| DIALOGO: RUTELLI RIAPRE A UDC. DI PIETRO CHIUDE A PDL |
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| 22/07/2008 | |
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22 lug. - Francesco Rutelli e i suoi
''coraggiosi'' rilanciano la ''questione cattolica'' nel Pd,
chiedendo che i credenti ''si sentano nel Pd a casa loro al
100%''. Per far questo, Rutelli lancera' a settembre una
iniziativa sul rapporto tra religione e politica: nel frattempo,
venerdi' e sabato, avviera' il dialogo con l'Udc in un seminario
a Todi ospite di Pier Ferdinando Casini e Ferdinando Adornato.
Nel Pd l'attivismo di Rutelli mette i fibrillazione gli ex
popolari, che a loro volta a ottobre tenteranno un rilancio
della propria iniziativa con un convegno ad Assisi.
Rutelli, insieme a Luigi Bobba, Renzo Lusetti e Donato
Mosella, ha presentato oggi con Nando Pagnoncelli una ricerca
Ipsos sui cattolici e le elezioni di aprile. Si tratta di una
ricerca gia' nota ma pur sempre eloquente: i cattolici
praticanti (il 34% degli italiani) hanno preferito il Pdl
(41,6%) rispetto al Pd (28,2%). E il divario tra i due partiti
e' maggiore tra chi va a messa che tra l'intero corpo elettorale
(37,5% contro 33,2%).
Rutelli ha sottolineato che ''i cattolici devono sentirsi
a casa propria al 100% nel Pd''. Anche perche' sono ''una
riserva di valori'' non solo sui temi etici, ma anche su
problematiche come la crisi educativa o la sfida ambientale.
Ma il dato rilevante per il Pd sta in un'altra ricerca Ipsos
presentata oggi: tra gli elettori Democratici il 10% segue il
Magistero della Chiesa incondizionatamente, e un altro 36% si
dichiara ''attento'' (lo ascolta filtrandolo con la propria
coscienza). E i ''coraggiosi'' si candidano a rappresentarli.
Di qui l'iniziativa di meta' settembre in cui verra'
presentata una proposta sul rapporto tra religione e politica,
in cui si supera l'attuale impostazione laico-liberale di netta
separazione tra Chiesa (intesa come istanze che vengono dalla
comunita' dei cittadini credenti) e Stato (inteso come l'intera
comunita' dei cittadini).
I ''coraggiosi'' non hanno intenzione di aspettare la resa
dei conti interna al Pd tra il modello di partito voluto da
Veltroni, che supera le precedenti appartenenze, e quello di
D'Alema che, assieme al sistema elettorale tedesco, rilancia
l'impostazione di un Pd come forte partito di sinistra, con i
cattolici che fanno i cespugli o il ''partito contadino'': ruolo
che a Rutelli non interessa. La decisione del Pd se aderire o
meno al Partito socialista europeo sara' dirimente.
Ed ecco che il dialogo con l'Udc di Casini partira' il
prossimo fine settimana a Todi, al seminario della fondazione
Liberal di Adornato e Angelo Sanza. ''La tesi che illustrero' -
spiega Adornato - e' che in Italia ci sono cinque 'aree
irriducibili' e cioe' Lega, Pdl, Udc-centro, Pd e area
antagonista oggi occupata da Di Pietro. Il bipolarismo in quanto
tale non e' un valore, ma lo e' la democrazia dell'alternanza.
La domanda allora e': esiste un sistema elettorale che la
garantisca, senza imbrigliarlo con il premio di maggioranza?
Si', con un sistema in cui si dichiarano le alleanze prima del
voto, e cioe' con il modello tedesco. Grazie alla sua
flessibilita', il sistema tedesco aumenta la possibilita' di
alleanza diverse (Pdl con Lega, ma anche Pd con Lega e Udc), e
quindi aumenta la scelta per i cittadini''.
L'invito a Rutelli sara' esplicito e a Todi l'ex premier
dira' la sua, mentre Casini chiudera' sabato l'incontro.
In tutto cio', gli ex popolari del Pd soffrono l'attivismo di
Rutelli e diversi deputati spingono su Beppe Fioroni e Dario
Franceschini, a prendere un'iniziativa, che arrivera' dal 10 al
12 ottobre in un convegno ad Assisi, dove i popolari lanceranno
il tema del rapporto tra democrazia istituzionale e democrazia
sociale. ''Non so se il disegno di D'Alema sia questo - dice
Francesco Garofani, tra gli organizzatori di Assisi - ma sarebbe
sbagliato. La questione e' se il Pd vuole solo mantenere i voti
conquistati ad aprile, dove e' uscito un partito elettoralmente
di sinistra, oppure se si vuole oltre l'esperienza dei Ds. La
vocazione maggioritaria e' questa, cioe' saper rappresentare le
istanze di un elettorato piu' ampio''.
''Se si vuole costruire un Pd come partito plurale - osserva
Rosi Bindi - l'unico sistema elettorale e' il maggioritario. Se
poi Rutelli punta sul tedesco allora sposa la tesi di D'Alema,
che vuole un partito di sinistra con i cattolici a far da
cespugli''. Spietata l'analisi di Arturo Parisi: nel Pd ''c'e'
uno scontro scomposto tra capicorrente piu' che tra correnti
stesse''.
Sul fronte giustizia invece non si respira invece la stessa atmosfera di apertura: ''Una riforma della giustizia con il
Pdl? E' come mettersi la corda intorno al collo da soli, e'
come se l'agnello dicesse al lupo: mettiamoci insieme a
tavola''. Antonio Di Pietro non puo' essere piu' chiaro di
cosi' nell'esprimere il proprio pensiero circa la proposta di
collaborazione e dialogo lanciata dal ministro della
Giustizia, Angelino Alfano sulla riforma della giustizia a
partire dal prossimo autunno.
''La giustizia - aggiunge ancora il leader Idv - ha
bisogno di piu' persone, meglio pagate, di strutture migliori
e invece loro vogliono semplicemente fermare il lavoro della
magistratura, criminalizzare il Csm e tutti i giudici.
Vogliono 'zero tollerance' per i poveri cristi e 'tutto
tollerance' per loro''.
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