| CLANDESTINOWEB INTERVISTA L'ATTORE-REGISTA GIULIO BASE |
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| 04/03/2008 | |
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5 Mar. - di Giovanni Zambito. Su Raiuno ogni giovedì milioni di appassionati spettatori seguono con interesse e affetto le indagini del prete-detective "Don Matteo" che anche nella sua sesta serie annovera fra i suoi registi Giulio Base: "credo di aver girato più episodi di tutti", ci dice. ClandestinoWeb l'ha incontrato alla fine di una performance davvero
particolare. Lunedì, infatti, nella chiesa di Santa Maria
della Vittoria, celebre anche perché al suo interno custodisce
"L'estasi di santa Teresa", il capolavoro di Bernini, l'attore
e regista ha letto la vita di papa Paolo VI, all'interno de "I
ritratti di santi" l'iniziativa che il Mec (Movimento Ecclesiale
Carmelitano) organizza da tre anni durante il periodo quaresimale.
Si
proseguirà il 10 marzo con l'attore Vincenzo Bocciarelli che
leggerà la vita di Jacques Fesch, mentre il 17 marzo l'attrice
Cristina Faessler racconterà quella di Teresa di Lisieux. I
testi e le meditazioni sono a cura di padre Antonio Maria Sicari.
Giulio Base ci parla di quanto sia difficile vivere il proprio credo
cercando di conciliarlo con la carriera artistica.
Che cosa vuol dire prestare la propria professionalità di attore per raccontare la vita di un santo? "Significa secondo me il grande privilegio di poter ripercorrere la vita di grandi personaggi di fede come quella di Paolo VI nella grande attenzione del pubblico e con una cosa che succede meno spesso, cioè all'interno di una coralità di emozioni, una vera e propria ‘ecclesia'. Sembra veramente un rito" Che idea avevi di Paolo VI? È cambiata dopo aver letto il testo? "Avevo l'idea del Papa col quale sono nato e cresciuto fino ai 14 anni. Noi tutti siamo figli del nostro tempo e le contestazioni furibonde nei suoi confronti e che si sono respirate me lo tenevano un po' distante. Approfondendo con la maturità e conoscendo che cosa può dire poter portare la croce e non essere per forza simpatici a tutti se si dicono le cose aderenti al Vangelo, me lo ha fatto amare e mi ci sono avvicinato moltissimo" Quale personaggio potrebbe essere oggi testimone del tempo con le interne contraddizioni? "Bellissima domanda: non per essere monotoni, ma io credo davvero che anche il nostro Papa Benedetto XVI sia un vero testimone del proprio tempo. In questa globalità di mass-media se tu sei una voce fuori dal coro non sei voce; e quindi qualcuno che è testimone del suo tempo e dice delle cose non comode non ha voce. Purtroppo ce l'hanno coloro i quali dicono cose comode o fintamente scomode: Beppe Grillo, per esempio, è una voce fuori dal coro, ma è comodo, dice cose che piacciono. Dire ciò che non piace come fa il Papa che continua a parlare contro l'illiceità della contraccezione, contro l'aborto e la fame, è scomodo, ma rimane almeno per me la nostra figura di riferimento" La poca simpatia mediatica nei confronti del Papa è allora imputabile al fatto che dice quello che deve dire? "Giustamente un papa non deve stare simpatico, non è un buffone di corte. Un papa deve seguire il Vangelo per quanto possa. Poi avere il carisma chiamiamolo della simpatia o della piacevolezza agli altri è una fortuna in più, però certo a me personalmente piace tantissimo: anzi, è il Papa che mi piace di più in assoluto. Io sono un appassionato studioso di teologia quindi lo sento più affine a un mio modo di vivere la fede che è anche percorsa dalla ragione: non è soltanto accorata ma anche raziocinante se mi si consente questo termine. Quindi, lo amo molto ed è stato il cardine del pensiero del grande Giovanni Paolo II, e lo ammiro seguendolo in maniera costante, e mi auguro che questa non grande simpatia che ha vissuto soprattutto nei primi tempi vada gradualmente trasformandosi nella simpatia che sento crescere verso di lui" Come conciliare fede e spettacolo? "È lì la voce fuori dal coro; devo essere onesto: non è facile. Io penso di avere avuto qualche momento privilegiato nella mia carriera per la mia fede, ma molti di più ostacoli, perché per la critica, la società e l'ambiente non è dato essere artista e al contempo credente; invece, va meglio se appari più scriteriato, mezzo scappato di casa, un po' tormentato soprattutto in una società come la nostra europea, imbevuta di marxismo anche per chi non l'ha letto né studiato. Se tu dici Dio, famiglia o addirittura Patria sei un fascista: cosa che non mi sento, ma ci sono dei valori in cui credo e per cui sono immediatamente scartato dai festival, dalla critica, dalla ‘intellighenzia', ma di certo non posso tradire la mia fede per la carriera". Giovanni Zambito |
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