| CSM: BERLUSCONI RISPETTI I MAGISTRATI. DA LUI ACCUSE DELIGITTIMANTI |
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| 19/07/2008 | |
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19 lug. - Rispetti i magistrati il presidente
del Consiglio, che invece ha usato ''espressioni denigratorie''
e ''gravi accuse'' delegittimanti nei confronti del pm e dei
giudici del processo Mills, processo in cui lui stesso deve
rispondere di corruzione in atti giudiziari.
La richiesta viene dal Csm e piu' precisamente dalla prima
Commissione di Palazzo dei marescialli nella risoluzione
approvata la scorsa settimana proprio a tutela delle toghe del
processo Mills. Un documento che era stato secretato dal
Comitato di presidenza del Csm per evitare che potesse
condizionare la Corte d'appello di Milano, chiamata a decidere
sulla richiesta di ricusazione del presidente del collegio di
quel processo Nicoletta Gandus presentata dai legali del premier
e bocciata proprio ieri. Ma che e' diventato noto -sara'
discusso dal plenum giovedi' prossimo- proprio oggi, in una
giornata in cui la tensione tra politica e giustizia e'
particolarmente alta e coinvolge lo stesso Csm, definito
''cloaca'' dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio
Gasparri, che ha poi in parte rettificato il tiro.
La
''bacchettata'' al premier riguarda non solo le espressioni che
ha usato nella lettera al presidente del Senato Renato Schifani,
e cioe' l'accusa al pm Fabio De Pasquale, e al collegio
presieduto da Nicoletta Gandus di agire per finalita' politiche.
Ma anche gli attacchi alle toghe rivolti nei giorni successivi,
nella conferenza stampa di Bruxelles e all'assemblea annuale
della Confesercenti. Ed e' accompagnata dalla rivendicazione del
''dovere istituzionale'' del Csm di intervenire in questi casi.
''Gli atti dei magistrati possono certamente essere discussi
e criticati e chi e' imputato in un processo, chiunque sia, ha
il diritto di difendersi nella maniera piu' ampia'', sottolinea
la Commissione nel doumento approvato con cinque voti a favore e
il no del laico di An Gianfrano Anedda. ''Tutt'altro'', e' pero'
''adoperare espressioni denigratorie verso il singolo magistrato
o l'attivita' giudiziaria'' ed ''e' purtroppo' quanto accaduto''
in questo caso.
Proprio in queste ipotesi, difendere i magistrati da
''attacchi e condizionamenti indebiti, da qualunque parte
provengano ed in qualunque modo vengano attuati'' e' per il Csm
un 'dovere istituzionale a cui non si puo' abdicare'', e il
compito del Consiglio e' ''riaffermare, nell'evidente interesse
della generalita' dei cittadini, l'esigenza che da tutti siano
rispettati la professionalita' e il prestigio dei magistrati',
perche' 'la loro lesione incide direttamente sull'indipendente
esercizio delle loro funzioni''.
I consiglieri richiamano anche il monito pronunciato nel
febbraio scorso dal capo dello Stato: ''Chi svolge attivita'
politica' ha il diritto di difendersi quando sia chiamato
personalmente in causa'', ma anche 'il dovere di non
abbandonarsi a forme di contestazione sommaria e generalizzata
dell'operato della magistratura''. (ANSA).
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