| E anche AN si prepara a cambiare nome |
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| 09/12/2007 | |
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10 dic. - Da Alleanza nazionale ad Alleanza per l'Italia. Potrebbe essere questo il futuro di via della Scrofa. "Se si deve uscire dal bipolarismo, se si entra in una nuova fase politica, il partito che per 13 anni è stato strutturato in un certo modo dovrà strutturarsi in modo diverso". Gianfranco Fini butta lì frase,
alla fine della
replica all'assemblea nazionale di An, e pochi in sala - tranne la
cerchia stretta dei colonnelli - colgono l'importanza dell'annuncio.
Perché quello che ha in mente il leader della destra è un vero
superamento di An, che nella sua fase finale dovrebbe comportare anche
il cambio del nome.
Il lancio del progetto è previsto per l'inizio di febbraio in occasione
della "conferenza di progetto" che An sta organizzando a Milano. Il
nome, anche quello è già stato definito, sarà appunto: "Alleanza per
l'Italia". L'operazione, è chiaro, è strettamente legata all'evoluzione
del quadro politico e presuppone una legge elettorale proporzionale che
esalti le identità dei partiti. Fini sprona dunque An a non restare
seduta mentre "tutto là fuori è in movimento: dobbiamo andare avanti
per la nostra strada, verso una destra che non si chiude nel suo
fortilizio ma si apre nello spirito migliore di Fiuggi. Perché non
rispondere alla provocazione di Berlusconi con una provocazione uguale
e contraria? Lo vogliamo fare e siamo capaci di farlo".
"Noi siamo in prossimità di un bivio", confida Italo Bocchino
appoggiato a una colonna dell'hotel Ergife, "perché se cade Prodi
domani e si va a votare con questa legge elettorale, non c'è altra
scelta che sedersi al tavolo con Berlusconi e rifare la Cdl. Altrimenti
l'Alleanza per l'Italia sarà il contenitore per aprire An a mondi
diversi dal nostro".
Un cammino che presuppone una interlocuzione forte
anche con quei "mondi", da Pezzotta a Montezemolo, che sono in marcia
verso la politica.
In questo disegno c'è il rammarico di Fini per il fallimento della
stagione aperta con il Patto per l'Italia, quando sembrava che una
parte del mondo del lavoro e delle imprese avesse iniziato a fidarsi
del centrodestra. Ma c'è anche la consapevolezza di "poter aspirare a
un 35% di elettorato potenziale", come dicono i sondaggi i via della
Scrofa. Su questa strada c'è un partito che vuole diventare "il garante
del lavoro e della giustizia sociale", contro il liberismo di Forza
Italia.
Un partito che vuole tornare ad alzare "la bandiera della
legalità", perché "i problemi dei palazzi di giustizia - sostiene Fini
- vengono prima della separazione delle carriere".
Persino Ignazio La Russa, che dentro An è uno di quelli che più si
spende per ricucire con Berlusconi, in fondo pensa che l'idea sia
percorribile. Certo, La Russa la declina a modo suo e in una pausa dei
lavori del parlamentino di An fa "l'esegesi" del pensiero del leader:
"Fini non esclude in futuro una federazione tra il Pdl, l'Alleanza per
l'Italia e la Cosa bianca di Casini.
Non è più la Cdl? Vorrà dire che
la chiameremo il Castello delle libertà". Alleanza per l'Italia,
sorride comunque sibillino, "sarebbe un bel nome se An dovesse cambiare
nome".
In questo sforzo di immaginare il partito di domani, a fare da
avanguardia è la fondazione Farefuturo, che prefigura quella "apertura"
verso gli esterni che Fini vorrebbe dare ad An. L'animatore del
think-tank, Adolfo Urso, è entusiasta dell'operazione e ne illumina il
retroterra politico: "A sinistra hanno fatto il Pd e la Cosa rossa,
Berlusconi ha lanciato il Pdl e solo Fini dovrebbe restare fermo?".
Nella testa del "liberal" Urso, "Alleanza per l'Italia sarà una destra
capace di spiegare ai taxisti che 500 licenze in più possono essere una
necessità, che può dire ai lavoratori dell'Alitalia che può essere
obbligatoria una ristrutturazione anche dolorosa. Come ha fatto Sarkozy
con gli insegnanti francesi".
Alleanza per l'Italia si forgerà nella "competition" con il Partito
delle libertà e ieri se n'è avuto un primo assaggio.
Raccontano della
"freddezza" di Berlusconi di fronte all'attacco di Fini. Uno scontro
che potrebbe avere conseguenze anche sull'ingresso di An nel Ppe, visto
che giovedì il Cavaliere sarà a Bruxelles alla riunione con gli altri
leader della famiglia popolare. "È chiaro - ha detto ieri ai suoi,
ricordando il precedente dell'ingresso degli ex comunisti nel Pse - che
con Fini non farò l'errore che Craxi fece con Occhetto".
Il Cavaliere è convinto che "Fini si è messo in testa di fare il leader
dei moderati mentre io dovrei andare a Palazzo Chigi, ma se continua ad
attaccarmi così non otterrà nulla". Anche sulla riforma elettorale le
minacce ostruzionistiche del leader di An suscitano dentro Forza Italia
una evidente irritazione. "Fini - osserva Gaetano Quagliariello, uno
dei tessitori della riforma - pensa di bloccare il dialogo con Veltroni
con la minaccia del referendum. Ma non capisce che il Vassallum lo
possiamo approvare anche dopo il referendum. Anzi, a quel punto lo
faremo più bipartitico di adesso".(da Repubblica di F.Bei)
FINI, all'assemblea di AN: "Berlusconi una comica" Dopo le bordate di ieri il leader di An abbozza una mezza apertura nei confronti del Cavaliere
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