| Donne e lavoro: 3.800 euro all'anno in meno degli uomini. Al via il Bollino rosa. |
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| 19/10/2007 | |
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Di Paola Garifi All’interno del protocollo sul Welfare, il Ministero del Lavoro ha proposto una serie di interventi volti a riconoscere e incoraggiare l’adozione di buone prassi in termini di strategie aziendali, nell’anno Europeo delle Pari Opportunità per tutti, nasce il progetto Bollino Rosa.
I tre punti salienti del Bollino sono stati posti sul contrasto ai differenziali salariali tra uomini e donne, sulla necessità di equiparare i tempi di stabilizzazione professionale per lavoratori e lavoratrici e sull’adozione di concrete politiche di conciliazione tra la vita lavorativa ed extraprofessionale. Il sottoministro Rinaldi ha prospettato la possibilità di portare l’indennità al 70% “con una sorta di anticipo da parte dell'ente previsionale, che la lavoratrice o il lavoratore può restituire”, di introdurre “l'allargamento e la parificazione dell'utilizzo dei congedi da parte di soggetti oggi esclusi, come i genitori affidatari o con contratti atipici” e di prevedere “diritto soggettivo al part-time reversibile, richiesto per la cura dei figli minori a tre anni”. I dati divulgati dall'Isfol confermano che il differenziale retributivo uomo/donna si attesta su una media del 23%, con un'oscillazione che va da un minimo del 15% a oltre il 40% per le libere professioni e i ruoli dirigenziali e di alta responsabilità. La differenza nei salari maschili e femminili investe tutti i settori, le professioni e le aree geografiche italiane. In termini monetari, il gap si traduce, in media, in circa 3.800 euro all'anno di meno nella busta paga di una lavoratrice dipendente a tempo indeterminato e in circa 10.000 per un'autonoma. Il gap salariale uomo/donna non risparmia neppure il lavoro atipico. “Gli uomini - ha precisato infatti Rosa Rinaldi - hanno in media redditi superiori rispetto a quelli delle donne in tutte le forme contrattuali: 23% in più nel lavoro dipendente, 40% in quello autonomo e 24% nelle collaborazioni”. Si configura un nuovo pericoloso fenomeno: il progressivo impoverimento del lavoro femminile per cui centinaia di migliaia di lavoratrici, spesso single e capofamiglia, si trovano a rischio di povertà (sotto gli 8 mila euro annui di reddito) con carichi di lavoro e orari pesanti e aggravati dal rischio continui della non rinnovabilità del contratto”. Per mettere in atto questi interventi sono necessari 370 milioni di euro “che possono essere individuati nell'avanzo economico di esercizio della Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti dell'Inps, nella quale confluiscono anche i contributi per la maternità”. Paola Garifi
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