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Ultimo aggiornamento: 21.11.2008 ore 16:16
D'ALEMA: GELO CON PRC, INTESA CON FINI SULLE RIFORME Stampa E-mail
01/08/2008
01 ago. - Non sembra destinata a risorgere una liaison, una simpatia, insomma uno sguardo di favore, tra Massimo D'Alema e la nuova Rifondazione uscita dal congresso di Chianciano con alla testa Paolo Ferrero. I due sono ex colleghi - entrambi erano ministri del governo Prodi - e pare non si siano mai stati molto simpatici.
d_alema_280x200.jpgMa qui non c'entrano le preferenze personali. Quanto quelle politiche. E in prospettiva elettorali. Nel senso che sullo sfondo della tela dei rapporti di Massimo D'Alema e della sua nuova associazione Red restano le elezioni europee dell'anno prossimo.
Ferrero ha vinto il congresso del Prc con una linea di netta rottura con il Pd. In una intervista sul quotidiano Il Riformista in edicola, il nuovo segretario di Rifondazione prova a affrancare Bersani e D'Alema dal giudizio negativo dato a Chianciano sul "veltronismo". Dice Ferrero al quotidiano diretto da Antonio Polito che «Bersani e D'Alema sono più realisti di Nichi» Vendola a proposito di socialdemocrazia e giustizia sociale.
Dall'altra sponda però il giudizio sul nuovo corso del Prc resta negativo. D'Alema lo aveva tracciato due giorni fa intervistato da Liberazione, organo del partito ma diretto dal "vendoliano" Piero Sansonetti. E lo attenua solo un po', in attesa di fatti concreti, al settimanale di Comunione e Liberazione, Tempi. «I partiti vanno giudicati per quello che fanno», è la sua unica apertura di credito. L'esito di Chianciano comunque «lascia aperti molti interrogativi, sia per l'asprezza dello scontro interno, sia per la conclusione cui si è giunti».
Poi è sopraggiunta la nuova fase di D'Alema, inaugurata con un invito a pranzo - menù di pesce, spigola per la precisione - a Montecitorio da parte del "padrone di casa" Gianfranco Fini. L'ex presidente dei Ds e l'ex leader di An ufficialmente si sono visti solo per coordinare le rispettive fondazioni - ItalianiEuropei e FareFuturo - in vista di un seminario comune sul federalismo fiscale da fare in autunno. L'incontro - trattandosi di fondazioni, al loft del Pd non se ne sapeva niente - si è protratto fino a metà pomeriggio, mercoledì. E non ha riguardato solo il federalismo fiscale. D'Alema ha smentito che si sia trattato di un "patto della spigola", come quello "della crostata", insomma. Ci ha tenuto a precisare che non è sua intenzione fare un'altra "Bicamerale" con Fini. O meglio, dallo staff dalemiano si precisa che lo scopo era quello di «aiutare le riforme con un dialogo a geometrie variabili, che non sia solo tra i capi degli schieramenti ma tra i vari protagonisti, per avviare un processo a tappe e quindi diverso dal blocco unico della Bicamerale».
Cosa si siano detti tra una lisca e l'altra, essendo un rendez vous a porte chiuse, non è certo. Ma quello che è trapelato è l'inizio di una discussione sulla riforma della legge elettorale. Non solo e non tanto quella delle politiche, che com'è noto, vede i due ex ministri degli Esteri propendere per due diverse soluzioni: sistema proporzionale alla tedesca per D'Alema e semipresidenzialismo per Fini. Ma prima di tutto per le europee. E qui, se è vero ciò che risulta dalle cronache riportate dell'incontro, pare che i due si siano trovati d'accordo per introdurre una nuova legge con una sostanziosa soglia di sbarramento, dal 3 al 4 percento, nell'unico sistema di voto rimasto con il proporzionale puro.
Per la sinistra finita fuori dal Parlamento, sarebbe il rischio di non vedersi rappresentata neanche questa volta, neanche a Strasburgo. E infatti su questo il segretario del Prc Ferrero già promette: «Faremo i diavoli a quattro se mettono lo sbarramento, anche al tre percento, o se tolgono le preferenze». E forse è meglio che si prepari a far capire cosa intende perché pare che D'Alema e Fini si siano anche simpatici. E di preferenza a loro gliene basterebbe una. (da unita.it).
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