| BORDON sindaco di Roma? Giancarlo Riccio su LIBERO intervista Crespi e Pessato. |
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| 18/11/2007 | |
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19 Nov. - Libero nel dorso romano intervista alcuni esperti sulla candidatura di Willer Bordon e sul futuro del Campidoglio, Pessato:"Può portare la mentalità del Nord". Ma per Crespi: Non ce la farà"
Il prossimo sindaco, il
successore di Walter Veltroni? Potrebbe essere alto, atletico. E triestino?
L'unico primo cittadino, eccetto Franco Carraro, non romano. Willer Bordon, senatore della maggioranza, mai così critico verso la propria coalizione come in questi giorni di fibrillazione non solo parlamentare, esce allo scoperto. E in una intervista a Repubblica conferma quanto andava dicendo da un po' di tempo; "Esco dal palazzo per puntare al Campidoglio". Del resto, la sua carriera politica ha avuto uno dei primi momenti pubblici proprio quando è stato eletto sindaco. Della sua Muggia, in provincia di Trieste. Già. Ma Bordon, che del resto frequenta Roma da anni ed anni e vi vive, quante possibilità ha di essere eletto, quando si porrà ufficialmente la questione della successione a Veltroni? E perché si candida? Libero lo ha chiesto ad alcuni esperti di sondaggi e di comunicazione. Per cercare di capire i motivi della scelta. E, soprattutto, se ce la potrebbe fare, a sedersi nello studio di primo cittadino di Roma. I DUBBI DEGLI ESPERTI «Mah, non otterrebbe più di un 3-4 per cento e comunque la sua autocandidatura mi appare come una boutade, quasi uno scherzo di Carnevale», si sbilancia, sapido, Luigi Crespi , esperto di comunicazione, "grande stregone" di campagne elettorali (venti) di cui diciannove vincenti (comprese quelle di Berlusconi alle Europee del 1999, alle Regionali dell'anno successivo e alle Politiche del 2001). E gli interrogativi che sottendono questa candidatura? «Innanzitutto: se Bordon sarà o meno il candidato di tutto il centro sinistra. E poi capire se e come Walter Veltroni lascerà la poltrona di primo cittadino», ragiona Crespi, «comunque un uomo del Nord non ha alcuna possibilità a Roma. Una battaglia senza speranza, a meno che non voglia acquisire una visibilità di cui, per ora, gode poco. Una candidatura in chiave anti Partito Democratico? E chi può dirlo? Forse a favore di qualcun altro, questo sì". Luigi Crespi ricorda anche che un candidato a sindaco,a Roma, debba contare "almeno sul 50 per cento dei consensi". E fa i nomi di Goffredo Bettini, senatore e raffinato consigliere di Veltroni. Oppure di Enrico Gasbarra, presedente della provincia e vice di Veltroni nella prima consiliatura in Campidoglio. Un giudizio, ora, su una campagna elettorale basata su "una telecamera, un clic da casa e tu puoi parlare con Bordon", illustrata da lui stesso? "Mi fa pensare ad una sorta di Truman Show del sindaco", chiosa Crespi,"e anche qui sono perplesso. Senza contare che il suo annuncio mi pare un po' in anticipo". Ma Crespi si impegnerebbe per una campagna elettorale per il co-fondatore, due mesi fa, di una nuova Unione Democratica, in aperta polemica con il PD? "Io decido per empatia e se sono pagato in anticipo. E guardi che la seconda è soltanto una battuta. Comunque, vediamo. Si tratterebbe di incontrarsi, parlare a lungo, capirsi. Se e quando sarà, ne parlerò con mio fratello Ambrogio, che oltretutto vive a Roma. E poi in famiglia: con mia moglie, mia figlia, il figlio maschio. Di certo, non è un problema di domani mattina.".
No comment, infine, su Paolo
Gentiloni, ministro delle Comunicazioni in carica. Che proprio Libero aveva
indicato come interessato a candidarsi.
UNA NUOVA MENTALITA' Possibilista sulla candidatura prossima ventura bodoniana è anche Mauro Pessato, esperto di sondaggi d'opinione e AD della SWG: "Guardi, Bordon lo conosco. Da giovane, è stato sindaco, vent'anni fa. E credo sappia che cosa vuol dire. E guardi che il suo non è un ballon d'essai: lui ci crede veramente, altrimenti non si sarebbe esposto". Problemi? "E come no. Primo capire se nel centrosinistra gli daranno spazio e in che modo. Secondo: non ho idea di quanto conosca Roma. E poi, le sue origini triestine in che modo saranno interpretate dai romani? Quello di cui sono sicuro, invece, conclude Pessato, triestino come Bordon, "è che la sua candidatura non dovrebbe essere esplicitamente in chiave anti-Partito Democratico, nonostante ne abbia preso le distanze. Bodon un out-sider? Anche qui, bisogna vedere. Nelle grandi città, si sa, la politica dei partiti esercita ancora una fortissima influenza. E a proposito della conoscenza di Roma, d'accordo chiedersi quanto ne abbia: ma lui vive pur sempre nella Capitale da vent'anni".
CAMPAGNA NELLE PERIFERIE E la politica? "Basta con questo tripolarismo artificiale", ribadisce spesso, in un modo per la verità un po' criptico. Infine: "Batterò la città palmo a palmo", ha dichiarato di recente, convinto di poter evitare così il trabocchetto su una borgata inesistente che i giovani di An hanno teso a Veltroni la scorsa estate.. Un incidente sul quale il primo cittadino sorrise e che secondo qualcuno non fu per niente una gaffe veltroniana. "Ho le carte in regola", ha ribadito infine Bordon in alcune recentissime dichiarazioni pubbliche. Poi, è stato sommerso dagli impegni di Palazzo Madama per la laboriosa approvazione della Finanziaria. E qualcuno che lo conosce bene prefigura anche che, prima di Natale, lui uscirà ancora allo scoperto sul futuro di Roma. Magari ripercorrendo il modo informale e battagliero con il quale ha gestito un comune del Nord per undici anni. E dove torna, ogni tanto, per ritrovare vecchi amici. Dunque, non solo per nostalgia. (lLibero - Giancarlo Riccio)
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