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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 06.09.2008 ore 02:00
BUSH: l'ultimo discorso: Cambio rotta in Iraq per il 2008 Stampa E-mail
29/01/2008
29 gen. - Cambiamenti di rotta per la missione statunitense in Iraq nel 2008. Secondo George W. Bush, i soldati americani passeranno dalla prima linea a lavorare per "sostenere e costruire i successi ottenuti nel 2007". Nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, George W. Bush, fornisce un bilancio della situazione in Iraq.
bush_280x200.jpg"Le truppe americane si stanno spostando dalle operazioni di guida a quelle di affiancamento delle forze irachene e, alla fine, si arrivera' a una missione di protezione e supervisione", si legge nell'anticipazione del suo intervento, fornita dalla Casa Bianca. "I nostri nemici in Iraq - continua - sono stati colpiti duramente. Non sono sconfitti e possiamo ancora aspettarci difficili combattimenti nel futuro".
Il capo della Casa Bianca fa anche un bilancio dell'ultima strategia ("surge") ideata dall'Amministrazione Usa per cercare di uscire dal pantano iracheno, che ha portato all'invio di altri 30.000 soldati americani. "Qualcuno puo' negare che la nostra strategia stia funzionando, ma tra i terroristi non vi sono dubbi. In Iraq, al Qaida e' in fuga e questo nemico sara' sconfitto".
Mentre - prosegue - il "nemico e' ancora pericoloso e rimane altro lavoro da fare, le strategie americana e irachena hanno ottenuto risultati che pochi di noi avrebbero potuto immaginare soltanto un anno fa".
Bush ha messo in guardia dalla tentazione di staccare la spina alla campagna in Iraq e ha promesso all'opinione pubblica interna -in realta' ora piu' preoccupata dello spettro della recessione economica che della guerra- sostegni alle famiglie e una riduzione costante della pressione fiscale.
La stampa statunitense ha sottolineato il tono moderato di Bush, rispetto ai trionfalismi dei suoi sette precedenti discorsi sullo Stato dell'Unione.
Certamente e' stato piu' realistico. "Sul lungo periodo gli americani possono essere fiduciosi riguardo la nostra crescita economica, ma per quanto riguarda le previsioni a breve tutti possiamo vedere che la crescita sta rallentando", ha detto il presidente nell'esortare il Congresso ad accelerare l'approvazione di un pacchetto di interventi a stimolo dell'economia per 150 miliardi di dollari.
Per quanto riguarda l'Iraq Bush ha difeso la decisione assunta un anno fa di dare nuovo impeto alla campagna militare con l'invio di altri 30.000 soldati per contrastare la guerriglia qaedista e ha avvertito che un ritiro affrettato comprometterebbe i pur fragili progressi fatti finora sul fronte politico e della sicurezza. "Non possiamo consentire che questo accada", ha detto Bush assicurando che via via sempre piu' soldati nel 2008 torneranno a casa, "Il nostro obiettivo per quest'anno e' rafforzarsi e costruire sui successi conseguiti nel 2007 per passare alla prossima fase della nostra strategia. I soldati americani stanno gradualmente passando dalla guida delle operazioni a compiti di sostegno delle forze irachene e alla fine la loro missione sara' di supervisione".
Bush non ha nascosto il pericolo di "colpi di coda" della guerriglia che nell'anno appena concluso ha inflitto alle truppe americane le maggiori perdite dall'inizio della campagna nel 2003.
Nel passo sull'Iran il presidente e' stato fermo ma non esasperato, come quando nel 2002 indico' Teheran tra i protagonisti dell'"asse del male" insieme con la Corea del Nord e l'Iraq di Saddam Hussein: "Il nostro messaggio ai dirigenti iraniani e' stato chiaro: sospendete l'arricchimento dell'uranio affinche' possa iniziare il negoziato. Se vorrete ricongiungervi alla comunita' internazionale, chiarite le intenzioni sul nucleare e sulle vostre passate iniziative, mettete fine all'oppressione interna, cessate ogni sostegno al terrorismo all'estero. Ma, soprattutto, sappiate una cosa: 'L'America contrastera' coloro che minacciano le sue truppe. Noi saremo con i nostri alleati e difenderemo i nostri interessi vitali nel Golfo Persico'".
Bush ha quindi sottolineato che la soluzione del conflitto israelo-palestinese -di cui ha tentato di porre le basi con la conferenza internazionale di Annapolis dello scorso novembre- e' decisivo per la stabilizzazione dello scacchiere mediorientale: "E' arrivato il tempo che in Terrasanta uno Stato democratico di Israele e uno Stato democratico di Palestina convivano in pace l'uno accanto all'altro".
Il presidente, ultimo arrivato sul fronte della lotta contro il surriscaldamento del pianeta, si e' impegnato a stanziare 2 miliardi di dollari in un nuovo fondo internazionale che promuova lo sviluppo di energie pulite in grado di contrastare i cambiamenti climatici deteriminati dalle emissioni di gas-serra.
"L'anno scorso chiesi l'approvazione di una legge per ridurre nel prossimo decennio il comsumo di petrolio e voi l'avete approvata", ha detto rivolgendosi ai parlamentari, "Insieme dobbiamo compiere il passo successivo: finanziamo nuove tecnologie che possano generare energia dal carbone e allo stesso tempo ridurne le emissioni. Aumentiamo il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili e all'energia nucleare che non ha emissioni. Continuiamo a investire nella tecnologia delle batterie avanzate e in carburanti rinnovabili per le nostre automobili e camion. Creiamo un nuovo fondo internazionale per la tecnologia pulita, che aiutera' nazioni in via di sviluppo, come India e Cina, a fare sempre piu' ricorso alle fonti energetiche pulite"
Poi ha insistito sul superamento del protocollo di Kyoto, cui e' stato da sempre contrario perche' avrebbe penalizzato l'economia statunitense: "Concludiamo un accordo internazionale che sia in grado di rallentare, fermare e alla fine invertire l'aumento delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra. Questo accordo sara' efficace soltanto se avra' l'impegno di tutte le maggiori economie e non consentira' a nessuno di competere senza pagare dazio" (AGI)
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