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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 29.08.2008 ore 02:00
Dalla CASA BIANCA 935 dichiarazioni false prima della guerra in IRAQ Stampa E-mail
23/01/2008

23 gen. - Una campagna di disinformazione orchestrata ad arte per "convincere l'opinione pubblica e trascinare la nazione in guerra con falsi pretesti". E' quella che ha condotto l'amministrazione Bush diffondendo nei due anni precedenti l'invasione in Iraq ben 935 notizie e dichiarazioni false sull'Iraq.

iraqbush280x200.jpgEd in 532 occasioni ha affermato in modo inequivocabile che Baghdad aveva armi di distruzione di massa o legami con al Qaeda, secondo quanto si legge nello studio pubblicato dal Center for public integrity, collegato con il Fund for indipendence forjournalism, che ha preso in analisi rapporti, discorsi, briefing ed interviste di esponenti dell'amministrazione.
E' stato George Bush a pronunciare il maggior numero di falsita': 259, con precisione 231 relative alle armi di distruzioni di massa e 28 riguardo ai legami con l'organizzazione terroristica di Osama bin Laden. Al secondo posto l'allora segretario di Stato Colin Powell, 244 dichiarazioni rivelatesi poi infondate sugli arsenali - tutti ricordato il famoso discorso della 'smoking gun' pronunciato all'Onu - e 10 su al Qaeda.
Nella classifica ci sono comunque tutti i principali esponenti dell'amministrazione, tra i quali i principali architetti dell'invasione: il vice presidente Dick Cheney, l'allora segretario alla Difesa Donald Rusmfeld ed il suo vice Paul Wolfowitz.
"Ormai non ci sono dubbi sul fatto che l'Iraq non possedeva armi di distruzioni di massa ne' legami importanti con al Qaeda - hanno affermato Charles Lewis e Mark Reading Smith, autori dello studio - l'amministrazione Bush ha trascinato la nazione in guerra sulla base di informazioni erronee diffuse in modo metodico che hanno portato all'azione militare del marzo del 2003".

Nello studio non manca una dura critica al comportamento dei media americani che hanno "amplificato con migliaia di articoli e servizi televisivi" le informazioni false "creando un frastuono mediatico quasi impenetrabile per molti mesi difficili di corsa alle armi".

Nonostante riconoscano che in questi anni vi siano stati importanti "mea culpa" da parte di "alcuni giornalisti, ed intere testate, che hanno ammesso che il lavoro svolto prima dell'attacco e' stato troppo deferente e acritico", lo studio condanna cosi' senza possibilita' di appello "la copertura a tappeto fornita dai media che ha finito per costituire una convalida indipendente delle falsita' diffuse dall'amministrazione Bush sull'Iraq". (Adnkronos)
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