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Ultimo aggiornamento: 05.07.2008 ore 02:00
CONFINDUSTRIA: NEL 2008 L'ITALIA VIAGGIA VERSO CRESCITA ZERO Stampa E-mail
12/03/2008
12 Mar. - L'Italia viaggia verso la crescita zero nel 2008. E' secondo quanto emerge dalla congiuntura flash di Confindustria, l'analisi mensile redatta dal Centro Studi dell'associaizone. Il differenziale di crescita tra Italia e il resto di Eurolandia e' tornato ad ampliarsi nel 2007 e resta superiore al punto percentuale nel 2008.
confindustria280x200.jpgIl rallentamento dell'economia italiana (1,8% nel 2006, 1,5% l'anno scorso, 0,7% quest'anno ma con forti rischi di crescita zero) e' piu' accentuato di quelli tedesco e francese. Dal 2000 a oggi la mancata crescita del Paese, calcolata rispetto alle altre nazioni dell'euro, e' stata del10,4%, con una media annua dell'1%.
Si somma al minor sviluppo gia' accumulato dal 1992 in poi. Se avesse avuto una crescita "europea", l'Italia avrebbe nel 2008 un Pil di 225 miliardi piu' elevato. Il rallentamento ha cause comuni: perdita di potere d'acquisto per il rincaro delle materie prime (specie energetiche), perdita di competitivita' da rivalutazione del cambio, debolezza dell'economia Usa. L'Italia le patisce di piu' per i ritardi nelle riforme necessarie ad adeguarsi alle regole della moneta unica.
Ai livelli attuali il caro petrolio sottrae 0,6 punti alla dinamica del Pil, la rivalutazione del cambio ne toglie 0,2 (e altri 0,4 nel 2009). La frenata - secondo il Csc - colpisce tutti i Paesi industriali, e' piu' grave per un Paese a bassa crescita come l'Italia.
Nei comportamenti sindacali, nella politica economica, nel funzionamento della giustizia, nell'efficienza della pubblica amministrazione, nell'opinione pubblica non si sono affermati comportamenti e atteggiamenti coerenti con il regime della moneta unica. La bassa crescita rimette in forse i notevoli progressi compiuti nel deficit e nel debito pubblici. Ottenuti nel 2006-2007 aumentando la pressione fiscale, dopo l'incremento del peso della spesa corrente primaria tra 2000 e 2005. Il maggiore spread pagato dai BTp non origina da una sfiducia nel Paese (ne e' colpita anche la Spagna). Le imprese hanno migliorato la competitivita' non di prezzo, ma la rivalutazione dell'euro (accelerata dall'estate scorsa) e l'andamento del clup erodono quella sui costi.
L'inflazione resta contenuta nonostante i nuovi e forti rincari delle materie prime, tale rimarra' in assenza di spinte dal costo del lavoro. Il rischio recessione in Usa non e' scongiurato: i consumatori tenderanno a ripristinare un piu' alto tasso di risparmio. (ITALPRESS).
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