| CHRISTIANA RUGGERI PARLA DEL SUO PRIMO ROMANZO CANDIDATO AL BANCARELLA 2008 |
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| 17/03/2008 | |
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17 Mar. - di Giovanni Zambito - Quattro edizioni a meno di due mesi dall’uscita e finalista del Bancarella 2008, testimonianza di un grande successo per “La lista di carbone”, uscito per Mursia Editore alla fine di gennaio, in concomitanza con il Giorno della Memoria, romanzo d’esordio di Christiana Ruggeri, giornalista e conduttrice di Tg2 Costume e Società che, il prossimo 20 luglio a Pontremoli, concorrerà con altri cinque scrittori indicati dai librai per la 56esima edizione del prestigioso e ambito premio letterario. “Una specie di sogno, di
magia - confessa entusiasta: non credevo ai miei occhi quando ho
visto il mio nome inserito nella sestina che concorrerà al
premio, non potevo crederci quando il mio editore mi ha telefonato
per dirmi del Bancarella”. Il romanzo affonda le radici nella Shoah
e vede protagonista una studentessa romana di oggi che casualmente
sarà condotta a ricostruire un antico puzzle di dolore e
riscatto, di amore e coraggio, per tutti i protagonisti. Sulle tracce
di alcune lettere, intraprende un viaggio in Germania e in Lettonia
seguendo una pista d’indagine che, passo dopo passo, la porterà
a conoscere non solo il segreto delle missive, ma anche i retroscena
e le conseguenze del salvataggio di un gruppo di ebrei del campo di
Sachsenhausen, i cui nomi furono tracciati da un prigioniero su
foglie di pannocchia, un elenco scritto col carbone.
Credi veramente che tutti abbiamo dentro un romanzo da scrivere? “Credo che ognuno abbia in mente o in un cassetto il romanzo della propria vita e invito tutti a metterlo su carta: è successo anche a me ma finora non avevo avuto la presunzione di farlo anche perché bisogna avere anche l’idea di che cosa scrivere” E a te quando è venuta l’idea de “La lista di carbone”? “Precisamente da due anni, dal momento in cui lessi un trafiletto in cui veniva annunciato che comunicava la restituzione da parte del presidente russo Putin di un carteggio, un dossier fotografico e diaristico saccheggiato alla Germania, al cancelliere tedesco e alla Gedenkstätte Sachsenhausen, il museo del lager alle porte di Berlino. Karl-Otto Koch, comandante SS del campo di concentramento, aveva raccolto in un album 500 fotografie che illustravano le attività di tutti i giorni degli aguzzini e delle loro vittime. Alla fine della guerra quel documento sconvolgente finì negli archivi della polizia segreta sovietica” La figura di Koch ti ha particolarmente colpita… “Lo possiamo definire l’artefice del libro: studiando la sua figura mi sono davvero inquietata. È l’unico gerarca nazista denunciato e ucciso dalle stesse SS. Questo mi ha fatto capire quanto il male non sia mai assoluto e che c’è sempre qualcosa di peggio. Fa accapponare la pelle pensare che per le sue efferatezze sia stato impiccato all’interno dei nazisti. Dal punto di vista letterario mi ha però dato la possibilità di inventare la figura del suo sostituto” Credi che il tuo libro possa cambiare un po’ il modo di comunicare la memoria della Shoah? “Spero proprio di sì: è uno degli intenti che mi sono proposto. La levità di un romanzo può contribuire all’avvicinamento da parte dei giovani ad un argomento che come quello della Shoah fa paura e sgomenta. Se si mantiene inalterato il rispetto, si può utilizzare un mezzo di comunicazione semplice per rendere fruibile il contenuto anche a chi teme di restarne impressionato. Sto incontrando tantissimi giovani nelle scuole e il riscontro è grandissimo” Puoi dirci di un riscontro avuto dalla comunità ebraica?
“Alla fine di un mio intervento
durante la puntata di “Domenica in…” dedicata al Giorno della
Memoria, una signora, che da bambina aveva vissuto gli orrori di un
campo di concentramento dov’era stata sterminata la sua intera
famiglia, mi ha esortato a continuare su questa strada, perché
i giovani devono sapere e continuare a ricordare, anche dopo la
scomparsa di chi come lei rappresenta la generazione degli ultimi
testimoni diretti. Mi ha onorato e commosso: è un impegno che
ho preso sul serio. Il romanzo è dedicato al ricordo di tante
tragedie e non solo alla Shoah: basti pensare a quello che sta
accadendo in Tibet, su cui sto preparando un reportage”. - Giovanni Zambito
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