| BUSH: l'ultimo discorso: Cambio rotta in Iraq per il 2008 |
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| 29/01/2008 | |
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29 gen. - Cambiamenti di rotta per la
missione statunitense in Iraq nel 2008. Secondo George W. Bush,
i soldati americani passeranno dalla prima linea a lavorare per
"sostenere e costruire i successi ottenuti nel 2007". Nel suo
ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, George W. Bush,
fornisce un bilancio della situazione in Iraq.
"Le truppe
americane si stanno spostando dalle operazioni di guida a
quelle di affiancamento delle forze irachene e, alla fine, si
arrivera' a una missione di protezione e supervisione", si
legge nell'anticipazione del suo intervento, fornita dalla Casa
Bianca.
"I nostri nemici in Iraq - continua - sono stati colpiti
duramente. Non sono sconfitti e possiamo ancora aspettarci
difficili combattimenti nel futuro".
Il capo della Casa Bianca
fa anche un bilancio dell'ultima strategia ("surge") ideata
dall'Amministrazione Usa per cercare di uscire dal pantano
iracheno, che ha portato all'invio di altri 30.000 soldati
americani. "Qualcuno puo' negare che la nostra strategia stia
funzionando, ma tra i terroristi non vi sono dubbi. In Iraq, al
Qaida e' in fuga e questo nemico sara' sconfitto".
Mentre -
prosegue - il "nemico e' ancora pericoloso e rimane altro
lavoro da fare, le strategie americana e irachena hanno
ottenuto risultati che pochi di noi avrebbero potuto immaginare
soltanto un anno fa".
Bush ha messo in
guardia dalla tentazione di staccare la spina alla campagna in
Iraq e ha promesso all'opinione pubblica interna -in realta'
ora piu' preoccupata dello spettro della recessione economica
che della guerra- sostegni alle famiglie e una riduzione
costante della pressione fiscale.
La stampa statunitense ha sottolineato il tono moderato di
Bush, rispetto ai trionfalismi dei suoi sette precedenti
discorsi sullo Stato dell'Unione.
Certamente e' stato piu'
realistico. "Sul lungo periodo gli americani possono essere
fiduciosi riguardo la nostra crescita economica, ma per quanto
riguarda le previsioni a breve tutti possiamo vedere che la
crescita sta rallentando", ha detto il presidente nell'esortare
il Congresso ad accelerare l'approvazione di un pacchetto di
interventi a stimolo dell'economia per 150 miliardi di dollari.
Per quanto riguarda l'Iraq Bush ha difeso la decisione
assunta un anno fa di dare nuovo impeto alla campagna militare
con l'invio di altri 30.000 soldati per contrastare la
guerriglia qaedista e ha avvertito che un ritiro affrettato
comprometterebbe i pur fragili progressi fatti finora sul
fronte politico e della sicurezza. "Non possiamo consentire che
questo accada", ha detto Bush assicurando che via via sempre
piu' soldati nel 2008 torneranno a casa, "Il nostro obiettivo
per quest'anno e' rafforzarsi e costruire sui successi
conseguiti nel 2007 per passare alla prossima fase della nostra
strategia. I soldati americani stanno gradualmente passando
dalla guida delle operazioni a compiti di sostegno delle forze
irachene e alla fine la loro missione sara' di supervisione".
Bush non ha nascosto il pericolo di "colpi di coda" della
guerriglia che nell'anno appena concluso ha inflitto alle
truppe americane le maggiori perdite dall'inizio della campagna
nel 2003.
Nel passo sull'Iran
il presidente e' stato fermo ma non esasperato, come quando nel
2002 indico' Teheran tra i protagonisti dell'"asse del male"
insieme con la Corea del Nord e l'Iraq di Saddam Hussein: "Il
nostro messaggio ai dirigenti iraniani e' stato chiaro:
sospendete l'arricchimento dell'uranio affinche' possa iniziare
il negoziato. Se vorrete ricongiungervi alla comunita'
internazionale, chiarite le intenzioni sul nucleare e sulle
vostre passate iniziative, mettete fine all'oppressione
interna, cessate ogni sostegno al terrorismo all'estero. Ma,
soprattutto, sappiate una cosa: 'L'America contrastera' coloro
che minacciano le sue truppe. Noi saremo con i nostri alleati e
difenderemo i nostri interessi vitali nel Golfo Persico'".
Bush ha quindi sottolineato che la soluzione del conflitto
israelo-palestinese -di cui ha tentato di porre le basi con la
conferenza internazionale di Annapolis dello scorso novembre-
e' decisivo per la stabilizzazione dello scacchiere
mediorientale: "E' arrivato il tempo che in Terrasanta uno
Stato democratico di Israele e uno Stato democratico di
Palestina convivano in pace l'uno accanto all'altro".
Il presidente, ultimo arrivato sul fronte della lotta
contro il surriscaldamento del pianeta, si e' impegnato a
stanziare 2 miliardi di dollari in un nuovo fondo
internazionale che promuova lo sviluppo di energie pulite in
grado di contrastare i cambiamenti climatici deteriminati dalle
emissioni di gas-serra.
"L'anno scorso chiesi l'approvazione di
una legge per ridurre nel prossimo decennio il comsumo di
petrolio e voi l'avete approvata", ha detto rivolgendosi ai
parlamentari, "Insieme dobbiamo compiere il passo successivo:
finanziamo nuove tecnologie che possano generare energia dal
carbone e allo stesso tempo ridurne le emissioni. Aumentiamo il
ricorso alle fonti energetiche rinnovabili e all'energia
nucleare che non ha emissioni. Continuiamo a investire nella
tecnologia delle batterie avanzate e in carburanti rinnovabili
per le nostre automobili e camion. Creiamo un nuovo fondo
internazionale per la tecnologia pulita, che aiutera' nazioni
in via di sviluppo, come India e Cina, a fare sempre piu'
ricorso alle fonti energetiche pulite"
Poi ha insistito sul
superamento del protocollo di Kyoto, cui e' stato da sempre
contrario perche' avrebbe penalizzato l'economia statunitense:
"Concludiamo un accordo internazionale che sia in grado di
rallentare, fermare e alla fine invertire l'aumento delle
emissioni di gas responsabili dell'effetto serra. Questo
accordo sara' efficace soltanto se avra' l'impegno di tutte le
maggiori economie e non consentira' a nessuno di competere
senza pagare dazio" (AGI)
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