltroni ha risposto: "Noi non dobbiamo tranquillizzare nessuno, nessuno deve sentirsi oggetto di alcuna minaccia, ma il problema è il Paese, è dare al Paese delle istituzioni che funzionano". "Io lavoro per fare una cosa seria per il Paese, per fare una legge elettorale che dia a questo Paese un bipolarismo che funziona e delle istituzioni che funzionino".
Alla domanda su cosa dirà agli alleati al preannunciato vertice dell'Unione, Veltroni ha replicato: "Le riforme si fanno con tutte le forze politiche, opposizione e maggioranza insieme. Naturalmente faremo in modo che la maggioranza sia la più coesa possibile intorno a un obiettivo che peraltro è da molti condiviso, dato che la maggioranza delle forze che ho consultato hanno espresso una preferenza per il sistema tedesco. E poi siccome ci sono delle differenze tra Italia e Germania date da molti fattori (in Germania c'é una sola Camera legislativa, e ci sono due partiti del 35%) bisognerà che l'applicazione di un sistema proporzionale non faccia finire il bipolarismo, e su questo lavoreremo". "Ma queste - ha aggiunto - sono anche le situazioni in cui, dato che sono accese tutte le telecamere, tutti hanno buone ragioni per dire la loro, e più sono dette con animosità e più trova spazio sui media. Però - ha affermato ancora - c'é un lavoro più faticoso che è quello di trovare un punto di convergenza, però è quello di cui l'Italia ha bisogno ed è quello che si sta cercando di fare con umiltà. Purtroppo questo lavoro non è stato fatto questo lavoro nella scorsa legislatura. Qui si cerca di fare un lavoro più complicato, ma con sincerità e onesta - ha concluso Veltroni - senza l'obiettivo di penalizzare nessuno, ma solamente di far convivere un sistema proporzionale, ritenuto dalla stragrande maggioranza della forze politiche quello giusto, e il mantenimento del bipolarismo".
"Come evidenziato oggi anche da alcuni ministri, non c'é dubbio che il governo sta lavorando in direzione giusta ma, nonostante questo, bisogna accelerare il percorso e a gennaio, come già detto, ci sarà un punto sull'azione complessiva dell'esecutivo". Così fonti di Palazzo Chigi, nel consueto briefing serale, commentano l'intervista del presidente della Camera Fausto Bertinottì.
MASTELLA: SE BERTINOTTI RIPETE IL '98 MEGLIO TOGLIERE SPINA
''Se Bertinotti vuole ripetere l'esperienza del '98 ce lo dica. Appare, infatti, all'orizzonte l'esperienza del 1998. Allora facciamo una riunione di famiglia e decidiamo di togliere la spina. Se bisogna aspettare l'esito del referendum di Prc, francamente la cosa non mi piace ed è, oltretutto, ingiusta nei confronti del presidente del Consiglio".
Così Clemente Mastella, conversando con i giornalisti a palazzo Chigi, inquadra le ultime esternazioni del presidente della Camera.
Se Prodi cade "ci sono solo le elezioni", ha aggiunto. "Sono d'accordo con Veltroni e Berlusconi. Qualora questo governo cadesse per una ragione qualsiasi sarebbe giusto andare alle elezioni - ha spiegato Mastella - Poi si può fare anche una leggina di accomodamento. Però la cosa più corretta sarebbe quella di dire 'abbiamo sbagliato, non siamo riusciti a tenerci in piedi per cinque anni, andiamo alle elezioni'".
Clemente Mastella dice no ad una legge elettorale da 'Erode' che "elimina alla nascita i partiti piccoli".
Il ministro della Giustizia, conversando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, fa il punto sulle riforme spiegando che una legge elettorale che blocchi le forze più piccole non garantisce automaticamente il trasferimento dei loro voti al partito più grande della coalizione. "Noi siamo per la governabilità mentre ora ci demonizzano come fossimo una piaga", dice ancora Mastella chiarendo che una valutazione sulle proposte presentate sarà fatta alla fine. "Ci sono sicuramente alcune situazioni che ci fanno esprimere una certa diffidenza. C'é la necessità, all'interno del governo, di far convivere alcune culture ma non si può accettare una egemonia, un 'opera di 'vassallaggiò proprio non ci piace". Valuteremo alla fine quale sarà l'esito dei contatti di Veltroni con l'opposizione e quale sarà la scrittura che sarà mandata in Parlamento": ha proseguito Mastella, spiegando che "la logica della governabilità non è quella di eliminare i piccoli partiti come ha detto oggi qualcuno in maniera non autorevole ma è far convivere una serie di culture per garantire la governabilità". "Abbiamo una questione egemonica gramsciana sia nel centrodestra che nel centrosinistra", ha detto ancora il leader dell'Udeur.
Ma fino a che punto il suo partito è pronto a lottare sul fronte della legge elettorale? "Sono in diversi a voler lottare - ha risposto Mastella - e poi il problema non è mio. Non credo che i miei voti, se fossimo eliminati dal contesto politico, andrebbero tutti da una parte. Faranno anche la felicità degli avversari. Lo stessa accadrebbe alla Lega: se non ce la facesse, non tutti i suoi voti andrebbero a Berlusconi". (ansa)
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