| CAROVITA: INFLAZIONE AL 3,3% ED INTERVIENE IL GOVERNO |
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| 01/04/2008 | |
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02 apr. - Sul carovita il governo scende in campo e annuncia una
legge anti-rincari da presentare anche insieme all’opposizione. Dopo l’impennata dell’inflazione a marzo, al 3,3% massimo da
12 anni, il Consiglio dei ministri di oggi ha sottolineato l’importanza
di un intervento urgente. Il governo, ha spiegato il ministro per
l’Attuazione del programma Giulio Santagata, segue «con qualche
preoccupazione l’andamento dei prezzi. Sicuramente - ha aggiunto - si
sente l’esigenza di un intervento urgente» per frenare la corsa dei
prezzi. L’idea sarebbe quella di verificare la praticabilità di
sterilizzare la quota fiscale di alcune tariffe in particolare di
quelle energetiche sulla falsariga di quello fatto per i carburanti.
«Sapendo anche che siamo un governo in uscita, con poteri limitati e in campagna elettorale, la decisione è quella di elaborare una serie di possibilità e strumenti e di proporre all’opposizione questo pacchetto di iniziative e valutare insieme all’opposizione la possibilità di varare un decreto» ha spiegato il ministro.
Proprio sabato scorso l’Autorità per Energia aveva comunicato che le tariffe per luce e gas saliranno ad aprile di oltre il 4% per effetto del caro-petrolio.
Mentre il governo pensa a come intervenire sul caro-prezzi gli economisti intravedono per il paese il rischio "stagflazione", il micidiale mix di inflazione in mancanza di crescita.
L’allarme arriva dal Cerm, secondo cui «è urgente per l’Italia e per tutti i Partner Ue farsi carico di politiche di apertura al mercato e di promozione della concorrenza, per liberare la crescita e, nel contempo, contribuire alla stabilità dei prezzi con l’ampliamento dell’offerta, l’allineamento delle remunerazioni dei fattori alla loro produttività e la rimozione delle posizioni di rendita».
Da Francoforte l’esponente italiano nel board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, spiega che la Bce ha fatto bene a non tagliare i tassi. «Lo avessimo fatto - ha affermato in un’intervista a "Il Corriere della Sera" - oggi avremmo un’inflazione più alta. Non è ciò che vogliono gli europei, soprattutto i meno abbienti».
Secondo l’economista il surriscaldamento dei prezzi è legato principalmente «all’economia globale. La forte crescita di certe aree», spiega, «fa aumentare la domanda di materie prime, soprattutto energetiche e agricole.
Senza quelle l’inflazione della zona euro è più bassa di circa l’1%. Non sarà una gran consolazione per chi quei prodotti li deve comprare», conclude Bini Smaghi, «ma fa capire che ciò che incide sul costo della vita è in gran parte fuori del nostro controllo. Ed è temporaneo». (LaStampa)
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