| “EVOLUTION” IL NUOVO CD DI GIOVANNI ALLEVI.40 MILA LE COPIE PRENOTATE. L’INTERVISTA |
|
|
||
| 11/06/2008 | |
|
11 giu. - di Giovanni Zambito. - Dopodomani, venerdì 13 giugno, in tutti i negozi sarà disponibile in due versioni (cd e cd+dvd) “Evolution” il nuovo attesissimo album di Giovanni Allevi con l’Orchestra Sinfonica “I Virtuosi Italiani” che contiene due brani noti e otto inediti: pubblicato da Bollettino/Ricordi-Sony BMG, con oltre 40mila copie prenotate, è già disco d’oro.
Da lunedì 9 e fino a domani, grazie all’accordo stretto fra Sony Bmg Music Entertainment e Dada, in anteprima assoluta digitale e solo su www.dada.it sarà possibile scaricare l’album che avrà poi un seguito dal vivo in estate con l’omonimo tour che partirà da Assisi il 20 giugno sul sagrato della Basilica Superiore di san Francesco.
“Mi rendo conto - confessa a ClandestinoWeb Giovanni Allevi - che il tour parte da un luogo spiritualmente denso e ne sono contento. La spiritualità francescana rappresenta l’essenzialità, la mancanza di orpelli, quindi tanto meglio”.
Il cd “Evolution” pur proiettandosi avanti nel titolo parte comunque da una base, da qualcosa che si è costruito: è così?
“Giusto: per dire qualcosa che abbia un significato nel presente e che pretenda di scavalcare il futuro, è necessaria la comprensione del passato. Dal punto di vista strettamente musicale il riferimento è allo studio accademico densissimo e ai compositori che ho particolarmente amato come Beethoven, Stravinski, Wagner: da qui ho elaborato la mia visione del linguaggio sinfonico. In “Evolution” un’orchestra sinfonica classica conquista il presente sulla scia della grande tradizione classica con elementi nuovi tipici della contemporaneità come il ritmo e una certa struttura formale che rende attuale la musica eseguita”
Parli infatti di una Nuova Musica Classica Contemporanea: in che senso?
“Io sono un fanatico del presente e del futuro: non mi fermo a un’estatica contemplazione del passato e ho quasi la superbia seppur simpatica di inventare qualche cosa di nuovo facendo la scelta coraggiosa di abbandonare ogni ambito musicale prestabilito. Le ultime due categorie sono state la dodecafonia del ‘900 e l’egemonia americana del Minimalismo”.
In che cosa hanno peccato?
“Sono tecniche che hanno portato degli aspetti all’estremizzazione: la prima nella mancanza di un qualsiasi appiglio anche dal punto di vista dell’orecchio, la seconda nella ripetizione ossessiva di piccoli moduli. Ho voluto fare mie queste tecniche per poi abbandonarle e tornare a fare musica, e basta”.
In “Evolution” oltre che come compositore e pianista per la prima volta sei direttore d’orchestra: com’è andata?
“L’ho fatto con grande difficoltà: l’orchestra è un organismo complesso che offre una grande varietà di timbri. Se mi trovo davanti a un pianoforte solo la ripetizione mi annoierebbe, mentre con un’orchestra l’elemento della variazione timbrica rende possibile comunicare più cose e permette di dilatare un brano: “300 anelli”, per esempio, dura 17 minuti, ma mantiene sempre viva l’attenzione”.
Questo dal punto di vista strettamente musicale. Umanamente ha pure rappresentato un’uscita da te stesso verso l’altro e l’esterno?
“Senza dubbio e ha causato un ulteriore motivo di grande stress e ansia: col pianoforte so cosa tirare fuori e le mie dita sanno imprimere la pulsazione giusta. Davanti a un’orchestra devi coinvolgere le persone nelle tua idea musicale: accade però che l’altro mi sorprenda e possa concepire qualcosa di diverso da quello elaborato dalla mia mente”.
La variazione timbrica orchestrale di cui parlavi indica altresì la varietà del mondo e della sua lettura?
“Sì, una varietà dove però tutti vanno d’accordo: diciamo che la musica riesce laddove l’uomo non arriva. Ci sono delle esplosioni che alla fine si risolvono in una grande armonia, grazie all’apporto di ogni elemento”.
Ti dà fastidio quando ti si definisce un “fenomeno”?
“Dipende: se al termine fenomeno viene data la connotazione dell’essere passeggero mi dispiace; sono anni ormai che vengo tratteggiato come artista emergente. Non mi preoccupano le definizioni quanto il contenuto artistico. I fan mi vedono come un extraterrestre così come lo sono gli “alleviani” che ogni tanto pianificano una sana e pacifica invasione di un posto così com’è successo in piazza Duomo a Milano, dove mi sono esibito davanti a 50.000 persone”.
Qual è il tuo pubblico?
“È un pubblico di più età: ci sono bambini, ragazzini, appassionati del rock più duro e sfegatato e ne vado fiero; alcuni siti del metal mi hanno proprio adottato e in effetti il mio sogno nel cassetto è quello di imbracciare una chitarra elettrica, che io considero l’erede del violino di Paganini. Mi amano molto anche i gatti: una fan mi ha scritto che il suo Pipillo mi ascolta con grande attenzione, così anche i bimbi che devono ancora nascere si rilassano parecchio”.
Oggi che ruolo deve avere un compositore?
“Fino a poco tempo fa aveva perso il suo ruolo ed era uscito di scena: si pensava fosse quello che scrive musica per film. Il compositore puro è importante perché deve fornire una chiave di lettura del nostro tempo permettendo alle persone di viverlo in modo diretto, di entrare in contatto con le emozioni e sentirsi a casa e non estranei in questa società, facendo ricordare di avere delle ali che spesso la quotidianità ci fa dimenticare con cui l “Angelo ribelle” (il sesto brano del cd, ndr) spicca il volo”.
Hai accennato al brano “300 anelli” che tu stesso hai definito essere il più semplice e complesso allo stesso tempo: perché?
“La semplicità è complessità risolta. Quando passa attraverso la complessità risplende di bellezza infinita ed è lontanissima dalla banalità perché richiede a monte un lavoro durissimo: in questo consiste il risultato del brano”.
Parafrasando il titolo del tuo libro, non c’è mai un momento in cui non hai “La musica in testa”?
“Mai. Anzi, un momento c’è stato: alla fine della registrazione dell’album. Era come se per un attimo avessi trasferito tutta la musica che avevo in testa nell’orchestra, ma solo per pochi minuti”.
E la copertina di “Evolution”?
“L’ho fortemente voluta io così. La bacchetta da direttore d’orchestra divide in due parti il mio volto. La mano aperta è Giovanni pianista, quella chiusa è Giovanni compositore. Poi sotto l’occhio sinistro si nota un’evidente occhiaia che il fotografo avrebbe voluto ritoccare. Siccome la foto è stata scattata dopo i quattro forsennati giorni di registrazione ed ero consumato dal lavoro, ho voluto che rimanesse così a testimonianza di quanto sforzo ci sia dietro la composizione del disco”
- Giovanni Zambito
scritto da anthos, giugno 17, 2008 musica pop orchestrale...evviva.. 0_o scritto da michele, giugno 11, 2008 Allevi: bravo, bravo, bravo!!! |
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Le interviste, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito





Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank









.jpg)



