| ECONOMIA; LO TSUNAMI AMERICANO.....PREPARIAMOCI.... |
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| 29/02/2008 | |
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29 feb. - di Francesco Fusco
- Prepariamoci allo tsunami americano
L’ onda della recessione sta per raggiuingere il resto del mondo
colpendo consapevoli e innocenti. Sappiamo che c’è, non conosciamo
ancora quanto potrà durare.
Il mondo si prepari, perché da oltre Atlantico sta arrivando un onda
altissima, non si sa ancora quanto lunga, di nome “recessione”.
Devastante quanto lo tsunami, destinata a mietere vittime consapevoli e
innocenti come il morbo d Ebola.
Cominciamo dai consapevoli.
Sono coloro che pur di far soldi hanno costruito un voluminoso castello di carte, stimato secondo alcuni analisti, già in epoca non sospetta e da me riportato in un volume in uscita nei prossimi giorni, in alcuni miliardi di dollari.
Carte fatte da derivati di ogni tipo, colmi di tutti i debiti dei consumatori americani, incoraggiati da bassi tassi di interesse, un prodotto lordo in crescita, facile accesso al credito sia che si trattasse di accendere un mutuo, da rifinanziare più volte mano a mano che i valori immobiliari crescevano, sia che si trattasse di carte di credito e di debito, per finire al finanziamento di poderosi leverage buyout per acquisire vaste proprietà immobiliari.
Hanno usato il credito anche gli hedge funds per sfruttare l’effetto leva che consentiva risultati eccezionali.
Il tutto perché occorreva porre a frutto quello che veniva identificato un eccesso di liquidità, e che invece, come scopriremo quando sarà possibile analizzare nel dettaglio il fenomeno, si autorigenerava dalla carta nuova che veniva prodotta da strumenti sempre più sofisticati inventati dai “maghi della pioggia” annidati negli uffici studi delle grandi banche di investimento e in altre grandi istituzioni finanziarie.
Nascono così nomi strani, ancor più strane sigle, e si fornisce sicurezza a chi presta denaro, tramite un altro derivato, quel credit default swap, emesso da assicurazioni monoline pronte a coprire il rischio.
A coprire la rischiosità di quanto stava avvenendo venivano poi i famosi rating, emessi da Moody, & Poor, o Fitch, che con le loro triple, doppie o singole A o B e i loro + o - decidevano sulla affidabilità dell’investimento.
Carta che generava carta, e sembrava dovesse generare ricchezza in eterno.
Senza badare alle lezioni impartite da un passato remoto e recente.
Poi improvviso qualcosa nel meccanismo si è inceppato.
Le prima avvisaglie, come nel 1929, sono arrivate dal settore immobiliare, e da uno degli Stati Uniti destinato come allora a diventare l’inizio della fine: la Florida.
Cominciano ad arrivare le prime rate di mutuo insolute, poi le carte di credito.
La casa sulla quale si è iscritto il mutuo comincia a perdere valore, la sua quotazione diventa più bassa del capitale da restituire alla banca, e quindi le banche cominciano a scrivere sui loro libri contabili le perdite, perché non solo non trovano come venderle per pareggiare il capitale impegnato, ma non trovano neppure compratori.
Perché nel frattempo sotto la spinta di Cina e India certi prodotti importanti, come il petrolio, il grano, il rame, l’acciaio, sono sempre più richiesti, e alla domanda non corrisponde un’offerta adeguata.
I prezzi di questi generi salgono, il mercato interno deve confrontarsi con questi fenomeni, la fiducia dei consumatori scema, le imprese devono far fronte ai prodotti cinesi, indiani, tailandesi, che privilegiati da un bassissimo costo della mano d’opera riescono ad aggredire tutti i mercati arricchendosi e impoverendo imprese e quindi a cascata consumatori americani.
Il fenomeno della stagflazione non viene riconosciuto in tempo.
Tutti sono distratti nel secondo semestre del 2007 dai numerosi, progressivi write-off dei bilanci di banche come Merrill Lynch . Citi, Morgan Stanley, J.P.Morgan.
Si licenziano i capi, si sostituiscono, ma non si corre ai ripari perché ormai la situazione è sfuggita di mano.
L’onda nei primi giorni del 2008 si fa più grande, più lunga, arriva in Europa, aggredisce la Northern Rock in Inghilterra, la Deutsche Bank in Germania, la Societè Generale in Francia, l’UBS e il Credit Suisse in Svizzera.
Ai 130 miliardi di dollari di perdite che le banche americane avevano iscritto nei loro bilanci si aggiungono quelli delle banche europee.
Anche le famose assicurazioni monoline, quelle del credit default swap entrano nel girone infernale, cominciano ad esporre le loro perdite.
Frattanto la speculazione si impadronisce di petrolio, grano, rame, materiali ferrosi, oro.
I prezzi salgono alle stelle. E la parola recessione entra nel linguaggio di ogni giorno. Ormai è acclarata. Il dibattito adesso si sposta adesso su quanto durerà.
E gli innocenti ? Coloro che hanno subito o subiranno gli effetti di quanto è stato deciso altrove, magari da gente incompetente, o da complicità interessate che fine faranno?
Manca loro il potere decisionale necessario. Potranno solo stringere la cintura. Francesco Fusco
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