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Ultimo aggiornamento: 22.11.2008 ore 01:07
DARFOUR: IL TRIBUNALE DELL'AIA CHIEDE L'ARRESTO DI AL-BASHIR PER GENOCIDIO Stampa E-mail
14/07/2008
14 lug. - Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, ha chiesto che la Camera della Corte spicchi un mandato d'arresto per il presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir per genocidio e crimini di guerra. Il governo di Khartoum ha subito risposto facendo sapere di non riconoscere l'atto d'accusa. Preoccupazione è stata espressa dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon.
omar hassan al bashir_280x200.jpgNella motivazione della richiesta di arresto da parte del procuratore Luis Moreno-Ocampo si dice che al Bashir "ha promosso e provveduto all'impunità dei suoi subordinati per attuare la sua volontà di commettere genocidio".
Il procuratore ha detto che "forze e agenti" sotto il controllo di Bashir hanno ucciso almeno 35.000 civili a freddo e causato la "morte lenta" di un numero tra le 80.000 e le 265.000 persone, sfollate dalle proprie case a causa dei combattimenti.
"Bashir ha commesso, attraverso terzi, genocidi nei confronti dei gruppi etnici Fur, Masalit, Zaghawa in Darfur, Sudan, attraverso l'uso di apparati statali, delle forze armate e della milizia Janjaweed", si legge nel documento.
L'accusa attribuisce inoltre a Bashir la responsabilità di crimini contro l'umanità e di guerra tra cui omicidio, sterminio, trasferimento forzato di 2,9 milioni di civili, tortura e stupro.
Oltre all'ordinanza di custodia, il procuratore ha chiesto alla corte di sequestrare le proprietà di Bashir e congelarne i beni.
Khartoum ha subito reagito rispedendo al mittente le accuse. Un portavoce del governo sudanese ha infatti fatto sapere di non riconoscere l'atto formale d'accusa. "Consideriamo l'incriminazione sia del presidente che di qualsiasi altro cittadino sudanese allo stesso modo: non riconosciamo nulla di ciò che arriva dal Tribunale Penale Internazionale. Per noi non esiste", ha detto il portavoce del ministero degli Affari Esteri, Ali al-Sadig. Il funzionario ha aggiunto che il Sudan proseguirà il suo impegno nel processo di pace e proteggerà tutte il personale delle Nazioni Unite dispiegato nel Paese. (Tgcom)
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