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Ultimo aggiornamento: 06.09.2008 ore 02:00
DE GENNARO: DOPO 100 GIORNI VADO VIA MA DOPO DI ME NAPOLI MUORE Stampa E-mail
22/04/2008

22 Apr. - Lo ha detto a chiare lettere nella relazione consegnata al Governo sui primi 100 giorni di attività. Gianni De Gennaro, commissario per l'emergenza rifiuti, non ha esitato ad affermare che «se non si aprono i siti individuati, oltre alle altre strutture necessarie, entro l'inizio dell'estate scoppierà di nuovo l'inferno».

degennaro280x200.jpgSe lo dichiara l'uomo che tra meno di venti giorni lascerà il posto assegnatogli dall'ex premier Romano Prodi (lo stesso che a fine dicembre 2007 disse coram populo «entro 24 ore, al massimo 48 la situazione in Campania tornerà alla normalità») c'è da crederci. Questo perché, analizzando quel che di concreto si è fatto (si è potuto fare?) finora, non sembrano esserci elementi tali per considerare la situazione avviata verso una soluzione. Anzi. Basti riflettere sul fatto che, allo stato, ci sono nelle strade almeno 50mila tonnellate di spazzatura, qualcosa come 8 o 9 volte la produzione giornaliera dell'intera regione.

Le immagini diffuse dai media forniscono un quadro alterato del panorama: il centro del capoluogo torna a risplendere di luce e di pregiate vestigia del passato ma, appena svoltato l'angolo, si ripiomba nel disatro cui la seconda regione d'Italia è -purtroppo- venuta abituandosi da tre lustri a questa parte, con oltre 600 tonnellate di spazzatura ferma lì dov'era. Il maquillage elettorale ha funzionato almeno fino al giorno dell'apertura delle urne, ora non c'è più nulla da "riverniciare" e la spazzatura sistemata sotto il tappeto a breve tornerà in primo piano.

Aree periferiche di Napoli dove ancora ci sono le confezioni di panettone natalizio ben visibili, montagne di sacchetti che aumentano specularmente al rialzo delle temperature: per non dire di vasta parte della cintura vesuviana (Ercolano, Torre del Greco, Boscoreale...) sostanzialmente ferma ai giorni del caos da ribalta internazionale. A Marcianise, nel Casertano, il sindaco è stato costretto ad emettere l'ennesima ordinanza di chiusura delle scuole.

Insomma, come spesso si dice, si sta procedendo a "macchia di leopardo" e nulla lascia presagire -come lo stesso De Gennaro dice- una soluzione. Il problema è abbattere le giacenze: se la raccolta ordinaria, almeno per Napoli centro, si riesce ad assicurarla (la media è 1600 ttonnellate) i rifiuti che nel frattempo si accumulano difficilmente si riesce a prelevarli. La speranza è che per abbattere le giacenze, vi sia un aumento delle quantità da trasferire in Germania o al sito di "Ferrandelle". Intanto, nel pieno count down per il termine del mandato del commissario (previsto, salvo proroghe, per il 12 maggio prossimo) spuntano ipotesi di soluzioni: un sito a Chiaiano alla periferia di Napoli, dove però ci sono seriproblemi geologici, ed una discarica nell'Alta Irpinia.

Soluzioni temporanee arrivano dai siti di stoccaggio e dalla raccolta differenziata: grazie a questi due canali in molti comuni si riesce a prelevare l'immondizia dalle strade. Per altre aree, invece, è ancora emergenza. E sono la maggioranza: si pensi, come già detto, all'episodio del Casertano dove grazie all'intervento del Genio Guastatori di Macomer è stata possibile la rimozione dei rifiuti che ostruivano l'ingresso dell'Istituto per ragionieri e geometri "Lener", chiuso per tre giorni a causa dell'inquietante presenza di circa 27 tonnellate di monnezza.

Gli impianti di Cdr sono quasi al collasso ed anche sulla finora intonsa Salerno si addenzano nubi: l'unica discarica funzionante è quella di Serre dove si sta procedendo alla costruzione di una quarta vasca. Ma, in assenza di ulteriori soluzioni (in pratica è quello che dice De Gennaro) presto imploderà tutto il sistema regionale che qui, in un'oasi del WWF, sta scaricando migliaia di tonnellate di tutta la regione. Altro fronte aperto è quello di Eboli, a pochissimi chilometrida Serre, dove ieri circa mille persone hanno sfilato in processione guidati dal parroco don Daniele Peron per protestare contro la decisione del commissario di depositare 20mila tonnellate di ecoballe nel cuore della Piana del Sele, in località Coda di Volpe: la statua di San Vito Martire, venerato da milioni di fedeli in tutto il mondo (è protettore oltre che di Eboli ed altri comuni italiani, anche di Praga) che apriva il corteo è rimasta per molte ore "sequestrata" per via dello sfollamento dei manifestanti operato dalla Celere deòlla Polizia. Dopo attimi di tensione (ed uno scontro tra Peron ed il vescovo metropolita Pierro che non voleva che si utilizzasse la sacra icona) la situazione è tornata alla normalità. Per ora. Da oggi il problema ha un giorno in meno davanti a sè.  (Libero)


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