| CINA: TOLLERANZA ZERO CON I CRIMINALI, LA RISPOSTA A BENEDETTO XVI |
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| 20/03/2008 | |
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20 mar. - Il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani in esilio,
si è detto pronto ad incontrare il presidente cinese Hu Jintao se
riceve "concreti segnali" della disponibilità di Pechino al dialogo.
Temo che le vittime siano "numerose", ha detto durante una conferenza
stampa nel suo quartier generale indiano di Dharamsala riferendosi alla
repressione attuata dai cinesi nei confronti delle proteste di piazza
degli ultimi giorni in Tibet. La prima reazione della Cina all'appello
del Papa sul Tibet è negativa.
"La cosiddetta tolleranza non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge", ha detto il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang in una conferenza stampa commentando l' appello lanciato ieri da Papa Benedetto XVI.
Il Papa ha detto ieri di provare "tristezza e dispiacere di fronte a tanta sofferenza" e ha ricordato che "la violenza non risolve mai i problemi ma li aggrava".
"Possa Dio illuminare le menti di tutti e dare a ciascuno il coraggio di scegliere il sentiero del dialogo e della tolleranza", aveva aggiunto.
Il Vaticano e la Cina non hanno relazioni diplomatiche dal 1950, quando la Nunziatura Apostolica (Ambasciata) della Cina si trasferì a Taiwan.
In Cina circa quattro milioni di cattolici sono iscritti all' Associazione dei Cattolici Patriottici che riconosce il governo di Pechino come massima autorità.
I cattolici fedeli alla Santa Sede e non registrati presso l' Associazione patriottica sono circa il doppio.
Come a Iwojima, una bandiera potrebbero diventare un simbolo anche per i tibetani: in un breve filmato di un minuto e mezzo che tutti - tranne i cinesi - possono vedere su Youtube si vede un gruppo di manifestanti che ammainano la bandiera cinese e la sostituiscono con quella rossa e blu del Tibet.
Le immagini sono state riprese da un reporter dalla rete televisiva Ctv in una località di cui non viene precisato il nome della provincia cinese del Gansu, al confine con il Tibet e abitata da tibetani. Si vedono monaci e gente comune correre verso una scuola mentre sopraggiunge anche un folto gruppo di cavalieri, probabilmente dei nomadi.
La gente si accalca davanti al modesto edificio in uno spiazzo polveroso. Viene ammainata e strappata la bandiera rossa cinese e al suo posto è innalzata quella tibetana.
Prima, spiega la Ctv, i manifestanti avevano cercato di marciare su un ufficio governativo della città, ma erano stati respinti dalla polizia, che aveva fatto uso di gas lacrimogeni.
Nel filmato si vede anche gente in fuga e una persona sanguinante, evidentemente ferita negli scontri. Una fotografia con un manipolo di soldati americani che innalzava la bandiera a stelle e strisce sul più alto punto dell'isola giapponese di Iwojima, nel mezzo di una delle più cruente battaglie della seconda guerra mondiale, è divenuta un potente strumento di propaganda per gli Stati Uniti ed è stata di recente al centro di un film di grande successo. (ANSA)
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