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8 Feb. - Pubblichiamo l'intervista di Goffredo Bettini, braccio destro di Walter Veltroni, rilasciata al Corriere della Sera nella quale esclude una intesa post-elettorale con Forza Italia per governare e non solo
per le riforme.
Bettini, il Pd andrà alle elezioni da solo e sfida
Berlusconi a seguirlo.
«Sarebbe una cosa meravigliosa,
una specie di rivoluzione democratica se ci fosse un vero confronto
chiaro e senza fronzoli e condizionamenti tra due leader diversi, ma
ambedue autorevoli, liberi e coraggiosi, insomma, se ci fossero
l'alternativa tra due programmi sintetici e coerenti e l'avvio di
un bipolarismo virtuoso non fondato sull'odio ma sul confronto
delle idee».
I colonnelli di FI sostengono che la vostra sia una trappola, e
che andrete tutti insieme appassionatamente.
«Al
contrario, è una sfida in positivo per cambiare, ognuno nel
suo campo la politica italiana, abitata da troppi opportunismi,
trasformismi e tradimenti e da gente che ha pochi voti e poche idee
ma batte continuamente cassa per avere posti e potere. Se non
riusciremo a fare questo cambiamento della politica italiana insieme
al nostro avversario Berlusconi, vuol dire che ce lo caricheremo
sulle spalle, da soli, e saremo sicuramente premiati dall'elettorato
».
Feltri dice che Berlusconi accetterà la vostra sfida da
solo.
«Penso che, in effetti, sia una strada più
congeniale anche al carattere personale di Berlusconi. Ha ragione
Feltri: Berlusconi è uno a cui piace rischiare e ho
l'impressione che gli abatini che lo accompagnano lo esasperino.
D'altra parte, nel '94, scese in campo da solo, e riuscì a
interpretare una certa voglia di libertà che covava nel Paese
contro la vecchia politica. Nel corso degli anni è apparso
sempre più un Gulliver crocifisso a terra dai vari nanetti che
lo assalgono. Se si dovesse sottrarre a una lotta ad armi pari
significherebbe che si è ormai completamente omologato alla
politichetta di sempre, senza ambizioni e con la sola voglia di
conservare il potere. Voglia illusoria perché su quella strada
Berlusconi non ha futuro».
Il sindaco di Torino, Chiamparino, sostiene che dopo le
elezioni Pd e FI potrebbero governare insieme...
«Non
sono d'accordo. Il Pd nasce come forza riformista alternativa alla
destra: noi vogliamo essere il grande soggetto del bipolarismo
italiano nel campo democratico. Poi si possono trovare intese sulle
regole del gioco ma per giocare meglio una partita dove uno vince e
l'altro va all'opposizione, come d'altra parte è
fisiologico e naturale in tutti i grandi paesi democratici europei».
Socialisti e radicali vi accusano perché non volete
allearvi con loro.
«Noi svolgeremo un confronto
programmatico con tutti, ma già l'esperienza di questi anni
ci dice che su alcuni punti fondamentali che riguardano il governo
del Paese nel centrosinistra sono emerse posizioni differenti. E noi
puntiamo a un programma politicamente e culturalmente omogeneo».
Preferite la Binetti a loro?
«Con queste forze ci
sono tanti punti in comune, e tante battaglie, in particolare dei
radicali, sono condivisibili, tuttavia certe esasperazioni
anticlericali, per esempio, non corrispondono ad una impostazione di
rigorosa difesa della laicità delle istituzioni che ha il Pd,
unita però alla considerazione che è essenziale per la
democrazia italiana il contributo dell'azione e del pensiero dei
cattolici».
Quali saranno i criteri con cui sceglierete le candidature? È
vero che farete fuori Melandri e Finocchiaro?
«I criteri
sono il rinnovamento, il riequilibrio della rappresentanza di genere
e il coinvolgimento di espressioni rappresentative di pezzi della
società italiana. Questo non significa operare scelte
improvvisate e meccaniche. Ho visto che qualcuno che si definisce
veltroniano ha straparlato su qualche giornale, ma non è nelle
intenzioni e nel carattere di Walter dare giudizi ingenerosi su
parlamentari di valore. La Melandri nei sondaggi è ai primi
posti tra i ministri uscenti, la Finocchiaro ha svolto un lavoro
eccezionale e Gianni Cuperlo è uno dei quadri più
liberi e creativi del Pd. E potrei continuare facendo altri nomi.
Comunque le liste le faremo ascoltando tutti gli iscritti e le varie
sensibilità del partito. Senza bilancini di corrente, ma
guardando al merito. E questo lavoro deve fondarsi sul coinvolgimento
dei segretari regionali eletti direttamente, molti dei quali sono
giovani e per me debbono rappresentare il futuro del partito ».
Montezemolo si è interessato al programma del Pd.
«Ho
sempre pensato che l'unità tra la parte più
coraggiosa della borghesia italiana e la sinistra democratica sia la
vera chiave per modernizzare il Paese rendendolo più
competitivo e più giusto. Non voglio tirare la giacchetta a
nessuno ma una disponibilità di Montezemolo sarebbe per noi
una bella notizia».
A Roma, Rutelli si ricandiderà per la terza volta. Non è
un po' troppo?
«Rutelli è stato un grande
sindaco che ha piantato per primo il riformismo romano. È
esemplare il fatto che stia pensando di rimettersi in gioco in una
sfida che si presenta assai difficile. Conoscendolo la sua non sarà
una riproposizione di schemi consolidati ma una nuova stagione di
sorprese creative e intelligenti. Perciò, per quel che posso,
sto spingendo molto perché lui accetti di buttarsi in questa
nuova avventura». (Maria Teresa Meli)
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