| CLANDESTINOWEB INTERVISTA ANNA BURGIO SUL SUO PRIMO ROMANZO "SERAFINA" |
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| 02/04/2008 | |
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3 Apr. - di Gianni Zambito. Una lettura che spiazza il lettore con i frequenti salti fra passato e presente, lo coinvolge nei continui flashback, lo rende partecipe attraverso le diverse voci narranti che si alternano. È la storia di “Serafina” (Città del Sole edizioni, pp. 141), sorprendente e fresco romanzo d’esordio di Anna Burgio, siciliana di Porto Empedocle, che nelle pagine fa scorrere i “ricordi di fame, di miseria, di caldo, di navi grandi per l’America, e di dolore” della protagonista Serafina Farrauto alla cui voce si sovrappone, e graficamente lo si nota perché riportata in corsivo, quello della stessa autrice: due vite divise dal tempo, unite dal ricordo e dal dolore in uno splendido ritratto di donna nel mondo contadino della Sicilia agli inizi del Novecento.
“È avvenuto esattamente il contrario: avevo in mente di scrivere un libro. Il libro quindi c’era, c’era Serafina: sapevo che era morta di parto e volevo ridare corpo e dignità a una vita dimenticata” Prima e dopo, passato e presente s’intrecciano in modo continuo: hai rispecchiato una sorta di scaletta desunta dal resoconto dei tuoi familiari? “Esattamente: l’ho scritto di getto così come mi veniva raccontato. In linea di massima l’impianto narrativo rispecchia tale percezione temporale; man mano aggiungevo degli elementi che venivano incasellati agli altri, e la stesura rispecchia la trama” La scrittura risulta davvero sentita, frutto di uno sforzo viscerale a livello di coinvolgimento: che sensazione avvertivi mentre il libro prendeva forma? “Difficile trasferirla in un’intervista, ma mi accompagnava la sensazione che fosse la stessa Serafina a scriverla. Diciamo che un’ispirazione mi rendeva presente questa donna: alcuni suoi tratti caratteriali da me inventati alla fine sono risultati simili a quelli della sua persona ancor prima di conoscerli” Si può ravvisare un’evoluzione nelle donne ritratte nei diversi ambienti e periodi? “C’è di fatto un’evoluzione nella condizione e soprattutto nella consapevolezza delle donne. Tra di loro c’è una somiglianza che risiede nella fierezza e nella dignità: la copertina, una foto tratta dal volume “Le Donne che portano i pesi”, ne è un segno eloquente” Gli uomini non ci fanno una così bella figura… “Non era affatto mia intenzione denigrare l’universo maschile. Tra uomini e donne ci sono delle differenze e basta, soprattutto nella concezione dell’orgoglio, che in noi acquisisce la caratteristica della fierezza e non una manifestazione esterna ed esteriore come accade per l’uomo. Sono due mondi diversi: è una grande fortuna quando s’incontrano” A parte il valore dell’uso del lessico agricolo in disuso, che significato assegni alla nomenclatura precisa degli strumenti e delle colture contadine? “Per la mia formazione sono convinta che noi siamo quello che siamo stati. Ho il culto della memoria, non intesa come una sorta di fermo immagine, ma come necessità di tornare alle proprie radici che ci aiuta a conoscere noi stessi. Anche nell’uso di questo linguaggio ravviso lo stesso bisogno che ha rappresentato per me anche una scoperta dell’ambiente contadino così diverso da quello di mare da dove provengo, di altra tradizione” Viene fuori l’idea di un senso della storia che sovrasta e al contempo lega il destino dei singoli a prescindere dai loro sforzi e dalle loro intenzioni: è così? “C’è il destino, ma non in senso fatalistico, perché è determinato anche dalle persone. È un intreccio fra la volontà degli uomini e gli accadimenti che non dipendono da noi” Bella l’immagine del progresso: quando Turiddru usa la prima trebbia è stranito, non gli passa “il senso di amarostico”. E oggi? “Anche oggi con alcune nuove scoperte ed invenzioni da un lato non ci riconosciamo e dall’altro perdiamo il senso dei gesti. La trebbia alleggerisce sì il lavoro ma fa perdere all’uomo il controllo e la decisione, la gestione del tempo e del luogo” La malattia e la sofferenza hanno cambiato un po’ la tua idea e il tuo stile nella vita quotidiana come accade a Serafina? “È stata proprio grazie alla sofferenza che l’ho conosciuta. La sofferenza è una brutta bestia, ma se la si sa guardare in faccia può insegnare tanto e se ne può trarre qualche vantaggio” La tua Porto Empedocle e Racalmuto, paese di tuo marito: voi vivete in Calabria. Trovate i due paesi mutati ogni qualvolta vi ritornate? “Li troviamo cambiati rispetto al passato in generale, come attraversati da un senso di abbandono, come se si andasse alla ricerca di significati più fatui, verso interessi livellati e uniformi, mentre le cose che piacciono più a me, i valori di riferimento sembrano trascurati”. Difficile eredità quella di scrittori esordienti che trattano della Sicilia con precedenti come Pirandello, Sciascia, Camilleri… “Lungi da me l’intento di paragonarmi a loro: il pensiero non mi ha nemmeno sfiorato. La storia è intima, nata principalmente per me. È stata pubblicata grazie all’incoraggiamento di amici che l’avevano letta” Ti ritrovi nei modi in cui Camilleri e Sciascia raccontano la Sicilia? “Amo moltissimo Sciascia, perché amo molto i racalmutesi. Lui era ed è il Racalmutese per eccellenza e li rappresenta nella loro originalità spartana, genuina, che sfiora quasi la pazzia. Sciascia era molto riservato ma si è concesso molto ai compaesani: ci ha abitato e vissuto, tanto che nel paese è raffigurato con una statua di bronzo mentre cammina con una mano in tasca” (Gianni Zambito) scritto da lia, aprile 06, 2008 L'intervista è cosi' ben impostata e rappresentata che quasi si intravedono le immagini, anche se personalmente non l'ho ancora letto. scritto da angelica, aprile 05, 2008 Il libro è veramente bello; fresco, immediato nelle immagini e nelle descrizioni nonostante la gravità dei temi trattati. Peccato che agli esordienti spesso non venga dato lo spazio che meritano.... scritto da peppe, aprile 05, 2008 Ho avuto il piacere di leggere il libro di Anna Burgio, condivido in pieno quanto già sottolineato da altri. Voglio tuttavia sottolineare un aspetto che mi ha colpito molto positivamente cioè la capacità della scrittrice nel raccontare vicende drammatiche senza mai scendere nel patetico, grazie alla sua scrittura lieve, che non cede alla tentazione di attirare il lettore con toni accentuati, riesce a far emergere l'autenticità di Serafina. scritto da Alfonso, aprile 05, 2008 Non ho avuto la fortuna di leggere il romanzo: l'intervista all'autrice, di Gianni zambito, mi stimola in tale direzione. Per me 'siciliano disperso' leggere della mia Terra e delle mie genti è come ritornare a respirare l'aria di luoghi e di volti che indelebilmente si sono impressi nella memoria. Grazie ad Anna per aver scritto "Serafina" e a Gianni per avermele fatte conoscere. scritto da anima, aprile 04, 2008 Ho avuto la fortuna e il piacere di leggere Serafina, che è entrata nel mio cuore, nella mia casa, nella mia vita. Grazie all'autrice Anna Burgio, Serafina vive ancora, tra noi, tra i suoi cari. Serafina, tramite Anna, mi ha fatto "vivere" un contesto storico mai vissuto, mi ha fatto vedere i colori, i suoni, gli odori dei posti descritti. Le sensazioni, le emozioni descritte, come per una forma di richiamo, vengono vissute da chi legge nella propia interezza. La commozione, la vicinanza, la sintonia tra quanto scritto dall'autrice e chi legge è quasi inevitabile. Nel libro due vite si intrecciano: la vita di Serafina, l'amore della stessa per i suoi figli, per la propria vita, la sua dignità, e la vita di Anna alla cui Serafina pensa proprio in un particolare momento storico in cui la vita la mette di fronte ad una battaglia importante. L'autrice intercala il parlare di Serafina con stralci della sua esperienza di malattia da cui si può intuire la sofferenza, il combattimento,l'amore per la famiglia e per se stessa, il dubbio, la tristezza ma anche la speranza, la sua dignità di donna, moglie e madre. E' un libro che per lo stile con cui è scritto, semplice, accessibile a tutti, riesce a trasmettere tutte le sensazioni, emozioni e vissuti che stanno dietro le parole. E' un libro che inizi e non puoi finire in un altro momento, vuole essere letto in un fiato. Non ti stanca ma ti tira dentro una realtà dalla quale sei richiamato. Grazie Serafina, grazie Anna per averlo scritto. scritto da lian, aprile 04, 2008 Un bel libro... Commuovente alquanto Si ritrovano i sapori ed i termini perduti nei ricordi del passato memorabile e commuovente il ricordo dei sapori di una festa che dovrebbe averi i connotati tristi, la festa dei morti, ma che nella sicilia più che meridionale assume sfumature quasi giocose per i bambini, che trovano così il legame con i defunti dato dal presunto dono che i cari oramai scomparsi lasciano per loro. Mi ha fatto fare un bel salto nel passato. Grazie di cuore Lian scritto da michele, aprile 03, 2008 L'intervista mi ha stuzzicato: sono curioso di leggere questo romanzo |
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