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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 16.05.2008 ore 20:56
DALLA FICTION ALLA SCRITTURA. CLANDESTINOWEB INTERVISTA ROBERTO NOBILE Stampa E-mail
24/04/2008

24 Apr. - di Giovanni Zambito. Ieri sera a Roma è stato presentato il libro “Col cuore in moto” (Coniglio Editore, pp. 102, € 10,00) di Roberto Nobile, noto al grande pubblico per le sue interpretazioni in fiction di grande successo come “Il commissario Montalbano” e “Distretto di polizia”.

nobile280x200.jpgUn’educazione sentimentale ironica e svagata di un giovane siciliano che con le sue moto conosce il mondo, i suoi dolori e le sue gioie. C’è anche il sesso, l'amore, ma soprattutto c’è il grande sogno-desiderio verso l’oggetto mobile motocicletta, che è di più del corpo di una donna e poi può essere un tramite perfetto per arrivare al femminile. Con ironia e poesia fotografa la Sicilia degli anni ’60 attraverso una coralità di voci e uno stile sobrio e pur ricco di guizzi, che dipinge scorci delicati, evoca profumi, crea siparietti di vita vissuta e li proietta nella memoria del lettore, per emozionarlo e divertirlo. La copertina del libro ritrae l’autore stesso sulla sua Aermacchi-Harley Davidson 125, mentre corre sul circuito cittadino di Spoleto nel campionato nazionale di velocità del 1972.

È la realizzazione di un sogno trasformare una passione in un libro?

“È sicuramente una cosa carina perché la cosa più importante è la passione e che riesca a trasformarsi in un libro è effettivamente difficile. Sono contento di averlo fatto”

Forse anche per continuare a coltivare la passione che ad un certo punto si è interrotta…

“A suo tempo ho smesso di correre non tanto per gli incidenti ma perché si era realmente conclusa una stagione: quando il cuore suggerisce che si deve smettere…”

Quale sensazione dell’andare in moto hai voluto trasmettere nel libro?

“È difficile da dire: forse una forma di libertà, quanto meno un tentativo di cercarla”

Cavalcare una bella moto non può portare a un eccessivo individualismo che ignora le persone e le realtà circostanti?

“Sì, è così: però ci sono delle sensazioni che non possono che essere private e non c’è niente di male”

E il celebre connubio ‘donne e motori…?

“Bisognerebbe sempre dire ‘gioie e dolori’: le cose che si amano in genere portano entrambe le cose”

Che Sicilia fa da sfondo alla narrazione?

“La Sicilia è purtroppo terra di mafia. Devo dire che la zona dove sono nato, non a caso veniva chiamata la provincia babba (cretina, ndr), era molto più esente dai fenomeni di malavita, un posto veramente tranquillo. Negli anni Sessanta era più facile e agevole vivere anche queste avventure picaresche perché dietro non c’era la cupezza della mafia”

In moto quali luoghi amavi attraversare?

“È bellissimo attraversare la campagna ragusana: è meravigliosa con le sue stradine che magari vanno a finire nel nulla, e poi mi piaceva correre anche attraverso i campi e i vigneti”

La fiction “Il commissario Montalbano” ha contribuito tanto alla conoscenza del paesaggio ragusano?

“È vero e lo si deve soprattutto al regista Alberto Siloni che ha scelto personalmente i posti”

Sarai presente anche nella prossima serie in lavorazione?

“Sì, anche se in una proporzione un po’ ridotta alle altre volte, ma ci sarò”

Aldilà delle differenze dei due ruoli, che cosa accomuna i due personaggi che interpreti in “Montalbano” e in “Distretto di polizia”?
“Devo dire che in Sicilia essere onesti è molto più difficile rispetto al centro e nord Italia. Ed essere giornalisti risulta parecchio pericoloso, quindi il personaggio di “Distretto” è più pacioso, mentre quello di “Montalbano” inevitabilmente è un po’ più agguerrito”

Tornando al libro, come ti sei regolato a livello di scrittura?

“Ho subito evitato di scrivere in maniera colta o barocca o esibizionista perché non mi apparteneva e quando ci provavo i risultati erano catastrofici. Ho puntato quindi più sul togliere che non sul mettere, tentando di essere il più possibile onesto con me stesso: quando una cosa non mi piaceva al 110% la tagliavo. Anche a livello di editing non è cambiato granché”

Che effetto ti piacerebbe che il tuo libro avesse su chi legge?

“Tutti gli scrittori aprono un mondo e vorrebbero che chi legge vi entri dentro trovandolo non dico necessariamente bello ma comunque nutritivo, e soprattutto che il lettore quando ha finito di leggere un libro abbia qualcosa in più” (Giovanni Zambito)


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