Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

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Ultimo aggiornamento: 21.11.2008 ore 16:16
E anche AN si prepara a cambiare nome Stampa E-mail
09/12/2007

 

10 dic. - Da Alleanza nazionale ad Alleanza per l'Italia. Potrebbe essere questo il futuro di via della Scrofa. "Se si deve uscire dal bipolarismo, se si entra in una nuova fase politica, il partito che per 13 anni è stato strutturato in un certo modo dovrà strutturarsi in modo diverso". Gianfranco Fini butta lì frase,

 

finimanif11.jpg alla fine della replica all'assemblea nazionale di An, e pochi in sala - tranne la cerchia stretta dei colonnelli - colgono l'importanza dell'annuncio. Perché quello che ha in mente il leader della destra è un vero superamento di An, che nella sua fase finale dovrebbe comportare anche il cambio del nome. Il lancio del progetto è previsto per l'inizio di febbraio in occasione della "conferenza di progetto" che An sta organizzando a Milano. Il nome, anche quello è già stato definito, sarà appunto: "Alleanza per l'Italia". L'operazione, è chiaro, è strettamente legata all'evoluzione del quadro politico e presuppone una legge elettorale proporzionale che esalti le identità dei partiti. Fini sprona dunque An a non restare seduta mentre "tutto là fuori è in movimento: dobbiamo andare avanti per la nostra strada, verso una destra che non si chiude nel suo fortilizio ma si apre nello spirito migliore di Fiuggi. Perché non rispondere alla provocazione di Berlusconi con una provocazione uguale e contraria? Lo vogliamo fare e siamo capaci di farlo". "Noi siamo in prossimità di un bivio", confida Italo Bocchino appoggiato a una colonna dell'hotel Ergife, "perché se cade Prodi domani e si va a votare con questa legge elettorale, non c'è altra scelta che sedersi al tavolo con Berlusconi e rifare la Cdl. Altrimenti l'Alleanza per l'Italia sarà il contenitore per aprire An a mondi diversi dal nostro".
Un cammino che presuppone una interlocuzione forte anche con quei "mondi", da Pezzotta a Montezemolo, che sono in marcia verso la politica. In questo disegno c'è il rammarico di Fini per il fallimento della stagione aperta con il Patto per l'Italia, quando sembrava che una parte del mondo del lavoro e delle imprese avesse iniziato a fidarsi del centrodestra. Ma c'è anche la consapevolezza di "poter aspirare a un 35% di elettorato potenziale", come dicono i sondaggi i via della Scrofa. Su questa strada c'è un partito che vuole diventare "il garante del lavoro e della giustizia sociale", contro il liberismo di Forza Italia.
Un partito che vuole tornare ad alzare "la bandiera della legalità", perché "i problemi dei palazzi di giustizia - sostiene Fini - vengono prima della separazione delle carriere". Persino Ignazio La Russa, che dentro An è uno di quelli che più si spende per ricucire con Berlusconi, in fondo pensa che l'idea sia percorribile. Certo, La Russa la declina a modo suo e in una pausa dei lavori del parlamentino di An fa "l'esegesi" del pensiero del leader: "Fini non esclude in futuro una federazione tra il Pdl, l'Alleanza per l'Italia e la Cosa bianca di Casini.
Non è più la Cdl? Vorrà dire che la chiameremo il Castello delle libertà". Alleanza per l'Italia, sorride comunque sibillino, "sarebbe un bel nome se An dovesse cambiare nome". In questo sforzo di immaginare il partito di domani, a fare da avanguardia è la fondazione Farefuturo, che prefigura quella "apertura" verso gli esterni che Fini vorrebbe dare ad An. L'animatore del think-tank, Adolfo Urso, è entusiasta dell'operazione e ne illumina il retroterra politico: "A sinistra hanno fatto il Pd e la Cosa rossa, Berlusconi ha lanciato il Pdl e solo Fini dovrebbe restare fermo?". Nella testa del "liberal" Urso, "Alleanza per l'Italia sarà una destra capace di spiegare ai taxisti che 500 licenze in più possono essere una necessità, che può dire ai lavoratori dell'Alitalia che può essere obbligatoria una ristrutturazione anche dolorosa. Come ha fatto Sarkozy con gli insegnanti francesi". Alleanza per l'Italia si forgerà nella "competition" con il Partito delle libertà e ieri se n'è avuto un primo assaggio.
Raccontano della "freddezza" di Berlusconi di fronte all'attacco di Fini. Uno scontro che potrebbe avere conseguenze anche sull'ingresso di An nel Ppe, visto che giovedì il Cavaliere sarà a Bruxelles alla riunione con gli altri leader della famiglia popolare. "È chiaro - ha detto ieri ai suoi, ricordando il precedente dell'ingresso degli ex comunisti nel Pse - che con Fini non farò l'errore che Craxi fece con Occhetto".
Il Cavaliere è convinto che "Fini si è messo in testa di fare il leader dei moderati mentre io dovrei andare a Palazzo Chigi, ma se continua ad attaccarmi così non otterrà nulla". Anche sulla riforma elettorale le minacce ostruzionistiche del leader di An suscitano dentro Forza Italia una evidente irritazione. "Fini - osserva Gaetano Quagliariello, uno dei tessitori della riforma - pensa di bloccare il dialogo con Veltroni con la minaccia del referendum. Ma non capisce che il Vassallum lo possiamo approvare anche dopo il referendum. Anzi, a quel punto lo faremo più bipartitico di adesso".(da Repubblica di F.Bei)

 

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