| CLANDESTINOWEB INTERVISTA ROLANDO RAVELLO, ISPETTORE DE "LA NUOVA SQUADRA" |
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| 19/03/2008 | |
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19 Mar. - di Giovanni Zambito - Stasera su Raitre andranno in onda due
episodi inediti de “La nuova squadra”, di cui una delle
principali novità è costituita dalla sezione dei
Falchi, un corpo speciale della polizia che si muove in moto.
Poliziotti vissuti, esperti, che conoscono la strada meglio della
scrivania, che hanno il controllo del territorio e sono abituati al
gergo e ai movimenti dei delinquenti, che sovente conoscono di
persona. A capo vi è l’Ispettore Superiore Sergio Vitale,
che si scontra subito con Paola Ricci, nuovo vicequestore: dotato di
una profonda umanità che lo spinge a difendere i più
deboli a tutti i costi, ha il volto dell’attore romano Rolando
Ravello, che ha esordito nel ’95 nel film “Romanzo di un
giovane povero” di Ettore Scola, a fianco di Alberto Sordi e che
per la tv ha interpretato Marco Pantani nella miniserie “Il
pirata”, un ruolo con cui si aggiudica il premio come miglior
attore al Roma Fiction Festival. Per quanto riguarda “La nuova
squadra” confessa a ClandestinoWeb: “È una novità
per me far parte di una lunga serialità: non avrei mai pensato
di farla, non era prevista nei miei progetti, però in fondo è
in linea con tutto quello che ho fatto fino adesso”
Perché? “È comunque un prodotto di nicchia per Raitre, diverso da tutte le altre serie in circolazione, con la pretesa di essere un po’ innovativa se non altro nel sistema italiano. È una serie cattiva, cruda, reale dove le storie sono sporche, dove ci sono esempi di etica e di morale, ma anche personaggi che si offrono al giudizio del pubblico nei loro errori; all’interno del commissariato ci sono conflitti tra vicequestore e il mio Sergio Vitale: una roba abbastanza coraggiosa, con tanta azione” A proposito, mi parli un po’ dei lividi…? “(ride) Ci siamo fatti male. Ho il dito dove di solito si mette la fede più gonfio: durante una colluttazione un attore che doveva fare la scena con me anziché difendersi con la mano, ha messo davanti la pistola, quindi il pugno l’ho dato alla pistola facendomi un male cane. Insomma, tanti lividi: per fortuna, perché vuol dire che le scene le facciamo bene” In riferimento ai girati esterni, quanto incide l’ambientazione nella resa della trama? “Questo è un regalo che ci fa Napoli che secondo forse in qualche città della Sicilia potremmo trovare; ma Napoli ha questo plusvalore che le altre città d’Italia non hanno: i vicoli, il centro, “Sanità”, “Forcella”, quartieri che non vedevamo raccontati sullo schermo da un po’ e invece noi ci agiamo concretamente tutti i santi giorni e danno qualcosa in più alla serie che altrimenti non avremmo avuto. È tutto molto più vero, più sanguigno” Il tuo personaggio si ribella alle regole… “È ribelle alle regole, ma le fa applicare: per arrivare a un obiettivo usa i mezzi che il territorio gli offre. È concretamente radicato in esso e lo usa per conseguire i propri scopi a differenza del vicequestore Galantini, che invece è tutta etica e morale e usa solamente la legge rigorosamente scritta come metodo per ottenere ciò che si prefigge. Per Vitale la legge va interpretata” Ma Vitale è tenero e iperprotettivo verso la propria famiglia. Quanto è necessario anche per un attore assumere una corazza? “Per come la vedo io, purtroppo è fondamentale: oggi c’è una spinta ad arrivare singolarmente mostruosa e quindi come esci di casa, ci si difende. Non ho neanche motivo di nasconderlo: penso che alla fine un po’ tutti lo facciano perché professionalmente è guerra ovunque, quindi viva la famiglia” Il titolo stesso della fiction invita voi attori a ritenervi tutti co-protagonisti: è davvero così? “Sono strafelice del cast che ho con me: sono tutte persone straordinarie, tutti si sono sudati la parte, hanno fatto almeno due provini per arrivare al proprio personaggio, non ci sono raccomandati e lo garantisco perché ho seguito di persona i provini, tutti bravissimi. La cosa curiosa è che nonostante alcuni di noi non si conoscessero affatto fin da subito abbiamo fatto corpo per arrivare al medesimo obiettivo: è una cosa strana, perché c’è sempre il desiderio di prevalere rispetto a un altro e invece qui non c’è; c’è una generosità anche nelle scene che ti fa stare bene” Come ripensi al tuo esordio con Ettore Scola e Alberto Sordi: con stupore o con gratitudine? “Tutti e due. Se ripenso al mio esordio non realizzo di averlo fatto: rispetto a quel film da protagonista con Sordi provo una strana sensazione perché lo ricordo come visto da una terza persona. È stato un regalo fattomi da Scola, con cui ho interpretato altri tre film e lo sento quasi quotidianamente ancora oggi” Progetti per il teatro? “C’è una cosa che dovevo fare quest’anno ma ci sono dei problemi di produzione. È una storia vera di un operaio che parla di occupazione di case, un problema allucinante che esiste nelle periferie urbane d’Italia e di tutta Europa: ormai c’è un sistema di occupazioni edilizie pazzesco, per cui tu occupi casa e se non stai attento, dopo tre giorni se tu la lasci libera te la rioccupano. Una guerra tra poveri pazzesca: quasi un ritorno al neorealismo italiano” (Giovanni Zambito) |
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